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non un solo giorno della memoria 27 gennaio, 2012

Posted by emmaci in pensieri sparsi, cinema, eventi.
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Da quando è stato istituito nel 2000 è nel Giorno della Memoria che si tende a concentrare la maggior parte delle commemorazioni riguardo alla Shoah. A dir la verità mi mette un po’ angoscia questa necessità di fissare una data – il 27 gennaio, giorno della liberazione di Auschwitz – che ci ricordi di ricordare, ci ricordi di non dimenticare, ci ricordi di divulgare, di parlarne, di andare un pochino più a fondo, di trattenere la memoria e non lasciarla andare come se non ci riguardasse più.

Vento di primavera (La Rafle)
Rose Bosch, 2010 

Anno 1942: il governo di Vichy accoglie la richiesta di Hitler di rastrellare gli ebrei di Parigi. Nella notte del 16 luglio, 13 mila persone furono deportate e segregate nel Vélo d’Hiver, in attesa di essere dirottate nei campi di concentramento francesi e poi avviate sui treni per l’Est.
Apparentemente ignaro della destinazione finale e dell’esistenza dei campi di sterminio, il generale Pétain insiste affinché i bambini rimasti nei campi seguano i genitori, già partiti per la Polonia.
Raccontato attraverso gli occhi di uno di questi bambini, il film riflette sul rapporto tra vittime e carnefici, che fino al giorno prima cantavano insieme liberté, égalité, fraternité, ma anche sul coraggio di molti parigini che tentarono di salvare i loro concittadini in pericolo: i pompieri che contravvennero agli ordini e dissetarono i detenuti con gli idranti, le prostitute che protessero i bambini, i parroci che inventarono nuove identità, gli idraulici del velodromo che fornirono documenti falsi, le infermiere che escogitarono travestimenti, qualche gendarme lucido che aprì la porta.

Non un capolavoro, anzi talvolta un po’ melodrammatico e didascalico, La Rafle ha il merito di divulgare uno fra i più oscuri episodi della storia della Francia, sul quale i governi hanno glissato per lungo tempo – è il primo film sull’argomento ed è uscito nel 2010.
La Rafle ci ricorda che l’Olocausto è un tema complesso di cui non conosciamo tutte le storie, e proprio per questo – nonostante sia stato un genocidio sistematico di portata mondiale – che non dobbiamo dimenticare anche quelli che gli sono succeduti, perpetrati alla luce di un tale abominio, e che non possiamo considerarlo come un avvenimento passato, come un capitolo chiuso.

Non un solo giorno della memoria. Non una sola memoria.

one shot A day – week #3 23 gennaio, 2012

Posted by emmaci in diario di bordo, fotografia, one shot A day, Torino è casa mia.
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15 gennaio | Voglia di scavalcare la siepe, a volte.


16 gennaio | Sembrava inverno vero, invece era una finta.


17 gennaio | Quinte, scenari e palcoscenici.


18 gennaio | Sempre gli stessi luoghi, ma ogni tanto cambiano.


19 gennaio | Sempre gli stessi luoghi, ma ogni tanto sorprendono.


20 gennaio | Shut down.


21 gennaio | Merry merry merry-go-round.

one shot A day – week #2 17 gennaio, 2012

Posted by emmaci in diario di bordo, fotografia, one shot A day.
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8 gennaio | Cantucci, tè e ottime letture.

9 gennaio | Di lunedì non sono che l’ombra di me stessa.

10 gennaio | Il 9 alle 9:00.

11 gennaio | Un super regalo!

12 gennaio |  Tappeti gelati.

13 gennaio | Questo è il mio albero di Natale, ed è così unconventional che ho deciso di tenerlo a oltranza.

14 gennaio | Scaldarsi.

one shot A day – week #1 10 gennaio, 2012

Posted by emmaci in diario di bordo, fotografia, one shot A day.
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Il secondo ottimo proposito dell’anno è che non passi una settimana senza post. Così inauguro un nuovo progetto: One shot A day. Una fotografia per ogni giorno, raccolte per settimane. Non è niente di originale, c’è chi l’ha già fatto; ad esempio Hei Astrid che ha questo blog carino carino e fa delle foto molto belle.
A me non interessa fare delle foto che siano sempre belle – per carità, mi piacerebbe assai! – ma la maggior parte di esse sarà presa con il cellulare e, attenzione, non con un iPhone con cui si possono fare tutti quegli effetti fighi! Voglio solo provare a documentare il mio 2012 con uno scatto per giorno. Vediamo poi che capita.

Un clic sulle foto per vederle più grandi.


1° gennaio | Good day sunshine and happy new year!


2 gennaio | Venaria Reale.


3 gennaio | A very tipical foggy morning. On the bus.


4 gennaio | Home sweet home.


5 gennaio | Biscotti e tè.


6 gennaio | La Peppa. Non il gatto, il gioco.


7 gennaio | Seafood chowder e barbera.

Chi si batte? 9 gennaio, 2012

Posted by emmaci in diario di bordo, paturnie, pensieri sparsi.
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Il primo post dell’anno solitamente è quello dei bilanci e dei propositi.
Stavo per scrivere che mi sarei trattenuta perché visto com’era andata a finire le ultime volte non mi sembrava che fosse stato un successo, ma invece – oh! – è stato un successo davvero.

Il 2011 per me è stato un anno molto importante: lavoro nuovo, casa nuova, vita nuova, e impresa nuova: una casa editrice, mica chiacchiere! E il 2012 proseguirà su questa scia, lo spero e mi impegnerò al massimo affinché sia così.

Quanto hai propositi specifici, ce n’è solo un su cui voglio insistere particolarmente e che metto per iscritto. Si tratta della mia tendenza a farmi scrupoli, a compiacere gli altri, mettere i desideri degli altri davanti ai miei, a temere la reazione delle persone. Tutto ciò a mio discapito, ovviamente. E se questo ha fatto di me una persona gentile, accomodante,, flessibile, etc etc, ecco, adesso basta: nel 2012 sarò ferma, egoista, pedante, insistente, noiosa, indipendente, combattiva e perseguirò i miei obiettivi come uno schiacciasassi, senza badare agli altri. Detto così pare un filo esagerato, me ne rendo conto, ma sono stufa di rimanerci male perché alla fine c’è gente che si è approfittata di questa mia disponibilità, anche in maniera recidiva.
Per cui, via il peli dalla lingua, e sotto a chi tocca. Chi si batte?

non c’è Santo Stefano senza cinema 30 dicembre, 2011

Posted by emmaci in a Emma piace..., cinema, diario di bordo, Torino è casa mia.
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L’appuntamento al cinema per  Santo Stefano è d’obbligo. Satolli, dopo una maratona enogastronomica di diversi giorni, si rotola al cinema nel tentativo di sostituire qualche pasto. Cosa che poi non accade, perché non si nega a nessuno un aperitivino per scaldarsi le ossa dopo la passeggiata pomeridiana.

Santo Stefano è piazza Castello. Le luci d’artista, il colossale presepe di Luzzati, il caffè Roberto e le sue boiserie – non possiamo permetterci un Baratti e Milano, purtroppo – la galleria Subalpina, le librerie antiquarie, il cinema Romano.

Andiamo a vedere Midnight in Paris.
Io l’ho già visto, più di un mese fa a Oxford. Lingua originale, senza sottotitoli. Avete presente un film di Woody Allen senza sottotitoli? Appunto. Ma è stata un’esperienza magnifica: un vecchio cinema, colonne in legno e frontone da tempio greco, botteghino all’esterno, sala piccola, velluti rossi, seggioline in legno, bar interno: proprio dentro alla sala! ti prendi la birra, il vino, il tè e lo porti al tuo posto. Fantastico.

Midnight in Paris
Woody Allen, 2011

Accetto senza remore di vederlo una seconda volta, per capire meglio quei due o tre(mila) passaggi che mi sono sfuggiti.
Paradossalmente natalizio questo film, nonostante sia ambientato in estate: la Ville Lumière incantata, le feste, i bistrot fumosi, le musiche di Cole Porter, hanno un non so che di natalizio. Un sogno.
Gil, moderno Cenerentolo su moderna carrozza, sale su una Peugeot d’epoca e finisce negli anni Venti, fra i suoi mentori letterari: Hemingway, i Fitzgerald e i loro amici, dei qualunque Picasso, Dalì, Man Ray, Buñuel, e così via. Ogni sera  a mezzanotte fugge dal suo deludente oggi e si rifugia in questo passato d’oro, conosciuto e quasi cristallizzato nella sua perfezione. E come in un circolo incontra Adriana – bella bella bellissima Marion Cotillard – insoddisfatta del proprio presente, che a sua volta sogna di vivere durante la Belle Époque.

C’è sempre un’epoca speciale a cui si anela, e che a nessuno piaccia la quotidianità è cosa nota. Purtroppo, anzi, per fortuna non si sfugge al proprio essere e, come Allen ci suggerisce, non si deve guardare al passato con nostalgia, ma cercare in esso nuovi stimoli per vivere più forte.

Che il vostro 2012 sia così, creativo e coraggioso.

questo Natale studio da yogi 22 dicembre, 2011

Posted by emmaci in pensieri sparsi.
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Meno tre a Natale e ho già tutti i regali. No, ecco, in realtà me ne mancano un paio, ma non importa. Quest’anno l’importante non è il cosa, ma il come, e anche il dove.
Insomma, sarà perché non se ne può più degli stessi banali regali, sarà perché abbiamo questa spada di Damocle che è la crisi che ci penzola sulla testa, sarà perché proprio ora mi sono messa a fare l’imprenditrice – ma che diavolo m’è venuto in mente?! Sarà quel che sarà, ma questa volta ho comprato solo a chilometri zero.

Me lo ero proposto e l’ho fatto – tranne una piccola cosina, ahimè, ma sull’elettronica non si può far altrimenti.
Non svelerò nulla, perché c’è gente che legge che è direttamente interessata, però l’ho fatto davvero: ho rifuggito i centri commerciali e i negozi di marca, ho speso molto meno e ho acquistato cose originali e pezzi unici. In realtà anche su internet: ci sono piccoli artigiani che creano oggetti che fanno commuovere tanto sono belli e ben fatti! Date un occhio su etsy.com per capire cosa intendo. E i libri, solo in piccole librerie, ovviamente, anzi solo in quelle dove siamo andati a portare i nostri, di libri…

La ripresa parte dal basso, parte dai piccoli gesti quotidiani di ognuno, dalle scelte di tutti i giorni. Ricerchiamo la decrescita, la consapevolezza e il valore delle nostre azioni – si vede che studio da yogi? Io mi impegno. Ed è il buonissimo proposito per il nuovo anno.

Buone feste.

feel like Hermione Granger* in Oxford town 9 dicembre, 2011

Posted by emmaci in around the world, fotografia.
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* Perché Hermione Granger è la mia preferita, mentre quell’Harry Potter è solo uno sciocco, arrogante e presuntuoso!

#leaveamessage 7 dicembre, 2011

Posted by emmaci in a Emma piace..., eventi.
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E come ribadisce Sara Giorgia: se le occasioni di festa non ci sono, bisogna andarsele a cercare! Ma allora, perché non diffonderle?!

Ed ecco che capita giusto a fagiolo l’iniziativa di Machedavvero.

Il 14 dicembre lasciamo un messaggio positivo da qualche parte, dove sappiamo che venga raccolto con altissima probabilità. Un messaggio qualunque, che sia carino, divertente, stupido o saggio, pieno di ammore e gioia, o anche solo una domanda, una proposta, una profezia. Spread good vibes!

Io lo farò! E comincio a pensarci adesso.

[Per tutti i dettagli, andate al post dedicato sul blog di Machedavvero.]

good vibes: ricetta 6 dicembre, 2011

Posted by emmaci in paturnie.
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Cestino il post che ho appena finito.
È inutile scrivere post tristi e seguire a testa bassa la spirale delle giornate no.

Bad vibrations. Combattiamole, e concentriamoci su una buona dose di good vibes.
Allora, preparare una tazzona di tè bollente con la miscela preferita: quella degli ultimi tempi è Lady Gray; tenere fra le mani qualcosa di caldissimo e profumato migliora l’umore, è assicurato.

Mettere su della musica. Qualunque. Nello specifico, organizzo una playlist di tango e musica francese: Raphaël Beau, Edith Piaf, Yann Tiersen.

Poi, dato che il monitor è l’unica finestra sul mondo in questi uffici bui, cercare un bel panorama, magari divertente come le chiavi di ricerca di Tegamini, che mi fanno sempre morire dal ridere, oppure incoraggiante e pieno di sapienza rock’n'roll come l’oroscopo di Mille occasioni di festa e del suo iPod dagli sbalorditivi poteri divinatori (cit).

Lanciare un sasso su un social network a caso – o contemporaneamente su tutti, tanto, geek come sono, li ho collegati fra loro – e vedere come reagiscono gli altri depressoni. Di sicuro ci sarà quello che proporrà di mollare tutto e andare ad allevare mucche in Val d’Aosta e produrre fontina. Con il risultato di spalancare il coperchio della mia golosità inestinguibile e lasciarmi in balia di una voglia di formaggio che no, proprio non posso permettermi.

Infine, scrivere un post che esorcizzi tutte le bad vibes, pubblicarlo senza ulteriori esitazioni – errori e sviste compresi -, spegnere il computer e andare a yoga.
Cià!

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