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Il libraio 17 maggio, 2012

Posted by emmaci in libri.
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Un tipo bizzarro che vive con i libri e i libri con lui, che si nutre di tisane, che strappa le pagine per spedirle ai suoi dieci fratelli e sorelle sparsi ai quattro angoli del mondo.
Un concentrato di poesia, una favola fuori dal tempo.

Quando la pagina di un libro gli ricordava il suo amor perduto, l’una o l’altra delle tre donne della sua vita o tutte e tre insieme, il libraio, non sapendo dove spedire la pagina, non la strappava.
La imparava a memoria pensando che un giorno forse avrebbe avuto la possibilità, nel mondo visibile o invisibile, di recitargliela, trasmettergliela, fargliela pervenire in qualche modo.
Pian piano si era trasformato in una raccolta di pagine per il suo amor perduto, pagine una più bella dell’altra, la cui bellezza, man mano che le raccoglieva, abbelliva senza che se ne rendesse conto persino lui.

Regis De Sa Moreira, Il libraio, traduzione di Paola Cadeddu, Aìsara, 2011

Pride and prejudice 23 aprile, 2012

Posted by emmaci in libri.
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La primavera non è tale se non si sospira per Mr Darcy. [cit.]

È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie. E benché poco sia dato sapere delle vere inclinazioni e dei proponimenti di chi per la prima volta venga a trovarsi in un ambiente sconosciuto, accade tuttavia che tale convinzione sia così saldamente radicata nelle menti dei suoi nuovi vicini da indurli a considerarlo fin da quel momento legittimo appannaggio dell’una o dell’altra delle loro figlie.

Conoscete incipit migliore?

Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio, traduzione di Maria Luisa Agosti Castellani

non sono agitata… 1 dicembre, 2011

Posted by emmaci in comPagine, eventi, libri, paturnie.
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… sono terrorizzata!

Stasera ci sarà la presentazione del primo libro edito da compagine, la micro casa editrice di cui sono fondatrice insieme ad A. Abbiamo fatto un sacco di pubblicità, su twitter, su facebook, su giornali on line, su giornali locali, alla radio, perché venisse gente, e pare che ne verrà oltre a ogni nostra aspettativa.
Bene. Deve essere così.

Rimane il fatto che io da sempre ho paura di parlare in pubblico. L’ultima volta è stata più di due anni fa, alla laurea: il cuore rimbalzava dappertutto e mi toglieva il fiato. E poi il problema della sintesi – che talvolta è un dono, ma spesso è un ostacolo; io non so vendere fumo e non so parlare di aria fritta. Ed è per questo che dopo i saluti di rito io mi nasconderò dietro la macchina fotografica, e ciao, ci vediamo dopo.

Altra cosa: la mise – ops, scusate, si dice outfit! Mise o outfit che sia, non ho ancora deciso cosa mettere. E contando che avrò pochissimo tempo per tornare a casa a cambiarmi, è bene che io sciolga il nodo al più presto. Non vorrei sembrare inadeguatamente sgargiante, né essere scambiata per una hostess. Ah, se ci fossero Carla ed Enzo, loro sì che mi risolverebbero il problema! Troppo giansenista, sabauda e tinta unita sono, io, e così pure il mio guardaroba. Mettiamo da parte il tubino nero, e anche quello grigio, evitiamo il vestito di lanona color petrolio, e quello di lanetta maròn: rimangono il vestitino blu di seta un po’ fru fru – forse troppo fru fru – e quello di desigual – sempre bello, per carità, ma è il vestito per tutte le occasioni, e non siete stufi di vedermelo addosso? Altrimenti gonna nera aderente-ma-drappeggiata, maglietta nera, golf nero lungo, collana colorata. Che ansia.

Fortunatamente il centro dell’attenzione sarà l’autrice, Amalia Estremi, che racconterà di sé e del suo libro. Un libro nel quale noi crediamo, ed è anche per questo che io sono così emozionata. Quasi che il lavoro fosse mio, e che in parte è.
Ad intervistarla ci sarà Mademoiselle, che con nostro grandissimo sollievo si è prestata a sostituire Tazzina – ahinoi rapita da un impegno imprevisto – alla quale faccio un super in bocca al lupo.

E basta.
Fate un in bocca al lupo anche a me.

il 1° dicembre non prendete impegni! 23 novembre, 2011

Posted by emmaci in comPagine, eventi, libri.
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È da giorni che provo a scrivere un post, ma mi interrompo sempre. Ho almeno una decina di bozze sulla bacheca di wordpress, che vanno a sommarsi ad altre vecchissime datate tipo 2009. Vabbè.
Prima non avevo scuse, ma adesso – oh! – ho due lavori, due! Un lavoro ufficiale da dipendente/free lance – e ciò dovrebbe dire tutto – in questo studio, e uno come aspirante editrice, assai più emozionante. E poi un terzo, come architetto free lance sul serio, talmente free che ultimamente un po’ latito. Anzi, a ben pensare i lavori sono quattro, perché leggere i blog e stare dietro a Twitter di questi tempi è un’impresa più che ardua. Per non parlare dei libri. Ma come diceva Massimo Troisi: “Io sono uno a leggere, loro sono milioni a scrivere“. Ecco, appunto.

Tutto ciò per dire che mi sento piuttosto giustificata se non ho ancora parlato di una cosa importantissima.
Sono pronti i nostri libri!

Quali libri?! Il primo romanzo edito da compagine, no?
A. è andato alla tipografia venerdì, e io ho avuto la tachicardia tutta la mattina, e tutto il pomeriggio, e non ho ancora capito se fosse colpa dell’emozione incontrollabile o della pressione bassa; o ancora dei litri di tè che bevo in sostituzione del caffè attualmente in lite con il mio stomaco. Possibile.
Fatto sta che i libri ci sono e sono belli: ne sono proprio soddisfatta.
Esordiamo con un romanzo breve di formazione, di un’autrice che viaggia sotto falso nome: “Crisalide” di Amalia Estremi.

La presentazione del libro, nonché inaugurazione della casa editrice, sarà giovedì 1° dicembre ore 19 alla Libreria Belgravia di Torino, zona via Frejus. A intervistare l’autrice, Noemi Cuffia aka Tazzina di Caffè che ci fa un grande onore.

Qui c’è il link dell’evento su facebook.

comPagine 13 ottobre, 2011

Posted by emmaci in a Emma piace..., comPagine, diario di bordo, libri.
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È con grande emozione che vi annuncio la nascita di una nuova casa editrice.
Ve lo dico, così, al brucio, perché è inutile girarci intorno.
Io e A. ci lavoriamo da tempo: ci abbiamo pensato e ripensato, ci siamo documentati, abbiamo cercato riscontri con persone più nel settore di noi, c’è chi ci ha scoraggiati e chi ci ha incoraggiati, abbiamo fatto piani e li abbiamo mandati all’aria, e poi ci siamo buttati. E ora siamo in volo, cercando di non guardare giù.

Compagine aprirà presto i battenti con la pubblicazione di un romanzo breve, o racconto lungo che dir si voglia, e in proposito verrete aggiornati costantemente.
Per il momento esistono soltanto un indirizzo e-mail pronto a ricevere le vostre opere inedite – info@edizionicompagine.com – e ovviamente un profilo twitter – @comPagine. Tutto il resto è in progress, ma ci stiamo attrezzando, compreso il logo sul quale sbattiamo la testa da settimane: probabilmente è la cosa più difficile da inventare.

Cominciamo dal niente, con tanto impegno e determinazione.
E con le farfalle nella pancia.
Stay tuned.

La briscola in cinque 28 settembre, 2011

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Pineta, rinomata località di mare della Toscana. La canicola e la brezza.
Un barista e i simpatici vecchietti del suo bar.
Il cadavere di una giovane in un cassonetto.

Questa non vuole essere l’indagine più avvincente del secolo, non ci prova neanche; con la scusa del giallo racconta della vita di provincia, dei ragazzi di buona famiglia e degli ottuagenari pettegoli che popolano il BarLume di Massimo, barista intellettuale e investigatore suo malgrado.
Malvaldi scrive in maniera allegra e maneggia le metafore con abilità;  i dialoghi in toscano fanno il resto.

L’importante, quando si spettegola, è mantenere l’impianto formale. Il divulgatore deve richiedere la massima segretezza, e gli astanti accordargliela; dopo, è chiaro che faranno galoppare la notizia ovunque riescano. E’ solo questione di tempo. Se uno dice “tenetela per voi il più possibile” non intende “ditela a meno persone possibile”, ma “resistete un minimo di tempo prima di esplodere, così le tracce che portano a me saranno più difficili da seguire”.

Marco Malvaldi, La briscola in cinque, Sellerio, 2007

9/11: molto forte, incredibilmente vicino 11 settembre, 2011

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Anche se la bara di papà era vuota, il suo ripostiglio era pieno. E dopo più di un anno odorava ancora di schiuma da barba. Ho toccato tutte le sue magliette bianche. Ho toccato il suo orologio figo, che non metteva mai, e i lacci di scorta per le scarpe da ginnastica che non avrebbero mai più corso attorno al laghetto. Ho infilato le mani nelle tasche di tutte le sue giacche (ho trovato una ricevuta per un taxi, la cartina di una barretta di cioccolato con il riso soffiato e il biglietto da visita di un commerciante di diamanti). Ho infilato i piedi nelle sue ciabatte. Mi son specchiato nel suo calzascarpe di metallo. Un uomo impiega in media sette minuti per addormentarsi, ma io non riuscivo a dormire neanche dopo ore, e mi alleggeriva le scarpe avere intorno le sue cose, e toccare quello che aveva toccato lui, e raddrizzare un po’ le stampelle per i vestiti, anche se sapevo che non importava.

Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino, Guanda, 2008.

Casino totale 6 giugno, 2011

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Casino di storie, di lingue, di culture. Violenza e dolore a Marsiglia, una città dalle mille contraddizioni: odore di cemento, di polvere da sparo, profumo di menta e basilico; un sapore delicato di pesce e immediatamente l’alcol che brucia ogni cosa. Tristezza e dolcezza. Il sole che scalda, ma non arriva in quegli angoli dove ristagna la notte, e il mare sembra l’unico rifugio. Il Mediterraneo e le sue genti, francesi, italiani, algerini, spagnoli, sempre in cerca della riva opposta, e la difficoltà di convivere pacificamente.

Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, ciò che c’è da vedere si lascia vedere. E allora è troppo tardi, si è già in pieno dramma. Un dramma antico dove l’eroe è la morte. A Marsiglia, anche per perdere bisogna sapersi battere.

Jean-Claude Izzo, Casino totale, edizioni e/o, 1999.

quei libri da isola deserta 12 maggio, 2011

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Dopo l’adunata degli alpini e il giro d’Italia, Torino è in fibrillazione per il Salone del Libro.
E a proposito di libri, comincia oggi un’iniziativa a scopo benefico da parte del sito bol.it che donerà 4.800 libri alle biblioteche di quattro scuole italiane.

Si partecipa votando i propri 5 libri da isola deserta, insieme a tanti altri web sailors, blogger, giornalisti e scrittori.

La mia lista è assolutamente in ordine casuale e a malincuore esclude tanti titoli che meriterebbero di essere letti, ma – anyway – eccola qui:

  • Daniel Pennac, La fata carabina
  • J.K. Rowling, Harry Potter e i Doni della Morte
  • Ian Mc Ewan, Espiazione
  • Gabriel Garcia Marquez, Cent’anni di solitudine
  • Lewis Carrol, Alice in Wonderland
E i vostri libri da isola deserta quali sono?

la classifichina [2010] e l’elogio di Harry Potter 20 gennaio, 2011

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L’idea iniziale per questo post era quella di compilare due classifichine basate su criteri più che discutibili: ossia la classifica dei film e dei libri consumati nell’anno solare 2010, indipendentemente dalla data della loro pubblicazione.

Per i film ho preso la lista di quelli che io e A. abbiamo visto al cinema e ho scelto. La selezione è non è stata facile, perché quest’anno i film davvero belli sono stati tanti. Eccoli qua:

Il segreto dei suoi occhi – Juan Josè Campanella
Welcome – Philippe Lioret
Animal Kingdom – David Michôd
Il concerto – Radu Mihăileanu
Il profeta – Jacques Audiard
L’esplosivo piano di Bazil – Jean-Pierre Jeunet
Inception - Christopher Nolan
The Social Network - David Fincher
The Town - Ben Affleck
Dieci inverni – Valerio Mieli

Migliore film di animazione: Porco Rosso – Hayao Miyazaki
Menzione “peggior delusione”: Alice in Wonderland – Tim Burton

E questo è quanto.

Per i libri, poi, è stato particolarmente complicato: dopo averci pensato un po’ mi sono accorta che, su dieci posizioni, sette sarebbero state occupate da Harry Potter. Ecco, Harry Potter: non ho mai trovato il coraggio di scriverne perché mi ha colpito tantissimo; come la cena al Combal.Zero peraltro, ma prima o poi scriverò anche di quella.

Premetto che non sono appassionata al fantasy in modo particolare; mi può piacere, ma di solito leggo altri generi.
Quando però sono entrata nel mondo disegnato con somma maestria da J.K. Rowling non sono più riuscita ad uscirne: ho divorato tutti gli episodi uno dopo l’altro. Leggevo in continuazione: a colazione, con lo spazzolino da denti, in attesa dell’avvio del pc, durante la cottura della pasta, un attimo prima della doccia; avrei voluto non smettere mai: e quant’ero disperata quando l’ho finito!

La grande magia della saga di Harry Potter sta nell’ambientazione che è talmente accurata e incredibilmente verosimile da travolgere. I personaggi sono reali e coinvolgono il lettore con emozioni, gesti e comportamenti veri. Via via che i bambini crescono, cambia anche lo stile; la Rowling immagazzina tutte le paure adolescenziali, le passioni e le incanala in una scrittura che si fa sempre più cupa.
La trama è calibrata alla perfezione, come un immenso puzzle che si riesce a vedere completo solo alla fine. Con Harry Potter, più che leggere, si vive, ed è questo il bello di storie così appassionanti: riescono ad agire su chi legge e impercettibilmente lo cambiano, in meglio.

meeting Joe R. Lansdale 24 ottobre, 2010

Posted by emmaci in diario di bordo, libri.
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Al primo piano della Feltrinelli di piazza CLN fra gli scaffali c’è uno spazio un po’ più largo arredato con qualche divanetto, dove solitamente si accomodano i lettori a sbafo. Questa volta c’è anche una schiera di sedioline pieghevoli, quasi tutte sono già occupate da fan in fremente attesa. Riusciamo a prendere le ultime due, e teniamo già stretti i libri che intendiamo farci autografare: l’ultimo uscito, Devil Red, per Andrea, Una stagione selvaggia per me, il primo che ho letto, quello che mi ha folgorata.
Joe R. Lansdale arriva con passo molleggiato, su grosse scarpe da ginnastica e con un giubbottone di pelle che non toglierà. Parla proprio americano! Le vocali ampie e lunghe, qualche lettera masticata; è simpatico. Fa ridere. Ha una bella faccia liscia e, nonostante i capelli completamente bianche, sembra più giovane rispetto alla sua età. È qui per presentare la nuova avventura di Hap & Leonard, i detective-giustizieri di LaBorde, Texas, attorno ai quali si è creato un vero e proprio culto. Parla del libro, parla di Hap e Leonard, e dei messaggi sociali che cerca di diffondere attraverso tutti i suoi romanzi. Per questo Leonard è un nero gay e repubblicano. E Hap, invece, un democratico, ex-hippy bianco. Due dai pugni facili malgrado le buone intenzioni; ma proprio per questo si fanno voler bene.
Lansdale è uno dei più amati scrittori americani contemporanei; eppure non è laureato, come gli fanno notare in patria, dove lo convincono a prendere una laurea fittizia in arti marziali per consentirgli di insegnare scrittura creativa all’università; a lui, che è una delle menti più prolifiche e originali. Le arti marziali sono una sua grande passione, peraltro, tanto che ha creato un suo stile personale riconosciuto internazionalmente. Ed è così che è diventato scrittore, allenando la fantasia come i muscoli, con costanza e determinazione, scrivendo part-time e sostenendosi facendo il buttafuori, l’operaio, e anche il bidello proprio nell’università dove ora insegna. Bella rivincita, eh?

Agosto 3 agosto, 2010

Posted by emmaci in libri, pensieri sparsi.
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Zucchero, acqua, frutto, polpa, liquido o solido? Il pomodoro crudo, divorato appena colto in giardino, è la cornucopia delle sensazioni semplici, una cascata che sciama in bocca riunendo ogni piacere.

Muriel Barbery, Estasi culinarie, edizioni e/o, 2008.

punti deboli 7 luglio, 2010

Posted by emmaci in a Emma piace..., libri.
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Ma ci si può commuovere per Harry Potter?
Per il primo libro, quello più da bambini!
Adesso me li magno tutti…

adorabili italiens 22 giugno, 2010

Posted by emmaci in libri.
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Il primo proiettile ha attraversato la finestra con un colpo secco, è entrato nella pancia di Gaston, ha fatto il Tour de France fra le sue trippe ed è uscito poco sotto la scapola sinistra. Il secondo e il terzo hanno polverizzato una pila di compact disc e la Tour Eiffel di cristallo poggiata sul computer di Servandoni. Il quarto ha trapassato con un tonfo sordo il torace della tipa seduta davanti a me e il quinto le ha attraversato le testa portandosi via frammenti di osso, sangue, idee, cose varie. Il sesto e il settimo non hanno fatto danni, mentre l’ottavo proiettile frantumava l’avambraccio di Martini e il nono faceva scoppiare il suo monitor. Il decimo e l’undicesimo sono passati sopra la mia testa. Si è aperta la porta dell’ufficio e Delpeche è entrato con le mani sui fianchi. “Che cazzo succede qui dentro?” ha domandato guardandosi attorno. Si è beccato il dodicesimo proiettile dritto nello sterno. Durata dello show: sì e no una decina di secondi.

È l’incipit di Les Italiens: non vi viene già una voglia matta di sapere come continua?
Senza preamboli, Enrico Pandiani ti getta nel ciclone degli avvenimenti che coinvolgono la brigata composta da un gruppo di flic di origine italiana. E via per le strade di Parigi, con i cattivi alle calcagna, alla ricerca di un indizio, una prova che dia un senso all’indagine.

Gli ingredienti ci sono tutti: personaggi ruvidi e affascinanti, piombo e sangue, ritmo, cinismo, ironia; forse un po’ di debolezza nelle scene sentimentali, che però viene compensata ampiamente dall’originalità della trama, dai dialoghi brevi e affilati, dalle metafore iperboliche.

Il secondo capitolo, Troppo piombo, è all’altezza del primo. Adesso ne aspettiamo un altro…

Enrico Pandiani, Les Italiens, Instar 2009
Enrico Pandiani, Troppo Piombo, Instar 2010

anzi… 28 gennaio, 2010

Posted by emmaci in libri.
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… forse questo è il brano che io preferisco, uno dei più belli che abbia mai letto. Questo mi ha fatto innamorare di Daniel Pennac.

Si stava già preparando la frase: «Mi permetta di aiutarla, nonnina», che avrebbe pronunciato con una dolcezza da nipotino, quasi un sussurro, affinché la brusca irruzione del suono nell’amplificatore acustico non facesse sobbalzare l’anziana signora. Era ormai a un passo da lei, tutto amore, e fu allora che la donna si voltò, rigida con un braccio puntato verso di lui. Come se lo indicasse col dito. Solo che in luogo e al posto dell’indice, la vecchia signora brandiva una P38 d’epoca, quella dei tedeschi, un’arma che ha attraversato il secolo senza passare neanche un filino di moda, un’antichità sempre moderna, un arnese tradizionalmente omicida, dall’orifizio ipnotico.
E la vecchia premette il grilletto.
Tutte le idee del biondino si sparpagliarono, formando un grande fiore nel cielo invernale. Il primo petalo non era ancora caduto che la vecchia aveva già rimesso l’arma nella sporta e riprendeva il suo cammino. Il rinculo le aveva fatto guadagnare un buon metro sul ghiaccio.
[...] Rimangono il bambino e il cane. Ma il Piccolo, tutto quello che ha visto, dietro gli occhiali cerchiati di rosa, è la metamorfosi di una testa bionda in fiore ultraterreno. Ed è rimasto talmente estasiato dalla cosa che ha preso le gambe in spalla ed è corso a casa a raccontarlo, a me, Benjamin Malaussène, ai miei fratelli e sorelle, ai quattro nonni, a mia madre e al mio vecchio amico Stojilkovicz che mi sta massacrando a scacchi.
La porta della ferramenta che ci funge da appartamento si apre di volata sul Piccolo che urla: «Ehi! Ho visto una fata!»

Daniel Pennac, La fata carabina

pensiero estemporaneo 26 gennaio, 2010

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È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore.” “Meglio così che il contrario,” risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. “Perché?” “Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile.

Daniel Pennac, La fata carabina

libri graziosi per momenti difficili 10 dicembre, 2009

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Ora conosceva per esperienza diretta quello di cui fino a quel momento aveva solo sentito parlare. Si hanno sempre dei rimpianti, quando si perde una persona cara. Avrebbe vissuto per il resto dei suoi giorni con mille “Perché quella volta non ho…” e altrettanti “Se solo avessi…”. Ma ormai era tardi. La vita. Non sai mai quando una conversazione potrebbe essere l’ultima.
Giurò a se stessa di non dare mai più niente per scontato. Lo aveva imparato nel modo più duro: tutto può finire in un attimo, e senza preavviso.

Fannie Flagg, Torta al caramello in paradiso

Joe R. Lansdale: ancora, ancora. 1 novembre, 2009

Posted by emmaci in libri.
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Perfettamente calzante.

L’impulso che coglie qualsiasi scrittore di noir (o giallo, o thriller) di casa nostra, dopo aver letto un romanzo come Il mambo degli orsi, credo sia quello di uscire in cerca di un bar e prendersi una sbronza. Non c’è niente da fare. Per quanto talentuosi, non si può combattere il rio destino che non ci ha fatti crescere in una nazione dove esistono cittadine come Grovetown, Ku Klux Klan e morti sospette. Dove si possono far perdere le proprie tracce tra un miglio e l’altro, aiutati dalla mancanza di carte di identità. Dove si può circolare con un bagagliaio ricolmo di armi senza appartenere alla criminalità organizzata.
Al confronto, qualsiasi romanzo ambientato nella Milano violenta e nella Bologna dei misteri sembra il giornalino della parrocchia, per quanti morti ammazzati ci si possa infilare.
Si tratterà di colonizzazione culturale, ma nessun carabiniere può reggere uno sceriffo razzista con l’orchite.

Joe R. Lansdale, in aggiunta, riesce a esaltare il sapore degli ingredienti che infila nei suoi romanzi, con due o tre trucchetti mica male.
Prima di tutto sa scrivere, mentre una buona fetta dei suoi conterranei, anche di quelli che fanno successo qui alla periferia dell’impero, sembrano possedere tutti la medesima mano, lo stesso senso del ritmo e della sintassi. Con un po’ d’orecchio, puoi immaginarti che aggettivo verrà utilizzato per descrivere la chioma di quel personaggio, quando ci sarà il cambio di scena, il trucco, il giro di vite. Con Lansdale no.
Poi, si capisce subito, ama i suoi personaggi, e riesce a infondere in loro il soffio della vita. Non c’è protagonista o comprimario che non salti fuori dalla pagina anche solo attraverso poche battute, come quelle del poliziotto costretto a non fumare se vuole continuare a scopare con sua moglie, o del cuoco che ha imparato a mimetizzarsi con lo sporco sul fondo.
Infine, maledizione, possiede il senso dell’umorismo.

È grazie a questo sapore che una trama “leggera” come quella di Il mambo degli orsi si trasforma in un romanzo che rimane nella memoria. Hap e Leonard, vanno in cerca di una donna scomparsa, si scontrano con un intero paese che vorrebbe vederli impiccati, prendono un sacco di legnate, tornano e più o meno vincono. Sembra quella di un vecchio western, soprattutto nelle scene di rissa nel saloon, è già letta, vista e stravista. Era solo leggermente più complessa quella del precedente Mucho Mojo, sempre con gli stessi protagonisti. Eppure alla fine del romanzo, ci si rende conto di come la trama sia stata veramente solo il supporto di una costruzione molto più complessa e affascinante.

Sandrone Dazieri, Una lettura di Joe R. Lansdale,
in Joe R. Lansdale, Il mambo degli orsi, Einaudi, Torino 2004

Le dodici domande 1 ottobre, 2009

Posted by emmaci in libri.
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Dopo aver sostato a lungo nella mia wishlist, il romanzo di Vikas Swarup è finalmente approdato sul mio comodino.

Per intenderci, Le dodici domande è il libro da cui è stato tratto The Millionaire; altro caso in cui mi avvicino ad un romanzo perché il film mi è piaciuto molto (il contrario tendo a non farlo, a meno che non ci siano delle garanzie).

E poi mi sono trovata spiazzata: la trasposizione cinematografica è tutt’altra cosa rispetto al libro! In pratica, ecco cos’è successo: il nostro amico regista Danny Boyle ha preso in prestito la cornice – quella dell’incredibile performance al quiz televisivo  e del parallelismo tra le domande e la vita movimentata di un ragazzo delle baraccopoli – e ha inventato un contenuto tutto suo, stravolgendo l’originale che di fiabesco ha ben poco.

La storia di Vikas Swarup è molto più complessa: Ram Mohammed Thomas – questo è il nome del suo protagonista – è un orfano cresciuto da un pastore protestante inglese; da quando lascia la chiesa, si trova sempre costretto a fuggire da una situazione scomoda ad un’altra. Da solo, però. Salim esiste, ma non è il fratello e ha un ruolo molto meno importante. Latika, invece, non esiste proprio. Pertanto, la ragione che spinge Ram a partecipare al quiz non è ritrovare l’amata. E tutti diversi dal film sono anche i guai in cui Ram si trova invischiato dall’inizio alla fine. Che dire poi della presenza di un avvocato? E che importanza mai avrà il personaggio del conduttore televisivo? Beh, è tutta un’altra storia; non cercate le risposte in The Millionaire.

Con questo non voglio dire che il film sia brutto dopo averne fatto una recensione entusiastica a gennaio. The Millionaire ha una fotografia che Vikas Swarup non è in grado di trasmettere con la sua scrittura – anche perché manca un glossario di termini hindi, il cui significato viene dato per scontato, e così molte immagini si perdono. Certo è che Danny Boyle ha messo in piedi una sceneggiatura alla Hollywood, mentre Swarup mantiene i dodici racconti su un piano vagamente più verosimile. Ma alla fine il film integra il libro e viceversa; e in questo viaggio vorticoso viene fuori con forza quell’India dove la povertà è una realtà quotidiana.

Letture 11 luglio, 2009

Posted by emmaci in libri.
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Ciò che non ho abbandonato durante questo periodo infernale è stata la lettura; necessaria per staccare completamente e immergermi in altri mondi.

Prima ho provato con L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcìa Marquez, ma si è rivelato una delusione… Vi avevo riposto grandi aspettative: in fondo, Cent’anni di solitudine è uno dei miei romanzi preferiti. Ma questo non è il Marquez che mi ha fatta appassionare alla famiglia Buendìa e alle sue vicende. Cambia proprio lo stile, ed è una noia mortale. In più, i personaggi sono delle piaghe tremende… No, no, no. Peccato.

Mentre cercavo di finirlo, ho intercettato Una stagione selvaggia di Joe R. Lansdale: Hap e Leonard vengono coinvolti dalla ex-moglie del primo per ritrovare il bottino di una rapina avvenuta tempo addietro, localizzato con ogni probabilità dentro ad una macchina immersa nelle acque di un fiume da quelle parti, in Texas. Lo sviluppo della storia è piuttosto lineare e prevedibile, non ci sono sussulti particolari e non si regge sulla tensione dei cambi di scena; è sempre l’interazione tra i vari personaggi a reggere l’intera struttura e i confronti tra le diverse personalità. E Lansdale ha un modo di scrivere eccezionale: in poche pagine e con poche parole, riesce a fare immaginare tutta la situazione in ogni piccolo dettaglio, suono, odore, sensazione. Toglie il fiato e accelera il battito cardiaco.

L’aspetto più entusiasmante di tutto il romanzo, comunque, è costituito dai dialoghi tra i due protagonisti, i loro continui botta e risposta: l’idealismo romantico e ormai disilluso di Hap si specchia di continuo con il cinismo e la saggezza di Leonard, creando dei momenti di pura ilarità ma non disdegnando alcune importanti riflessioni su come siano cambiati i tempi dagli anni ’60 – anni di lotte ideologiche in cui pensavano di poter cambiare il mondo e in cui ogni situazione era un pretesto di lotta e di ribellione al sistema.

Un mostro si chinò su di me. No, era Leonard. Si tolse la maschera e il respiratore di bocca. Mi stava chiamando, ma la sua voce arrivava da molto lontano. Stava chiamando anche qualcun altro. Qualcuno di nome Tessa D’Arazzo. No, un momento. Era testa di cazzo. Per caso ero io?

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