Personali perversioni 30 Ottobre, 2009
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Quel brivido atteso dagli occhi,
attraversa le orecchie,
scende dalla nuca lungo ogni vertebra,
pervade gli arti, le dita, i polpastrelli.
E poi il profumo;
quando apro con le forbici un pacchetto di caffé.
piccole sfide quotidiane 26 Ottobre, 2009
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Dopo cinque settimane di lavoro in studio, ho finalmente imparato
quale sia il verso delle porte, così almeno smetto di sbatterci il naso contro;
che quell’interruttore accende la luce e non apre il portoncino, anche se certe volte serve accendere la luce e non aprire la porta;
come si usa il forno a microonde e come costruire improbabili castelli di contenitori per fare più in fretta;
che in uno studio a maggioranza maschile la carta igienica si trova alle mie spalle e non è misteriosamente sparita;
a evitare le pantegane che attraversano la strada;
a sopportare i bambini rom che mi tirano i gavettoni quando passo in auto;
che devo smettere di farmi domande sul perché nel parcheggio del campo nomadi ci sia una Ferrari.
La prossima volta 22 Ottobre, 2009
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La prossima volta rinasco gatto.
venticinque – capitolo 3 17 Ottobre, 2009
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L’orribile gasteropode.
La festa è continuata anche domenica a pranzo; perché – come dice mia madre – Andrea ha capito che il miglior modo per assicurarsi la benevolenza del mio cuore è quello di nutrire a sufficienza il mio stomaco… E dunque, lui e gli altri amici hanno organizzato per me un pranzo a sorpresa in un agriturismo nell’astigiano.
Al Le Chiocciole di Roatto si mangiano lumache. A me le lumache piacciono tantissimo; e i miei cari amici lo sanno, tanto che mi hanno portata lì pur essendo io l’unica consumatrice di molluschi gasteropodi. Mi hanno messo un bel bavaglino giallo e via con le portate: lumache in umido con i fagioli, spiedini di lumache in pastella, tagliolini al ragout di lumache, lumache in guscio con gran sugo premiato. Non è che tutti gli altri siano rimasti a guardarmi schifati e digiuni: per loro menu piemontese, più tradizionale, ma altrettanto buono.
Alla fine la signora ha portato una ciotola assaggio di lumache per tutti e qualche temerario ha provato e persino gradito!
venticinque – capitolo 2 15 Ottobre, 2009
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Surprise!
Una volta riportati i nonni a casa, io e Andrea siamo andati a fare un giro al Quadrilatero per vedere qualche amico e bere qualcosa.
Verso l’una, ma anche prima, Andrea ha cominciato a dar segni di sonnolenza e ha cominciato a tirarmi per la manica implorandomi di tornare a casa… Io mi sono quasi innervosita: possibile che la sera del mio compleanno ti debba venir sonno presto? Anche gli altri, però, sembravano un po’ assonnati e dunque mi sono dovuta adeguare. Un po’ riluttante, ma cercando di sembrare comunque contenta, sono salita in macchina.
E: “Àmor, dove stai andando? Come mai giri di qua?”
A: “Ah, niente, facciamo una piccola deviazione.”
E: “Deviazione? Che deviazione?“
Andrea parcheggia davanti alle Porte Palatine.
A: “Ci sediamo qui, così ti do i regali. Il parco è carino, no?“
E: “: )”
Ma dal bagagliaio escono due valigie.
E: “O_O”
A: “E adesso cerca di fare un’espressione vip, ché questo è un hotel chic!“
Infatti: dove mai avete visto uno specchio riscaldato per evitare che si appanni?!
venticinque – capitolo 1 12 Ottobre, 2009
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Nonni e giapponesi
Per la sera del mio compleanno non era prevista nessuna festa specialissima. Io e mia sorella avevamo voglia di giapponese e, già da tempo, avevamo organizzato una cena con genitori e rispettivi fidanzati al ristorante Wasabi di Torino (uno dei pochi dove il cuoco è giapponese sul serio); poi – un po’ per stare insieme, un po’ per ridere e un po’ per sfatare vecchi pregiudizi – abbiamo invitato anche i nonni: Rita, 85, e Pinin, 91. Inizialmente hanno fatto un sacco di storie: «No! Non ci veniamo! Non vogliamo mangiare insetti! Riso e pesce, dite? Eh, ma chissà come li preparano?! Perché ci volete fare questo?»; insomma, sembrava proprio che non volessero partecipare, quando per le dentature anziane non c’è niente di più morbido del riso e del pesce… Con questo argomento, dopo la scenata iniziale, si sono fatti convincere, e così, alle ore 20 del 10 ottobre eravamo tutti seduti, impegnati a sfogliare – da destra a sinistra – il menu, per cercare qualcosa che piacesse loro. Dopo lunghe indecisioni, perché ai nonni il pesce crudo fa sgiai, hanno ordinato anguilla arrosto con salsa di miso, salmone alla griglia e riso; noi altri, invece, abbiamo banalmente scelto zuppa di miso, insalata di alghe saltate, tempura, sushi e sashimi in magna quantitate. E poi, i dolci: musipan e nagasaki con gelato gusto té verde, soia rossa, sesamo nero. Tutto molto buono, servito in un’ambientazione molto autentica da cameriere in kimono.
Alla fine i nonni erano entusiasti, ed io ero molto contenta perché ci tenevo.
Rabbrividiamo 9 Ottobre, 2009
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Al lavoro mi è arrivata una mail costituita da una sola frase: soggetto + verbo + complemento oggetto.
Verbo avere, modo indicativo, tempo presente, terza persona singolare.
Senz’acca.
Mi rifiuto di dare a costui il beneficio del dubbio.
Osteria Mezzaluna 7 Ottobre, 2009
Posted by emmaci in ristoranti.2 comments
OSTERIA MEZZALUNA, mediterraneo – via Bertola 57, Torino
Questo piccolo ristorante dalla bella scenografia colorata tratta bene i suoi clienti. Il menu è ricco e spazia dalla cucina tradizionale ligure a quella siciliana risalendo tutta la costa tirrenica e concedendosi una capatina in Puglia e in Sardegna.
Per 20€ – ben spesi, direi – si può prendere il menu degustazione che è un po’ il sunto dell’intera offerta: pinzimonio con salsine di frantoio (altrimenti detto doi povron bagnà ‘nt l’oli), quattro assaggi tra bruschette e crostoni, gran tagliere di salumi e formaggi, primo a scelta; acqua a volontà, perché – come ci tengono a sottolineare – è quella del sindaco, filtrata. Buono tutto; anche se ci si sazia decisamente ben prima del piatto di pasta.
Chicca finale: caffé della moka.
Le dodici domande 1 Ottobre, 2009
Posted by emmaci in libri.add a comment
Dopo aver sostato a lungo nella mia wishlist, il romanzo di Vikas Swarup è finalmente approdato sul mio comodino.
Per intenderci, Le dodici domande è il libro da cui è stato tratto The Millionaire; altro caso in cui mi avvicino ad un romanzo perché il film mi è piaciuto molto (il contrario tendo a non farlo, a meno che non ci siano delle garanzie).
E poi mi sono trovata spiazzata: la trasposizione cinematografica è tutt’altra cosa rispetto al libro! In pratica, ecco cos’è successo: il nostro amico regista Danny Boyle ha preso in prestito la cornice – quella dell’incredibile performance al quiz televisivo e del parallelismo tra le domande e la vita movimentata di un ragazzo delle baraccopoli – e ha inventato un contenuto tutto suo, stravolgendo l’originale che di fiabesco ha ben poco.
La storia di Vikas Swarup è molto più complessa: Ram Mohammed Thomas – questo è il nome del suo protagonista – è un orfano cresciuto da un pastore protestante inglese; da quando lascia la chiesa, si trova sempre costretto a fuggire da una situazione scomoda ad un’altra. Da solo, però. Salim esiste, ma non è il fratello e ha un ruolo molto meno importante. Latika, invece, non esiste proprio. Pertanto, la ragione che spinge Ram a partecipare al quiz non è ritrovare l’amata. E tutti diversi dal film sono anche i guai in cui Ram si trova invischiato dall’inizio alla fine. Che dire poi della presenza di un avvocato? E che importanza mai avrà il personaggio del conduttore televisivo? Beh, è tutta un’altra storia; non cercate le risposte in The Millionaire.
Con questo non voglio dire che il film sia brutto dopo averne fatto una recensione entusiastica a gennaio. The Millionaire ha una fotografia che Vikas Swarup non è in grado di trasmettere con la sua scrittura – anche perché manca un glossario di termini hindi, il cui significato viene dato per scontato, e così molte immagini si perdono. Certo è che Danny Boyle ha messo in piedi una sceneggiatura alla Hollywood, mentre Swarup mantiene i dodici racconti su un piano vagamente più verosimile. Ma alla fine il film integra il libro e viceversa; e in questo viaggio vorticoso viene fuori con forza quell’India dove la povertà è una realtà quotidiana.






