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Soffocare 21 Maggio, 2009

Posted by emmaci in cinema.
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soffocareBasato sul romanzo di Chuck Palahniuk – che con un nome così non poteva scrivere altro che libri strani- il film non manca d’essere divertente e assurdo.

Victor, sessuomane e figurante in un parco a tema coloniale, finge di soffocare sistematicamente al ristorante per farsi adottare finanziariamente dall’eroe di turno (scelto con con accuratezza in base al portafogli) per poter pagare la permanenza della madre all’ospedale psichiatrico.

Palahniuk ha scelto questo scenario per dipanare la sua trama, tra sedute di terapia di gruppo, amici sessuomani, vecchie rimambite e personaggi in costume, ed il regista, l’esordiente Clark Gregg, delega totalmente alla sceneggiatura la riuscita del suo film. Certo gli attori sono bravi; anzi, Anjelica Houston è brillante nell’interpretare la madre, sia nelle scene in cui è malata in ospedale, sia nei flashback che ci raccontano i modi originali con cui cercava di educare il figlio; ma anche l’interprete di Victor, Sam Rockwell, è adatto e riesce bene. Tuttavia il film manca di qualcosa, forse proprio della regia: il romanzo di Palahniuk ha sicuramente più forza.

Io non mi spiego il perché… 15 Maggio, 2009

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Che – L’argentino 26 Aprile, 2009

Posted by emmaci in cinema.
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che-largentinoÈ il 1956 quando Ernesto Guevara, medico argentino, si imbarca alla volta di Cuba con il giovane avvocato Fidel Castro e altri guerriglieri determinati a liberarla con una rivoluzione dalla dittatura di Fulgencio Batista. Sbarcato sull’isola, il Che combatte con la sua colonna nella foresta tropicale della Sierra Maestra fino a raggiungere Santa Clara, conquistata con una coraggiosa battaglia prima di raggiungere L’Avana.

Tre sono i piani temporali che vengono magistralmente alternati: l’incontro con Castro a Città del Messico caratterizzato da una fotografia color seppia; la rivoluzione, filmata con nitidezza per esaltare sia le scene d’azione, sia i magnifici paesaggi; le immagini del 1964 a New York in occasione del suo discorso alle Nazioni Unite, in bianco e nero, quasi si trattasse di un filmato dell’epoca.

Nel primo atto del suo lungo film (la seconda parte non si farà attendere molto, per fortuna), Steven Sodebergh si affida ai diari autobiografici del Che per raccontare con taglio documentaristico le imprese cubane del comandante Guevara – un perfetto Benicio Del Toro, vincitore al Festival di Cannes per questa interpretazione – senza lascarsi tentare dai toni gloriosi che ne hanno fatto un’icona: da un lato è leader carismatico immensamente fedele ai suoi ideali rivoluzionari, dall’altro è umano, tormentato dall’asma; un personaggio influente, pieno di punti oscuri e debolezze. Chi sia stato davvero Guevara è una questione che il cinema sicuramente non risolve; tuttavia, quello del film di Soderbergh è un tentativo, decisamente riuscito, di renderci partecipi della sua avventura personale e storica.

I mostri oggi 29 Marzo, 2009

Posted by emmaci in cinema.
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Una sera piovosa è adattissima per andare al cinema, sfortunatamente capita in un periodo in cui di bei film da vedere proprio non ce n’è. Presi bene comunque all’idea del cinema, scegliamo fra i film che ci sembrano meno peggio e, alla fine, decidiamo di dare una possibilità a I mostri oggi; sappiamo benissimo che non avrà nulla a che vedere con I mostri di Gassman e Tognazzi, ma gli attori – Abatantuono, Bisio, Marcoré e la Finocchiaro – ci piacciono e contiamo sulla loro interpretazione. Benché bravi anche in questo frangente, non c’è interpretazione che tenga, perché i sedici episodi che costituiscono il film sono inconsistenti e, al massimo, strappano qualche risata (ben poche, a dire il vero).
E così, brutta serata complice la cattiva digestione, o cattiva digestione complice il brutto film?

Gran Torino 16 Marzo, 2009

Posted by emmaci in cinema.
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gran-torinoWalt Kowalski, veterano della guerra in Korea, è appena rimasto vedovo e si ritrova solo: chiuso e scorbutico viene schivato dai figli con cui non ha mai avuto un vero rapporto; le sue uniche passioni sono la birra, il suo cane Daisy e la sua Gran Torino, montata personalmente quand’era operaio alla Ford.  Da xenofobo custode del proprio giardino, Kowalski esce dal proprio isolamento grazie all’amicizia dei suoi vicini di casa, Thao e Su, fratello e sorella di etnia Hmong: ne diventa il difensore quando i due finiscono nel mirino di una gang locale e fa della formazione del più giovane, Thao, lo scopo delle sue giornate, affinché il ragazzo diventi un vero uomo.
Clint Eastwood torna cowboy, e con l’espressione ingrugnita presta il volto a questo fantastico personaggio che è un po’ la sintesi ed il simbolo del mondo conservatore che intorno a lui, nel suo quartiere, sta per scomparire.
Il film è molto bello, ma spiazza un po’: all’inizio è anche divertente e si ride alle prese in giro indirizzate agli asiatici, poi improvvisamente il registro cambia ed il dramma invade la pellicola.

L’ultima opera di Clint Eastwood è toccante e intrisa di questioni sui cui si dovrebbe riflettere nella vita di tutti i giorni: il problema degli anziani (indipendenza o ospizio?) e il rapporto con i figli diventati adulti; oppure: quanto ci sembrano strane le tradizioni delle altre genti viste da fuori, semplicemente a causa dei nostri preconcetti? E ancora: l’effetto della giustizia fai-da-te e lo spirito di sacrificio. Infine, la religione (sono acuti gli scambi di battute tra Walt Kowalski e padre Janovich).

Si vocifera che sia la sua ultima interpretazione, se così fosse, rimarranno impressi il grugnito e la mano che mima la pistola.

Il curioso caso di Benjamin Button 23 Febbraio, 2009

Posted by emmaci in cinema.
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il-curioso-caso-di-benjamin-buttonL’ho atteso, sospirato, desiderato, e alla fine non mi ha deluso. Certo, poteva essere ancora meglio.

La vita scorre all’indietro, per Benjamin Button. Nel giorno della fine della Grande Guerra, per un inspiegabile scherzo del destino, lui nasce già vecchio: un uomo dall’apparente età di ottant’anni dentro una culla. E poi comincia a ringiovanire, muovendosi controcorrente rispetto agli altri – con il corpo – ma con la consapevolezza agghiacciante di chi compie un percorso normale.

Sono fondamentali le differenze tra il racconto che Francis Scott Fitzgerald scrisse nel 1922: trasponendolo nello spazio (da Baltimora a New Orleans) e nel tempo (dal 1860 al 1918), il regista David Fichner coglie l’occasione per raccontare il Novecento americano attraverso le vicende del protagonista, in una cornice e con un approccio ben lontani da quelli del racconto originale. In realtà ha proprio un’altra trama.
È una bella favola, quella che Fichner ci propone, una storia più romantica che bizzarra, più attenta all’aspetto sentimentale che non a quello sociale: cosa pensa la gente di questo strano personaggio? Non si sa; e ci sono molti temi che avrebbero potuti essere approfonditi.

Malgrado tutto ciò, è un eccellente lavoro di trucco, fotografia, regia, interpretazione: tutta un’altra storia, ma un bellissimo film.

Revolutionary Road 16 Febbraio, 2009

Posted by emmaci in cinema, libri.
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revolutionary-roadAffascinante e agghiacciante storia interpretata dalla coppia Leonardo di Caprio-Kate Winslet e diretta dal marito di lei Sam Mendes che, a dieci anni di distanza dallo splendido American Beauty, torna a trattare il tema dell’amore infelice nella famiglia apprentemente solida, con la scelta di portare sul grande schermo il romanzo omonimo di Richard Yates.

Nel Connecticut, Frank e April Wheeler vivono una vita “normale” sotto l’ala protettrice del conformismo: una casetta bianca nel sobborgo di una grande città, due figli, un’automobile, un lavoro per lui, la cura della casa per lei; la coppia si ritrova intrappolata in una quotidianità che detesta, ma di cui non può fare a meno.  Dietro l’ostentata felicità e perfezione della vita che conducono, si cela invece la solitudine e l’insoddisfazione dei giovani coniugi che sono il simbolo della crisi dell’individuo nella società – quest’ultima presentata in modo emblematico grazie ai colori, gli oggetti, i toni e i bigottismi anni ‘50 dell’America più conservatrice e moralista. La tensione è palpabile e ci si aspetta l’esplosione da un momento all’altro, ma le giornate passano ordinarie nella loro menzogna, inganni, debolezze, fino a culminare nella tragedia finale.

Tema usuale per Richard Yates; poco tempo fa ho letto un altro dei suoi romanzi, Easter Parade, e sono molti gli elementi che ricorrono: donne infelici, relazioni fallimentari, malattie mentali. Proprio la figura del matto, anche in Revolutionary Road, è alla fine l’unico “sano” in una società malata, portatore di verità e sensibile lettore dell’animo.

Gli interpreti sono perfetti: sperimentati per la prima volta in Titanic, sono ormai attori maturi e capaci di dar vita a personaggi così combattuti e intensi come i coniugi Wheeler.

Ex 7 Febbraio, 2009

Posted by emmaci in cinema.
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Ci sono sei coppie; o meglio, c’erano una volta sei coppie felici, ma adesso sono scoppiate o stanno per farlo. Questa non è una storia, sono tante piccole storie i cui protagonisti si intrecciano in un tourbillon sorprendente: c’è l’ex che non si arrende, c’è quello che si strugge, c’è quello che si fa prete, c’è quello che ancora non è ex ma teme di diventarlo e quello che invece lo vorrebbe perché dopo anni di matrimonio crede che la soluzione sia fuggire alla velocità della luce dalla moglie.

È una commedia romantica ben interpretata e girata con cura (non male la fotografia), anche se – a dirla tutta – non esiste una vera e propria trama, il film si costruisce piuttosto sulla bravura del cast: Claudio Bisio, Silvio Orlando, Alessandro Gassman, Fabio De Luigi, Gian Marco Tognazzi, Flavio Insinna, Elena Sofia Ricci, Cristina Capotondi, Anna Signoris, Claudia Gerini sono gli attori a cui è dato il compito di reggere questo intreccio dinamico, comico, romantico e riflessivo al tempo stesso. I dialoghi sono brillanti e ben studiati, mentre la colonna sonora risulta poco incisiva – peccato avrebbe potuto dare qualcosa in più.

Milk 31 Gennaio, 2009

Posted by emmaci in cinema.
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milkHarvey Milk vive a New York, ha quasi quarant’anni e fino ad ora ha nascosto la propria omosessualità: i gay, nei primi anni 70, sono ancora considerati dei malati, dei deviati pericolosi e vengono apertamente perseguitati, picchiati, arrestati. La sera del suo compleanno conosce e si innamora di Scott Smith ed insieme a lui coltiva sogni d’amore ed emancipazione; i due si trasferiscono nel quartiere di Castro a San Francisco, un’isola di relativa tranquillità per gli omosessuali d’America. Ed eccoli aprire un negozio di fotografia che diventa in breve un punto di riferimento per il quartiere, un salotto di discussione al riparo dall’intolleranza dei vicini, un punto di partenza per l’iniziativa politica: grazie alla sua passione ed al suo carisma, Harvey diventa presto il leader della comunità omosessuale di Frisco e, dopo non pochi tentativi, viene eletto consigliere comunale della città. Da questa posizione poterà avanti la sua battaglia per il riconoscimento dei diritti ai gay e contro la Proposition 6 caldeggiata dagli integralisti religiosi, che mira al licenziamento degli insegnanti omosessuali (dichiarati o smascherati da un efficace metodo d’indagine). E ancora oltre, si batterà per tutte le minoranze: i neri, gli ebrei, gli anziani, gli hippie, diventando il paladino dei Diritti Umani. Minacciato di morte da anonimi, Milk scoprirà troppo tardi che il pericolo viene da molto più vicino.

Gus Van Sant racconta la vera storia di Harvey Milk in maniera molto elegante e obiettiva, senza calcare la mano, senza aggiungere fronzoli, senza scadere nel sentimentale e nel patetico. Il montaggio, costruito ad hoc, coniuga finzione e filmati dell’epoca – la vita nelle vie di Castro, i pestaggi della polizia, il gay pride – mescolando agli attori personaggi realmente esistiti (e repellenti quanto basta come la cantante e attivista religiosa Anita Bryant). Per completare l’opera, la pellicola è trattata sapientemente con colori sbiaditi “alla Woodstock” e garantisce omogeneità tra il finto nuovo ed il vero vecchio.
Ma quello che rende il film così emozionante è l’interpretazione strabiliante di Sean Penn, che si merita la nomination all’Oscar e anche la statuetta: il personaggio di Harvey è naturale ed intenso, divertente e magistralmente bilanciato tra il lato umano e quello politico. Anche il resto del cast è all’altezza dell’opera: James Franco adeguatamente sexy e affettuoso nella parte di Scott Smith, ed Emile Hirsch che dimostra la sua bravura di attore poliedrico (quanto l’ho odiato in Into the Wild) nei panni dell’attivista Cleve Jones.

Milk non è solo una biografia o uno spaccato della società americana negli anni 70: è un film militante ed intelligente che intende inviare un messaggio di speranza quanto mai attuale.

The Millionaire 27 Gennaio, 2009

Posted by emmaci in cinema.
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Jamal deve rispondere alla domanda finale per vincere 20 milioni di rupie.
Come ha fatto ad arrivare fin qui?
A. è stato fortunato
B. è un genio
C. ha imbrogliato
D. era scritto

Jamal Malik, diciottenne cresciuto negli slums di Bombay – anzi, Mumbai – è seduto sul seggiolino nell’atmosfera dello stranoto format; stessa scenografia, stessa grafica, stessi effetti sonori. E davanti a lui uno chiccosissimo presentatore in giacca scintillante dal sorriso di plastica, pronto a darlo in pasto alla polizia nel sospetto che stia barando. Come può un ragazzo delle baraccopoli sapere tutte le risposte? Da questo momento si scopre come ogni risposta abbia analogie con la vita di Jamal, segnata dal rapporto altalenante con il fratello Salim, prima solo un duro poi anche un malavitoso, e dalla ricerca instancabile della sua amata Latika. Proprio questa ragione – non solo il denaro che scandisce la  suddivisione in caste – spinge il protagonista a partecipare al quiz: spera fortemente che lei lo veda in tv e torni da lui.

Così, questa bella favola romantica si sviluppa alternando tre tempi narrativi diversi: il presente nel commissariato, i momenti appena passati nello studio televisivo, ed il racconto degli ultimi diciotto anni, specchio della storia recente dell’India. Lo spettatore, accompagnato da un commento musicale azzeccato, è condotto in location incredibili (la baraccopoli, i lavatoi, la città, il Taj Mahal; persino una latrina diventa elemento poetico) che si dimostrano la scenografia perfetta per mettere in luce il labile confine tra la povertà e la ricchezza, la bontà e la cattiveria, l’onestà e la criminalità.

the-millionaireDanny Boyle, regista versatile ed eclettico, si avvicina con questo film alla tradizione di Bollywood e mette in scena un eroe virtuoso, una principessa da salvare, una serie di antagonisti, ed un aiutante che aiuta l’eroe a portare a termine la sua missione grazie ad una sua conversione etica; proprio come nelle più semplici fiabe di Propp. Ed in questo schema elementare, che mescola il melodramma bollywodiano con i ritmi serrati e le scene d’azione del cinema occidentale, l’incubo si trasforma pian piano in sogno.