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The Millionaire 27 Gennaio, 2009

Posted by emmaci in cinema.
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Jamal deve rispondere alla domanda finale per vincere 20 milioni di rupie.
Come ha fatto ad arrivare fin qui?
A. è stato fortunato
B. è un genio
C. ha imbrogliato
D. era scritto

Jamal Malik, diciottenne cresciuto negli slums di Bombay – anzi, Mumbai – è seduto sul seggiolino nell’atmosfera dello stranoto format; stessa scenografia, stessa grafica, stessi effetti sonori. E davanti a lui uno chiccosissimo presentatore in giacca scintillante dal sorriso di plastica, pronto a darlo in pasto alla polizia nel sospetto che stia barando. Come può un ragazzo delle baraccopoli sapere tutte le risposte? Da questo momento si scopre come ogni risposta abbia analogie con la vita di Jamal, segnata dal rapporto altalenante con il fratello Salim, prima solo un duro poi anche un malavitoso, e dalla ricerca instancabile della sua amata Latika. Proprio questa ragione – non solo il denaro che scandisce la  suddivisione in caste – spinge il protagonista a partecipare al quiz: spera fortemente che lei lo veda in tv e torni da lui.

Così, questa bella favola romantica si sviluppa alternando tre tempi narrativi diversi: il presente nel commissariato, i momenti appena passati nello studio televisivo, ed il racconto degli ultimi diciotto anni, specchio della storia recente dell’India. Lo spettatore, accompagnato da un commento musicale azzeccato, è condotto in location incredibili (la baraccopoli, i lavatoi, la città, il Taj Mahal; persino una latrina diventa elemento poetico) che si dimostrano la scenografia perfetta per mettere in luce il labile confine tra la povertà e la ricchezza, la bontà e la cattiveria, l’onestà e la criminalità.

the-millionaireDanny Boyle, regista versatile ed eclettico, si avvicina con questo film alla tradizione di Bollywood e mette in scena un eroe virtuoso, una principessa da salvare, una serie di antagonisti, ed un aiutante che aiuta l’eroe a portare a termine la sua missione grazie ad una sua conversione etica; proprio come nelle più semplici fiabe di Propp. Ed in questo schema elementare, che mescola il melodramma bollywodiano con i ritmi serrati e le scene d’azione del cinema occidentale, l’incubo si trasforma pian piano in sogno.

Yes Man 15 Gennaio, 2009

Posted by emmaci in cinema.
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yes-manYes Man è il nuovo film comico con Jim Carrey, che torna in gran forma. Nonostante non sia il genere di film che preferisco, ho deciso di andare a vederlo dopo averne sentito parlare in toni entusiastici nella trasmissione Hollywood Party su Radio 3.

Carl Allen, ancora dopo tre anni dal fallimento del suo matrimonio, si chiude in se stesso, dice di no agli amici e alle occasioni per svagarsi, in un circolo vizioso che lo affonda sempre più. Finché, grazie al casuale incontro con un amico, partecipa alla convention degli Yes Man, dove il guru – in una parodia delle sette new age americane – lo convince a fare un patto con se stesso: rinunciare al no, e dire sempre . Grazie a questo input, la vita di Carl si trasforma in qualcosa di magico, e ritrova energia ed entusiasmo: prende lezioni di coreano e di volo, si prodiga per i senzatetto, partecipa alle feste del capo, e – finalmente – trova l’amore. Ma dire sempre porterà solo positività? Tutte situazioni comiche guidate dalle capacità di Jim Carrey, che suscita divertimento non solo quando usa lo scotch per storcersi la faccia.

Come Dio comanda 30 Dicembre, 2008

Posted by emmaci in cinema.
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Sicuramente il nuovo film di Gabriele Salvatores – tratto dall’omonimo romanzo di Ammaniti – è da digerire, da valutare a mente fredda, perché è così buio ed angosciante che al primo impatto ho pensato “non mi piace”.

Ai piedi delle alpi friulane – in un paesaggio a cui io sono affezionata, e Andrea ancora di più, ma talmente trasfigurato da sembrare un luogo “cattivo” – una famiglia sui generis vive di rabbia ed emarginazione: sono Rino Zena (Filippo Timi), giovane padre  attaccabrighe e nazista, e suo figlio, Cristiano (Alvaro Caleca), un adolescente allevato all’insegna del disprezzo verso il mondo esterno, legato al padre da un amore esclusivo e passionale; ai due si affianca un terzo componente, Quattroformaggi (Elio Germano), ex collega di Rino diventato matto dopo un incidente sul lavoro. Sono personaggi malvagi ed innocenti insieme, indotti al male da povertà, disoccupazione, ignoranza.

La precaria situazione precipita in una notte di freddo, pioggia e fango, quasi a compiere il destino dei tre: tutto avviene come da manuale, in modo fin troppo prevedibile ed esasperato, e l’angoscia monta di fronte all’inevitabile tragedia, nella speranza che capiti qualcosa che la scongiuri. E anche il finale – devo dirlo – me lo aspettavo.

L’interpretazione del cast è eccezionale, anche se Germano a mio parere è stato più convincente in altri film, come ad esempio Mio fratello è figlio unico. Filippo Timi e l’esordiente Caleca sono davvero bravi. Una nota di merito va anche a Fabio De Luigi per la prima volta in un ruolo non comico, nei panni dell’assistente sociale. Ottima regia, indubitabile, e fotografia intensa, che riesce a dare al paesaggio quella dimensione astratta, tra cave di pietra, legnaie, lande desolate, anonime villette e generici centri commerciali.

Espiazione 22 Dicembre, 2008

Posted by emmaci in cinema, libri.
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Dalla critica è considerato il capolavoro di Ian McEwan; io non lo so, perché finora è l’unico che ho letto dei suoi romanzi, ma di certo Espiazione è balzato nell’olimpo dei miei libri preferiti. Un romanzo che ho amato molto per la sua intensità, ma anche per la raffinatezza nelle descrizioni e nelle caratterizzazioni.

Ho amato la poesia della prima parte, quando nella villa di campagna il tempo sembra essersi fermato e i suoi abitanti si preparano per la festa, finché qualcosa si rompe e la seconda parte precipita nel realismo più crudo della guerra negando ogni possibile ritorno a quel mondo incantato. Ho amato la trama, così originale, la storia di una colpa senza possibilità di espiazione; una colpa commessa stupidamente – chissà poi da chi – per cattiveria e mania di protagonismo, ma che rovinerà la vita di tutti, anche di chi si sente responsabile. Ho amato l’idea del romanzo nel romanzo, che moltiplica i punti di vista e le storie: quella vera e quella falsa.

[...] come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Non c’è nulla al di fuori di lei. È la sua fantasia a sancire i limiti e i termini della storia. Non c’è espiazione per Dio, né per il romanziere [...].

Prima di leggere il libro ho visto il film, o meglio, ho visto il film e poi ho deciso di leggere il romanzo, è stata una scelta casuale, ma si è rivelata una buona idea: nell’adattamento cinematografico del regista Joe Wright gli attori sono perfetti e la fotografia è meravigliosa. È fuor di dubbio che il libro sia estremamente più ricco sia per quanto riguarda l’aspetto narrativo, sia per gli eventi della trama , ma – per una volta – le immagini riescono ad interpretare e a dare al romanzo quel qualcosa in più che io ho molto apprezzato.

Giù al Nord 11 Dicembre, 2008

Posted by emmaci in cinema.
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giu-al-nordBella commedia, molto divertente, come solo il cinema francese sa fare: con ironia e delicatezza, senza scadere nel volgare. La trama gira attorno al trasferimento di Philippe, direttore di un ufficio postale in Provenza, a Bergues, nel Nord-Pas de Calais, considerato dai francesi un luogo buio, freddo, piovoso e abitato da gente strana; gli abitanti parlano lo Ch’timi, uno spiazzante dialetto in cui la s suona sc, mentre toi e moi diventano ti e mi, dando origine ad incomprensioni surreali ed esilaranti equivoci. Diciamocela tutta: la versione italiana è divertente, ma quella originale dev’essere davvero da ridere a crepapelle; perché il doppiaggio ha dovuto tradurre lo Ch’timi in una lingua inventata, mentre nella realtà si tratta di un vero idioma.
I luoghi comuni – rovesci di pioggia, brume perenni, strade deserte all’imbrunire, formaggi puzzolenti, zero mondanità e una popolazione di cupi villici e mezzi ubriaconi – fanno da sfondo ad una storia che tratta i temi spinosi del pregiudizio e del diverso; ovviamente è una commedia, quindi si sa già che la situazione finale sarà ribaltata… E così, oggi, Bergues è diventata, da cittadina ignorata, meta di turisti in cerca di scorci suggestivi e buona cucina.

Ancora cinema 26 Novembre, 2008

Posted by emmaci in cinema.
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pride-and-glory-si-puo-fare

Metti due sere al cinema, la scorsa settimana, e vai a vedere Pride and Glory e Si può fare.

Pride and Glory, drammatico, notturno e monocromatico, racconta di poliziotti corrotti a New York e dei dissidi all’interno della famiglia di cui i protagonisti fanno parte. A mio avviso, la trama è contemporaneamente più spietata e più banale di altri film  e serial sul tema – come the Shields – ma stringe l’obiettivo più sui risvolti psicologici che sull’azione, ed il risultato è molto buono. Ottimo il cast, John Voight e Noah Emmerich sono i migliori; mentre mi ha un po’ delusa Colin Farrell, che tanto mi era piaciuto sotto la regia di Woody Allen in Sogni e Delitti.

Si può fare, invece, è una commedia italiana che si colloca nel periodo in cui i manicomi cominciavano a chiudere i battenti e aprivano le prime cooperative di lavoro per i malati. Il regista riesce a non farsi tentare dalla drammaticità del tema, dando luogo ad una tragicommedia fondata sulla bravura degli attori – davvero poco noti – che interpretano i matti. Una nota di lode anche per Bisio, perfetto nel suo ruolo, che riesce ad infondere all’insieme comicità e riflessione.

Un po’ di film… 11 Novembre, 2008

Posted by emmaci in cinema.
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L’unico aspetto positivo del dover stare a letto a causa della febbre è poter guardare tanti tanti film!

ESPIAZIONE. Ho sempre rimandato la visione di questo film perché lei, Keira Knightley, non mi è mai stata simpatica. Mi dà fastidio! Che ci devo fare? Però in questo film forse mi ha fatto cambiare idea, forse.. A parte tutto, la trama è originale – e questo lo dobbiamo a Ian McEwan – e la fotografia mi è piaciuta molto. Adesso sono curiosa di leggere il romanzo, perché sono sicura che ci siano un sacco di cose che il film non dice; ma questa è solo una mia impressione.

MANUALE D’AMORE. Un film più leggero per la sera, per farsi qualche risata!

PERSEPOLIS. Era un sacco di tempo che volevo guardarlo, ma rimaneva lì, in attesa di chissà quale ispirazione. Soprattutto, belli i disegni – la cosa fondamentale; brutto sapere che sia un’autobiografia, ma di sicuro ci sono storie ben peggiori!

L’AEREO PIÙ PAZZO DEL MONDO. Pervaso di quel gusto comico statunitense anni Settanta/Ottanta che non fa per me; nonostante questo, qualche battuta e qualche immagine sono divertenti…

for_the_birdsI CORTI PIXAR. Interessante vedere l’evoluzione, dalle prime animazioni degli anni Ottanta, fino alle più recenti. Il corto che io preferisco in assoluto, quello che proprio mi fa morir dal ridere ogni volta che lo guardo, è Pennuti Spennati (For the birds) del 2000, che faceva da intro a Monsters & Co.

Wall•E 27 Ottobre, 2008

Posted by emmaci in cinema.
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Lungometraggio super-commovente, per la dolcezza con la quale sono trattati i sentimenti umani dei robot, che non sono le solite macchine da combattere…
È l’ennesimo capolavoro capace di cambiare il modo in cui viene imitata non solo la realtà, ma anche i movimenti della macchina da presa.

Wall•E è l’ultimo robot rimasto sulla terra dopo che gli umani l’hanno abbandonata perchè invasa dai rifiuti. Si sono dimenticati di spegnerlo e lui da 700 anni continua a fare quello per cui è stato costruito: comprimere e ammassare rifiuti. Non parla ma si fa capire molto bene a gesti e attraverso una gamma di suoni espressivi. È un robot animato come un animale antropomorfo, un piccolo Charlot: operaio alienato che sogna un domani migliore collezionando cianfrusaglie umane e guardando il cielo stellato. E quando dal cielo questo domani migliore arriva sotto forma di un altro robot, Eve, più moderno e programmato per cercare vita sulla Terra, Wall•E lo insegue sull’astronave madre. Lì sarà un portatore sano e inconsapevole di caos e anarchia assieme agli altri “devianti” della società, cioè i robot difettosi.

Come tutti i film della Pixar, anche Wall•E è ricco di curiosità e easter-eggs. Leggete qui!

Vicky Cristina Barcelona 18 Ottobre, 2008

Posted by emmaci in cinema.
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Doppio appuntamento cinematografico per me, questa settimana.

Il nuovo lavoro di Woody Allen stupisce per il calore e la passione che trasmette attraverso i personaggi e le luminose inquadrature spagnole (splendida la fotografia), così lontane dalla sua cara New York o dalla Londra cupa delle ultime pellicole.

È un film sull’amore, sulla sua incostanza, sulla pluralità di forme che i sentimenti e le relazioni possono assumere. E sui personaggi, così ben delineati, così diversi tra loro: ognuno porta con sé una differente concezione dell’amore. Per questo la scelta dell’io narrante è funzionale al modo in cui i personaggi vengono presentati ed osservati.
Vicky e Cristina arrivano da New York per passare un’estate a Barcellona, un po’ per studio, un po’ per turismo; immediatamente vengono descritte secondo il loro approccio sentimentale: Vicky (Rebecca Hall) è fedele all’uomo che sta per sposare e ancorata ai propri principi, Cristina (Scarlett Johansson) invece è disinibita e continuamente alla ricerca di una passione che la sconvolga. Ecco che questa impostazione dei caratteri delle due diviene da subito importante per la creazione di un’attesa. Resteranno salde nelle loro posizioni? In che misura potrebbero mutare atteggiamento? Quando dall’altra parte c’è un irresistibile Javier Bardem e una Penelope Cruz così aggressiva ed eccentrica…

Il vento fa il suo giro 17 Ottobre, 2008

Posted by emmaci in cinema.
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Ieri sera, dopo qualche tempo che non andavo, ho accompagnato il mio papà al Circolo Aurora di Collegno – altrimenti detto Suburbana – il centro cinematografico che mio padre frequenta da sempre.
Mi piace andare al cinema e non sapere niente del film che danno, neanche che film è, talvolta…

Il vento fa il suo giro è un film passato sotto tono, ma pare, che dal 2005 quando è uscito, sia costantemente nella programmazione di un piccolo cinema milanese: questo perché ogni sera c’è pubblico.

Girato interamente nelle valli occitane del Piemonte, un ex professore francese decide di trasferirsi con tutta la sua famiglia – una moglie e tre figli – in un paesino di poche anime, sulle montagne, per poter vivere secondo natura. Nella diffidenza generale, Philippe e sua moglie vivono di pastorizia, cercando di raggiungere quel difficile equilibrio con le cose del mondo e con gli anziani abitanti del posto.

Un lavoro intenso e coraggioso sotto ogni punto di vista: dalla scelta dell’ambientazione – l’Alta Val Maira – alla scelta linguistica, in cui si preserva la lingua occitana mescolata a tratti con dialoghi in francese ed italiano, ed infine alla messa in campo di interpreti autoctoni (ad eccezione di due attori professionisti).
Il film ti fa entrare e partecipare alle fasi del rapporto tra il paese e gli stranieri: diffidenza iniziale, accoglienza festosa, e da qui cattiveria pretestuosa, prepotenza, violenza. Da un lato, il protagonista, incarna anche troppo rigidamente l’amore quasi simbiotico con ciò che è naturale e il disprezzo verso tutto ciò che nasconde invidia ed esprime cattiveria e ipocrisia. Dall’altro, il paese, dove vince la paura del diverso e l’intolleranza.