Yes Man 15 Gennaio, 2009
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Yes Man è il nuovo film comico con Jim Carrey, che torna in gran forma. Nonostante non sia il genere di film che preferisco, ho deciso di andare a vederlo dopo averne sentito parlare in toni entusiastici nella trasmissione Hollywood Party su Radio 3.
Carl Allen, ancora dopo tre anni dal fallimento del suo matrimonio, si chiude in se stesso, dice di no agli amici e alle occasioni per svagarsi, in un circolo vizioso che lo affonda sempre più. Finché, grazie al casuale incontro con un amico, partecipa alla convention degli Yes Man, dove il guru – in una parodia delle sette new age americane – lo convince a fare un patto con se stesso: rinunciare al no, e dire sempre sì. Grazie a questo input, la vita di Carl si trasforma in qualcosa di magico, e ritrova energia ed entusiasmo: prende lezioni di coreano e di volo, si prodiga per i senzatetto, partecipa alle feste del capo, e – finalmente – trova l’amore. Ma dire sempre sì porterà solo positività? Tutte situazioni comiche guidate dalle capacità di Jim Carrey, che suscita divertimento non solo quando usa lo scotch per storcersi la faccia.
winter time n.1 13 Gennaio, 2009
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Miyako 12 Gennaio, 2009
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MIYAKO, cinese e giapponese – via XX settembre 49, Torino
Incuriositi dalla recensione di un amico, scegliamo un sabato sera di qualche settimana fa per andare a provarlo.
Prenotiamo per cenare in seconda serata – h. 22.45 – ma non siamo i soli: altri quattro tavoli pieni ci fanno compagnia. L’idea è ordinare sushi-all-you-can-eat (20€ circa) ed è quel che facciamo dopo aver comunque sfogliato il menu, che offre anche altre specialità giapponesi e i soliti piatti cinesi (perché, bisogna ricordare, che anche qui i cuochi non sono giapponesi!). Ci arriva un antipastino, un temaki ossia un cono d’alga ripieno, e poi una super barca di sushi e roll: tutto molto buono, a parte i roll con la tempura e l’avocado (scopro sul web che si chiamano uramaki) che personalmente non ho apprezzato, li ho trovati un po’ pesanti. Non ricordo esattamente quanti pezzi ci fossero, mi pare cinque per ogni tipo di pesce, quattro futomaki (i roll più classici) e sei uramaki. Il pesce per i nigiri era ottimo: salmone, tonno, pesce bianco, gambero e calamaro. Già un po’ pieni, ma non ancora saturi, decidiamo di sfruttare l’all-you-can-eat e ordiniamo un’altra barca, più piccola questa volta. La valutazione finale è più che positiva: sicuramente non è un posto chic come il Kiki, ma il sushi è di qualità. E mi associo a L. nel dire che il wasabi del Miyako è eccezionale!
Cosa butti?? 11 Gennaio, 2009
Posted by emmaci in pensieri sparsi.add a comment
Ieri pomeriggio, presa da un raptus di pulizia piuttosto raro per me, ho deciso di aprire quel cassone che sta sotto il mio letto e ne ricalca le dimensioni. Da quanto non ci guardavo dentro? Anni sicuramente, anche se ho continuato a buttarci dentro cose fino all’altra settimana, a causa della mia personale attitudine al cosa-butti-?! che mi impedisce di liberarmi delle cose più inutili.
Ebbene, che cos’è saltato fuori? Innanzitutto biglietti, di ogni genere e per ogni occasione (auguri di compleanno e di Natale, bigliettini passati sotto i banchi a scuola, cartoline e lettere, anche di persone conosciute un’estate a cui avevo promesso di scrivere e il cui nome ora non mi dice assolutamente nulla); e poi scatole (anche vuote!); ciondoli, braccialetti e collanine (quelli fatti da me o da Elisa, quelli trovati nelle uova di Pasqua e nei giornalini, quelli regalati da persone che non voglio ricordare); spartiti di quando ancora suonavo e riviste di musica (RockSound sopra a tutte, grazie al quale ho scoperto un sacco di artisti); il Lego (il castello medievale e il fortino del far west); la tombola geografica (probabilmente del babbo); regali strampalati tra i quali spicca l’orologio che prende l’elettricità dalla frutta; una collezione di diari segreti scritti solo a metà; una marea di fotografie (fortunatamente sistemate durante un altro raptus di pulizia); bloc notes e quaderni mezzi vuoti, e quelli vuoti del tutto perché troppo belli per essere usati; giochi vari (la pulce, dei dadi minuscoli, i gettoni di cartone del pog ereditati da qualcuno); i luminelli, pupazzetti fluorescenti che venivano a dormire con me quando ero piccola; mazzi di carte e doppioni di figurine; un Asterix da ricamare (quando la nonna in vacanza ha provato ad insegnarmi il puntocroce); il microscopio (della mamma?) e svariate boccettine con il frutto degli esperimenti (anche la pallina di mercurio uscita da un termometro rotto); minerali (la collezione di cui andavo tanto fiera); una scatola piena di conchiglie ed un sacchetto di sabbia danese; un sacchettino di 5, 10, 20 lire italiane; e per concludere la mia collezione di sottobicchieri e di etichette di birra.
Poi mi sono fatta coraggio e ho scelto le cose da buttare, quelle da dar via e quelle da inscatolare e portare in soffitta. Tante cose che mi aspettavo di trovare e tante di cui avevo rimosso l’esistenza, in un piccolo tour negli anni passati.
Bilanci di fine anno 7 Gennaio, 2009
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Lungi da me fare un bilancio generale del 2008: mi sembra complicato ed eccessivo; mi piace, però, l’idea di farne uno delle letture dell’anno passato.
Sono sempre stata una lettrice dal ritmo abbastanza sostenuto, ma quest’anno ho proprio messo una marcia in più e ho divorato un sacco libri, 30 per la precisione, che mi sembra un onorevole traguardo. Tutto questo grazie ad aNobii, che è meglio di una biblioteca reale: è più facile da esplorare e c’è un confronto immediato con le opinioni degli altri lettori. Ebbene, grazie ad aNobii ho scoperto una marea di autori e titoli, tanto che adesso la mia wishlist ospita libri per una quantità pari alla metà di quelli letti in tutta la mia vita…
Tre, fra i suddetti 30, sono si sono piazzati tra i miei preferiti in assoluto: Suite Francese di Irène Némirovsky, La storia dell’amore di Nicole Krauss, Espiazione di Ian MacEwan. Tre in un anno è notevole, non trovate?
Poi ho scoperto altri autori che mi sono piaciuti molto: Alan Bennett con La sovrana lettrice, Haruki Murakami con Norwegian Wood, Alexander McCall Smith con Scarpe azzurre e felicità e le altre storie della signora Ramotswe, Jonathan Safran Foer con Molto forte incerdibilmente vicino, Alessandro Baricco con Novecento e Paul Auster con Follie di Brooklyn.
Romanzi che non mi siano piaciuti? Beh, a parte Sulla strada di Jack Kerouac che ho proprio abbandonato – come ho scritto qualche tempo fa – altri titoli sono Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino (che parte dalla bellissima idea di creare le storie con le carte, ma poi i racconti sono un po’ pesanti), Il vangelo secondo Gesù Cristo di José Saramago (perché non riuscita ad abituarmi allo stile particolarissimo fatto di paragrafi lunghi regolati solo da virgole e senza virgolette che introducano i dialoghi) e Circolo chiuso di Jonathan Coe (che mi è parso un po’ insipido rispetto ad altri suoi lavori).
Ed ora mi accingo a scegliere un nuovo romanzo dalla mia infinita wishlist.
teatro d’inverno 5 Gennaio, 2009
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Una cosa che mi piace – ma che non faccio abbastanza spesso – è andare a teatro. Ancora di più mi piace andare a teatro nei pomeriggi d’inverno, durante le feste natalizie, ché tanto viene buio presto e fa freddo.
Non so perché, ma il teatro mi dà l’idea di una cosa magica: è un cinema dal vivo. La scenografia è pressoché statica, non ci sono ciak successivi che permettano all’attore di riprovare, non ci sono effetti speciali: è più “teatrale”, non so come dire, più “artificiale”, e per questo a me sembra una cosa magica. Poi quando gli attori scendono dal palco per interagire con il pubblico, o per utilizzare scalinate e corridoi ad un palmo dal mio naso, ah! è fantastico.
E sono stata contenta quando Andrea mi ha proposto di andare a teatro un pomeriggio della scorsa settimana.
straCOLLEGHI, al Teatro Gioiello di Torino fino al 25 gennaio.
È una brillante commedia comica che ha luogo in un ufficio non meglio specificato, nel quale troviamo cinque colleghi variamente assortiti: la maniaca di fitness sempre alla moda grazie alle riviste patinate ma un po’ tonta, la stakanovista acida e rotondetta, l’integerrimo con una bella famiglia felice, il nevrotico dalle mille amanti, lo spiritoso ritardatario ed innamorato. Un’ironica parodia della vita d’ufficio sceneggiata dalla misteriosa Vera Matthews, che risponde ai giornalisti solo tramite mail, e che da alcuni anni mette in scena al Gioiello commedie che sono state molto apprezzate dal pubblico e dalla critica.
E poi – ciliegina sulla torta di un pomeriggio divertente – grazie ad una sorta di tombola che coinvolge il pubblico durante lo spettacolo, abbiamo vinto due biglietti per andare, fra qualche settimana, a vedere Trappola per Topi!






