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Berlino 26 Novembre, 2009

Posted by emmaci in around the world.
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A chi vi arrivi per la prima volta in un grigio pomeriggio di novembre, la città può apparire scostante e ruvida. Le distanze sono dilatate, gli spostamenti a piedi sono ostacolati dall’aria fredda – quella che, se non hai un berretto di lana, ti congela anche i pensieri. Le case guardano il passante con aria un po’ trasandata, e – a dirla tutta – le strade non sono un granché pulite. L’odore rancido di fast food e patatine fritte ti assale non appena scendi dalla metropolitana. Il sole tramonta prima, e alle cinque è già buio pesto. Quando chiudono i negozi, in centro non si incontra più nessuno. Quasi c’è silenzio.

Ma Berlino non è una città da giudicare alla prima occhiata. Berlino vive negli interni. Nelle caffetterie, nei locali, nei ristoranti dal caldo soffocante. Nei musei scintillanti. Nei teatri. Nei laboratori artistici, nelle botteghe, nelle boutique alternative. Bisogna esplorare le zone lontane dai siti più turistici, specialmente quelle a nord di Alexander Platz: Prenzlauerberg, Schönhauser allee, Kastanienallee, Oranienburger strasse, Hackescher Markt; in questi quartieri si percepisce che Berlino è una città da vivere.
A far la sua parte c’è anche quell’efficienza e quello speciale senso civico tipico dei popoli dell’Europa del nord. Il trasporto pubblico è impeccabile sia di giorno, sia di notte. Si gira in tutta tranquillità, anche alle quattro del mattino. I minimarket sono aperti fino a tardi, oppure non chiudono mai.  Le strade sono fatte per le biciclette, e i marciapiedi per i ciechi. I vuoti degli alcolici – che i tedeschi tanto amano consumare in giro – vengono ordinatamente disposti attorno ai cestini dell’immondizia, in attesa che i barboni li raccolgano e li consegnino ai negozi in cambio di uno sconto sulla spesa.

Berlino, la si scopre poco a poco, e penetrandone la scorza se ne può vedere l’energia, la creatività, il calore. Non serve andare in chissà quali luoghi segreti, ma bastano cinque giorni per intravvedere che c’è tanto da scoprire; basta poco per innamorarsene e provare un desiderio irrefrenabile di tornare.

di nuovo in partenza 10 Novembre, 2009

Posted by emmaci in around the world, cose che capitano.
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Questa volta la meta è Berlino.

Un po’ inflazionata negli ultimi tempi: merito dei festeggiamenti e delle commemorazioni per il ventesimo anniversario della caduta del Muro, e merito di Ryanair che ha messo in vendita i biglietti a prezzi stracciati.

Avrei potuto svegliarmi prima, a dire il vero, visto che partiamo giovedì mattina… mi dareste qualche consiglio un po’ originale su cose da vedere e da fare?

Seduta stante 6 Novembre, 2009

Posted by emmaci in pensieri sparsi.
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A colazione.
In auto.
In studio.
A pranzo.
In studio.
In auto.
In riunione.
In auto.
A cena.
In auto.

Quando ci penso, mi sento male.

Bravo! 3 Novembre, 2009

Posted by emmaci in cose che capitano.
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Sono molto fiera di te.

Joe R. Lansdale: ancora, ancora. 1 Novembre, 2009

Posted by emmaci in libri.
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Perfettamente calzante.

L’impulso che coglie qualsiasi scrittore di noir (o giallo, o thriller) di casa nostra, dopo aver letto un romanzo come Il mambo degli orsi, credo sia quello di uscire in cerca di un bar e prendersi una sbronza. Non c’è niente da fare. Per quanto talentuosi, non si può combattere il rio destino che non ci ha fatti crescere in una nazione dove esistono cittadine come Grovetown, Ku Klux Klan e morti sospette. Dove si possono far perdere le proprie tracce tra un miglio e l’altro, aiutati dalla mancanza di carte di identità. Dove si può circolare con un bagagliaio ricolmo di armi senza appartenere alla criminalità organizzata.
Al confronto, qualsiasi romanzo ambientato nella Milano violenta e nella Bologna dei misteri sembra il giornalino della parrocchia, per quanti morti ammazzati ci si possa infilare.
Si tratterà di colonizzazione culturale, ma nessun carabiniere può reggere uno sceriffo razzista con l’orchite.

Joe R. Lansdale, in aggiunta, riesce a esaltare il sapore degli ingredienti che infila nei suoi romanzi, con due o tre trucchetti mica male.
Prima di tutto sa scrivere, mentre una buona fetta dei suoi conterranei, anche di quelli che fanno successo qui alla periferia dell’impero, sembrano possedere tutti la medesima mano, lo stesso senso del ritmo e della sintassi. Con un po’ d’orecchio, puoi immaginarti che aggettivo verrà utilizzato per descrivere la chioma di quel personaggio, quando ci sarà il cambio di scena, il trucco, il giro di vite. Con Lansdale no.
Poi, si capisce subito, ama i suoi personaggi, e riesce a infondere in loro il soffio della vita. Non c’è protagonista o comprimario che non salti fuori dalla pagina anche solo attraverso poche battute, come quelle del poliziotto costretto a non fumare se vuole continuare a scopare con sua moglie, o del cuoco che ha imparato a mimetizzarsi con lo sporco sul fondo.
Infine, maledizione, possiede il senso dell’umorismo.

È grazie a questo sapore che una trama “leggera” come quella di Il mambo degli orsi si trasforma in un romanzo che rimane nella memoria. Hap e Leonard, vanno in cerca di una donna scomparsa, si scontrano con un intero paese che vorrebbe vederli impiccati, prendono un sacco di legnate, tornano e più o meno vincono. Sembra quella di un vecchio western, soprattutto nelle scene di rissa nel saloon, è già letta, vista e stravista. Era solo leggermente più complessa quella del precedente Mucho Mojo, sempre con gli stessi protagonisti. Eppure alla fine del romanzo, ci si rende conto di come la trama sia stata veramente solo il supporto di una costruzione molto più complessa e affascinante.

Sandrone Dazieri, Una lettura di Joe R. Lansdale,
in Joe R. Lansdale, Il mambo degli orsi, Einaudi, Torino 2004

Personali perversioni 30 Ottobre, 2009

Posted by emmaci in a Emma piace....
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Quel brivido atteso dagli occhi,
attraversa le orecchie,
scende dalla nuca lungo ogni vertebra,
pervade gli arti, le dita, i polpastrelli.
E poi il profumo;
quando apro con le forbici un pacchetto di caffé.

piccole sfide quotidiane 26 Ottobre, 2009

Posted by emmaci in cose che capitano.
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Dopo cinque settimane di lavoro in studio, ho finalmente imparato

quale sia il verso delle porte, così almeno smetto di sbatterci il naso contro;

che quell’interruttore accende la luce e non apre il portoncino, anche se certe volte serve accendere la luce e non aprire la porta;

come si usa il forno a microonde e come costruire improbabili castelli di contenitori per fare più in fretta;

che in uno studio a maggioranza maschile la carta igienica si trova alle mie spalle e non è misteriosamente sparita;

a evitare le pantegane che attraversano la strada;

a sopportare i bambini rom che mi tirano i gavettoni quando passo in auto;

che devo smettere di farmi domande sul perché nel parcheggio del campo nomadi ci sia una Ferrari.

La prossima volta 22 Ottobre, 2009

Posted by emmaci in pensieri sparsi.
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aran

La prossima volta rinasco gatto.

venticinque – capitolo 3 17 Ottobre, 2009

Posted by emmaci in cose che capitano, piemontesi, ristoranti.
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L’orribile gasteropode.

La festa è continuata anche domenica a pranzo; perché – come dice mia madre – Andrea ha capito che il miglior modo per assicurarsi la benevolenza del mio cuore è quello di nutrire a sufficienza il mio stomaco… E dunque, lui e gli altri amici hanno organizzato per me un pranzo a sorpresa in un agriturismo nell’astigiano.

Al Le Chiocciole di Roatto si mangiano lumache. A me le lumache piacciono tantissimo; e i miei cari amici lo sanno, tanto che mi hanno portata lì pur essendo io l’unica consumatrice di molluschi gasteropodi. Mi hanno messo un bel bavaglino giallo e via con le portate: lumache in umido con i fagioli, spiedini di lumache in pastella, tagliolini al ragout di lumache, lumache in guscio con gran sugo premiato. Non è che tutti gli altri siano rimasti a guardarmi schifati e digiuni: per loro menu piemontese, più tradizionale, ma altrettanto buono.
Alla fine la signora ha portato una ciotola assaggio di lumache per tutti e qualche temerario ha provato e persino gradito!

venticinque – capitolo 2 15 Ottobre, 2009

Posted by emmaci in cose che capitano.
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Surprise!

Una volta riportati i nonni a casa, io e Andrea siamo andati a fare un giro al Quadrilatero per vedere qualche amico e bere qualcosa.
Verso l’una, ma anche prima, Andrea ha cominciato a dar segni di sonnolenza e ha cominciato a tirarmi per la manica implorandomi di tornare a casa… Io mi sono quasi innervosita: possibile che la sera del mio compleanno ti debba venir sonno presto? Anche gli altri, però, sembravano un po’ assonnati e dunque mi sono dovuta adeguare. Un po’ riluttante, ma cercando di sembrare comunque contenta, sono salita in macchina.

E: “Àmor, dove stai andando? Come mai giri di qua?”
A: “Ah, niente, facciamo una piccola deviazione.”
E: “Deviazione? Che deviazione?

Andrea parcheggia davanti alle Porte Palatine.

A: “Ci sediamo qui, così ti do i regali. Il parco è carino, no?
E: “: )”

Ma dal bagagliaio escono due valigie.

E: “O_O”
A: “E adesso cerca di fare un’espressione vip, ché questo è un hotel chic!

Infatti: dove mai avete visto uno specchio riscaldato per evitare che si appanni?!