Stef Burns Live 7 Marzo, 2009
Posted by emmaci in concerti, musica.add a comment
Live al Lapsus giovedì 5 marzo, Stef Burns ci ha regalato un bellissimo concerto: tutti stipati in una cantina – questo è un po’ l’effetto che fa il locale – abbiamo assistito ad un’eccezionale performance del chitarrista californiano, di stanza a Torino per una delle tappe del tour di promozione del suo ultimo disco World, Universe, Infinity.
Io l’ho conosciuto come “il chitarrista di Vasco”: durante i concerti si ritaglia degli spazi dove eseguire assoli pazzeschi, se non, addirittura, intere canzoni. Ma Stef Burns è un artista poliedrico con un curriculum da far impallidire: Vasco sì (progetto che continua tuttora), ma anche Prince, Michael Bolton ed Alice Cooper, con cui ha suonato dal 1991 al 1995. Nel 2004, poi, Stef è stato invitato a suonare al G3 con Joe Satriani, Steve Vai e Robert Fripp. Mica nomi qualsiasi!
E poi la sua carriera solista personale, partita con l’album The Swamp Tea nel 1998, volta al blues e ai virtuosismi rock eseguiti con la sua inseparabile Fender Stratocaster color crema – modello unico creato apposta per lui, ed ora anche piuttosto consumato.
Nella sua esibizione torinese ha alternato brani decisamente rock a ballate blues, cantando anche. Ma non crediate che Stef Burns “faccia la rockstar”! È simpatico, autoironico, divertente (ha parlato soprattutto in italiano) e, una volta sceso dal palco, non si sottrae agli autografi e alle fotografie.
Questo è l’ultimo singolo, si chiama Space Time.
Potete vedere il video su Mtv tre, quattro volte al giorno.
[ieeeeeeeeeee, huuuuuuuuuu]
Non è vero.
Ma non me ne frega un cazzo!
[ieeeeeeeeeee, huuuuuuuuuu]
Non è vero.
Me ne frega, eccome.
oasis live 3 Febbraio, 2009
Posted by emmaci in concerti.3 comments

I concerti sono come il Natale, il compleanno, la domenica: li aspetti con trepidazione e sembra che non arrivino mai, poi, quando finalmente viene il momento, passano con una rapidità indicibile e ti lasciano a bocca aperta ancora un po’ incredulo.
Eccoci in autostrada – Andrea ed io – a sfidare la pioggia battente in direzione Milano, sembra che non accenni a smettere. Abbiamo un paio di panini per la cena che consumiamo velocemente in macchina, poi via verso la meta: arrivare è facilissimo, il difficile viene dopo perché la neve e la pioggia rendono tutto complicato, e quando riusciamo ad entrare nel palazzetto siamo bagnati fradici e impacciati da giacche e sciarpe, maglioni e ombrelli. I nostri biglietti sono per l’anello C, posto a sedere non numerato, ma checcifrega di sederci? Non siamo mica a teatro!! Provo a far gli occhi dolci ad uno della security perché ci faccia scendere all’anello B, ma niente da fare, dobbiamo proprio andare sopra. Manca poco meno di mezz’ora all’inizio e il Datchforum è sold out, c’è gente persino nell’angolo fighetto con le sedie Kartell Louis Ghost; noi troviamo posto contro la ringhiera, centrali rispetto al palco, ma non è male perché lo spazio è compatto e non siamo troppo lontani.
Ed il momento arriva: le luci si spengono con un boato e gli Oasis entrano sulle note di Fucking in the Bushes. Liam e Noel sono l’anima portante della band, gli altri non ho mai saputo chi sono ma poi la formazione è cambiata rispetto agli inizi; negli ultimi anni il batterista era Zak Starkey, il figlio di Ringo Starr, e adesso non più. Vabbè. Morale della favola gli Oasis sono in quattro: i due fratelli, il bassista Andy Bell e il chitarrista Gem Archer; li accompagnano un batterista ed un tastierista. Liam veste un doppiopetto nero militare con i bottoni tondi e luccicanti, e le basettone gli incorniciano un paio di occhiali da sole neri neri. Noel è semplicemente Noel.
Alle loro spalle la scenografia è essenziale, giusto quattro maxischermi sui quali si alternano riprese live ed immagini varie, ma d’effetto. L’acustica è perfetta e i musicisti suonano impeccabilmente. La voce del Gallagher più giovane ci mette un paio di canzoni a scaldarsi come si deve, e canta sempre nella stessa posizione strana: tutto piegato storto prende il microfono da sotto e tiene le labbra strette attorno ai denti, lo fa da sempre. Personalmente preferisco la voce del fratello maggiore, è più ferma e particolare nel timbro.
Lo show è impagabile ed il pubblico entusiasta. La scaletta mescola brani nuovi a successi vecchi, non poteva esser migliore: l’ho apprezzata parecchio. Suonano per un’ora e un quarto ed escono – nessuno chiede il bis perché si pensa ad una fine primo atto. Poi rientrano e chiudono in bellezza con tre pezzi loro e l’esplosiva cover di I am the Walrus. Totale un’ora e quaranta, e se ne vanno indifferenti ai richiami finali (anche perché il palco è già in via di smontaggio).
I soliti. E a me piacciono così.
Fucking in the Bushes – Rock’n'Roll Star – Lyla – Cigarettes & Alcohol – The Meaning of Soul – To be where there’s life – Waiting for the rapture – The Masterplan – Songbird – Slide Away – (What’s the story) Morning Glory – Ain’t got Nothing – The Importance of being Idle – I’m Outta Time – Wonderwall – Supersonic – Don’t Look Back in Anger – Falling Down – Champagne Supernova – I am the Walrus.
Vasco, 5 ottobre 7 Ottobre, 2008
Posted by emmaci in concerti.add a comment
Gran concerto quello di Vasco, l’altra sera.
Lui era in gran forma: ironico, autoironico e divertente; ha fatto qualche pausa in più – tenere il palco per tutto quel tempo è diventato faticoso per gli anni che ha – ma ha ancora voce.
I musicisti bravi, come sempre. Mi sembra che nei concerti la musica venga fuori di più rispetto alle parole, e questo mette in risalto la bravura di tutti.
Ultimo concerto per il povero Delle Alpi che va in pensione, almeno fino a quando non lo ristruttureranno, come da progetti.





