Il libraio

Un tipo bizzarro che vive con i libri e i libri con lui, che si nutre di tisane, che strappa le pagine per spedirle ai suoi dieci fratelli e sorelle sparsi ai quattro angoli del mondo.
Un concentrato di poesia, una favola fuori dal tempo.

Quando la pagina di un libro gli ricordava il suo amor perduto, l’una o l’altra delle tre donne della sua vita o tutte e tre insieme, il libraio, non sapendo dove spedire la pagina, non la strappava.
La imparava a memoria pensando che un giorno forse avrebbe avuto la possibilità, nel mondo visibile o invisibile, di recitargliela, trasmettergliela, fargliela pervenire in qualche modo.
Pian piano si era trasformato in una raccolta di pagine per il suo amor perduto, pagine una più bella dell’altra, la cui bellezza, man mano che le raccoglieva, abbelliva senza che se ne rendesse conto persino lui.

Regis De Sa Moreira, Il libraio, traduzione di Paola Cadeddu, Aìsara, 2011

Pride and prejudice

La primavera non è tale se non si sospira per Mr Darcy. [cit.]

È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie. E benché poco sia dato sapere delle vere inclinazioni e dei proponimenti di chi per la prima volta venga a trovarsi in un ambiente sconosciuto, accade tuttavia che tale convinzione sia così saldamente radicata nelle menti dei suoi nuovi vicini da indurli a considerarlo fin da quel momento legittimo appannaggio dell’una o dell’altra delle loro figlie.

Conoscete incipit migliore?

Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio, traduzione di Maria Luisa Agosti Castellani

non sono agitata…

… sono terrorizzata!

Stasera ci sarà la presentazione del primo libro edito da compagine, la micro casa editrice di cui sono fondatrice insieme ad A. Abbiamo fatto un sacco di pubblicità, su twitter, su facebook, su giornali on line, su giornali locali, alla radio, perché venisse gente, e pare che ne verrà oltre a ogni nostra aspettativa.
Bene. Deve essere così.

Rimane il fatto che io da sempre ho paura di parlare in pubblico. L’ultima volta è stata più di due anni fa, alla laurea: il cuore rimbalzava dappertutto e mi toglieva il fiato. E poi il problema della sintesi – che talvolta è un dono, ma spesso è un ostacolo; io non so vendere fumo e non so parlare di aria fritta. Ed è per questo che dopo i saluti di rito io mi nasconderò dietro la macchina fotografica, e ciao, ci vediamo dopo.

Altra cosa: la mise – ops, scusate, si dice outfit! Mise o outfit che sia, non ho ancora deciso cosa mettere. E contando che avrò pochissimo tempo per tornare a casa a cambiarmi, è bene che io sciolga il nodo al più presto. Non vorrei sembrare inadeguatamente sgargiante, né essere scambiata per una hostess. Ah, se ci fossero Carla ed Enzo, loro sì che mi risolverebbero il problema! Troppo giansenista, sabauda e tinta unita sono, io, e così pure il mio guardaroba. Mettiamo da parte il tubino nero, e anche quello grigio, evitiamo il vestito di lanona color petrolio, e quello di lanetta maròn: rimangono il vestitino blu di seta un po’ fru fru – forse troppo fru fru – e quello di desigual – sempre bello, per carità, ma è il vestito per tutte le occasioni, e non siete stufi di vedermelo addosso? Altrimenti gonna nera aderente-ma-drappeggiata, maglietta nera, golf nero lungo, collana colorata. Che ansia.

Fortunatamente il centro dell’attenzione sarà l’autrice, Amalia Estremi, che racconterà di sé e del suo libro. Un libro nel quale noi crediamo, ed è anche per questo che io sono così emozionata. Quasi che il lavoro fosse mio, e che in parte è.
Ad intervistarla ci sarà Mademoiselle, che con nostro grandissimo sollievo si è prestata a sostituire Tazzina - ahinoi rapita da un impegno imprevisto – alla quale faccio un super in bocca al lupo.

E basta.
Fate un in bocca al lupo anche a me.

il 1° dicembre non prendete impegni!

È da giorni che provo a scrivere un post, ma mi interrompo sempre. Ho almeno una decina di bozze sulla bacheca di wordpress, che vanno a sommarsi ad altre vecchissime datate tipo 2009. Vabbè.
Prima non avevo scuse, ma adesso – oh! – ho due lavori, due! Un lavoro ufficiale da dipendente/free lance – e ciò dovrebbe dire tutto - in questo studio, e uno come aspirante editrice, assai più emozionante. E poi un terzo, come architetto free lance sul serio, talmente free che ultimamente un po’ latito. Anzi, a ben pensare i lavori sono quattro, perché leggere i blog e stare dietro a Twitter di questi tempi è un’impresa più che ardua. Per non parlare dei libri. Ma come diceva Massimo Troisi: “Io sono uno a leggere, loro sono milioni a scrivere“. Ecco, appunto.

Tutto ciò per dire che mi sento piuttosto giustificata se non ho ancora parlato di una cosa importantissima.
Sono pronti i nostri libri!

Quali libri?! Il primo romanzo edito da compagine, no?
A. è andato alla tipografia venerdì, e io ho avuto la tachicardia tutta la mattina, e tutto il pomeriggio, e non ho ancora capito se fosse colpa dell’emozione incontrollabile o della pressione bassa; o ancora dei litri di tè che bevo in sostituzione del caffè attualmente in lite con il mio stomaco. Possibile.
Fatto sta che i libri ci sono e sono belli: ne sono proprio soddisfatta.
Esordiamo con un romanzo breve di formazione, di un’autrice che viaggia sotto falso nome: “Crisalide” di Amalia Estremi.

La presentazione del libro, nonché inaugurazione della casa editrice, sarà giovedì 1° dicembre ore 19 alla Libreria Belgravia di Torino, zona via Frejus. A intervistare l’autrice, Noemi Cuffia aka Tazzina di Caffè che ci fa un grande onore.

Qui c’è il link dell’evento su facebook.

comPagine

È con grande emozione che vi annuncio la nascita di una nuova casa editrice.
Ve lo dico, così, al brucio, perché è inutile girarci intorno.
Io e A. ci lavoriamo da tempo: ci abbiamo pensato e ripensato, ci siamo documentati, abbiamo cercato riscontri con persone più nel settore di noi, c’è chi ci ha scoraggiati e chi ci ha incoraggiati, abbiamo fatto piani e li abbiamo mandati all’aria, e poi ci siamo buttati. E ora siamo in volo, cercando di non guardare giù.

Compagine aprirà presto i battenti con la pubblicazione di un romanzo breve, o racconto lungo che dir si voglia, e in proposito verrete aggiornati costantemente.
Per il momento esistono soltanto un indirizzo e-mail pronto a ricevere le vostre opere inedite - info@edizionicompagine.com - e ovviamente un profilo twitter - @comPagine. Tutto il resto è in progress, ma ci stiamo attrezzando, compreso il logo sul quale sbattiamo la testa da settimane: probabilmente è la cosa più difficile da inventare.

Cominciamo dal niente, con tanto impegno e determinazione.
E con le farfalle nella pancia.
Stay tuned.

La briscola in cinque

Pineta, rinomata località di mare della Toscana. La canicola e la brezza.
Un barista e i simpatici vecchietti del suo bar.
Il cadavere di una giovane in un cassonetto.

Questa non vuole essere l’indagine più avvincente del secolo, non ci prova neanche; con la scusa del giallo racconta della vita di provincia, dei ragazzi di buona famiglia e degli ottuagenari pettegoli che popolano il BarLume di Massimo, barista intellettuale e investigatore suo malgrado.
Malvaldi scrive in maniera allegra e maneggia le metafore con abilità;  i dialoghi in toscano fanno il resto.

L’importante, quando si spettegola, è mantenere l’impianto formale. Il divulgatore deve richiedere la massima segretezza, e gli astanti accordargliela; dopo, è chiaro che faranno galoppare la notizia ovunque riescano. E’ solo questione di tempo. Se uno dice “tenetela per voi il più possibile” non intende “ditela a meno persone possibile”, ma “resistete un minimo di tempo prima di esplodere, così le tracce che portano a me saranno più difficili da seguire”.

Marco Malvaldi, La briscola in cinque, Sellerio, 2007

9/11: molto forte, incredibilmente vicino

Anche se la bara di papà era vuota, il suo ripostiglio era pieno. E dopo più di un anno odorava ancora di schiuma da barba. Ho toccato tutte le sue magliette bianche. Ho toccato il suo orologio figo, che non metteva mai, e i lacci di scorta per le scarpe da ginnastica che non avrebbero mai più corso attorno al laghetto. Ho infilato le mani nelle tasche di tutte le sue giacche (ho trovato una ricevuta per un taxi, la cartina di una barretta di cioccolato con il riso soffiato e il biglietto da visita di un commerciante di diamanti). Ho infilato i piedi nelle sue ciabatte. Mi son specchiato nel suo calzascarpe di metallo. Un uomo impiega in media sette minuti per addormentarsi, ma io non riuscivo a dormire neanche dopo ore, e mi alleggeriva le scarpe avere intorno le sue cose, e toccare quello che aveva toccato lui, e raddrizzare un po’ le stampelle per i vestiti, anche se sapevo che non importava.

Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino, Guanda, 2008.