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venticinque – capitolo 3 17 Ottobre, 2009

Posted by emmaci in cose che capitano, piemontesi, ristoranti.
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L’orribile gasteropode.

La festa è continuata anche domenica a pranzo; perché – come dice mia madre – Andrea ha capito che il miglior modo per assicurarsi la benevolenza del mio cuore è quello di nutrire a sufficienza il mio stomaco… E dunque, lui e gli altri amici hanno organizzato per me un pranzo a sorpresa in un agriturismo nell’astigiano.

Al Le Chiocciole di Roatto si mangiano lumache. A me le lumache piacciono tantissimo; e i miei cari amici lo sanno, tanto che mi hanno portata lì pur essendo io l’unica consumatrice di molluschi gasteropodi. Mi hanno messo un bel bavaglino giallo e via con le portate: lumache in umido con i fagioli, spiedini di lumache in pastella, tagliolini al ragout di lumache, lumache in guscio con gran sugo premiato. Non è che tutti gli altri siano rimasti a guardarmi schifati e digiuni: per loro menu piemontese, più tradizionale, ma altrettanto buono.
Alla fine la signora ha portato una ciotola assaggio di lumache per tutti e qualche temerario ha provato e persino gradito!

venticinque – capitolo 1 12 Ottobre, 2009

Posted by emmaci in cose che capitano, giapponesi, ristoranti.
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Nonni e giapponesi

Per la sera del mio compleanno non era prevista nessuna festa specialissima. Io e mia sorella avevamo voglia di giapponese e, già da tempo, avevamo organizzato una cena con genitori e rispettivi fidanzati al ristorante Wasabi di Torino (uno dei pochi dove il cuoco è giapponese sul serio); poi – un po’ per stare insieme, un po’ per ridere e un po’ per sfatare vecchi pregiudizi – abbiamo invitato anche i nonni: Rita, 85, e Pinin, 91. Inizialmente hanno fatto un sacco di storie: «No! Non ci veniamo! Non vogliamo mangiare insetti! Riso e pesce, dite? Eh, ma chissà come li preparano?! Perché ci volete fare questo?»; insomma, sembrava proprio che non volessero partecipare, quando per le dentature anziane non c’è niente di più morbido del riso e del pesce… Con questo argomento, dopo la scenata iniziale, si sono fatti convincere, e così, alle ore 20 del 10 ottobre eravamo tutti seduti, impegnati a sfogliare – da destra a sinistra – il menu, per cercare qualcosa che piacesse loro. Dopo lunghe indecisioni, perché ai nonni il pesce crudo fa sgiai, hanno ordinato anguilla arrosto con salsa di miso, salmone alla griglia e riso; noi altri, invece, abbiamo banalmente scelto zuppa di miso, insalata di alghe saltate, tempura, sushi e sashimi in magna quantitate. E poi, i dolci: musipan e nagasaki con gelato gusto té verde, soia rossa, sesamo nero. Tutto molto buono, servito in un’ambientazione molto autentica da cameriere in kimono.
Alla fine i nonni erano entusiasti, ed io ero molto contenta perché ci tenevo.

Osteria Mezzaluna 7 Ottobre, 2009

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OSTERIA MEZZALUNA, mediterraneo – via Bertola 57, Torino

Questo piccolo ristorante dalla bella scenografia colorata tratta bene i suoi clienti. Il menu è ricco e spazia dalla cucina tradizionale ligure a quella siciliana risalendo tutta la costa tirrenica e concedendosi una capatina in Puglia e in Sardegna.

Per 20€ – ben spesi, direi – si può prendere il menu degustazione che è un po’ il sunto dell’intera offerta: pinzimonio con salsine di frantoio (altrimenti detto doi povron bagnà ‘nt l’oli), quattro assaggi tra bruschette e crostoni, gran tagliere di salumi e formaggi, primo a scelta; acqua a volontà, perché – come ci tengono a sottolineare – è quella del sindaco, filtrata. Buono tutto; anche se ci si sazia decisamente ben prima del piatto di pasta.

Chicca finale: caffé della moka.

Osteria delle Alpi 18 Aprile, 2009

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OSTERIA DELLE ALPI, piemontese – borgata Pianca 28, Trana (TO)

A distanza di dieci anni dall’ultima volta, cogliamo l’occasione del compleanno di papà per tornarci. E qual gioia nel constatare che nulla è cambiato! L’atmosfera da piola, la cucina di qualità e la cantina ben fornita rimangono i pregi di questo ristorantino immerso nei boschi della Val Sangone.

C’è un menu completo (dall’antipasto al caffé) a soli 16€ oppure si può scegliere di ordinare à la carte, e comunque non si spenderà molto di più. Tutto è ottimo e servito con stile; per farvi venire l’acquolina in bocca vi cito il vitello tonnato e il tomino con le acciughe, i tajarin al ragout e gli gnocchi al sugo di cinghiale e i garganelli agli asparagi, il sottofiletto al rosmarino e la fetta impanata di maiale con fonduta di toma, i formaggi tipici e i dolci (bonet, creme caramel e sorbetti) rigorosamente fatti da loro come il pane ed i grissini.

Insomma, un posto che vale assolutamente la pena provare: ogni stagione è buona – sapeste i funghi d’autunno! Magari non passeranno di nuovo dieci anni prima che io ci ritorni…

Balthazar 6 Aprile, 2009

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BALTHAZAR, pizzeria – corso Vittorio Emanuele II 21, Torino

Ribattezzata La Pretenziosa, questa pizzeria si presenta come un ristorante sfarzosissimo: nelle due sale di legno bianco spiccano i drappeggi oro e rosso delle tende, le sedie rivestite in stoffa, i lampadari scintillanti e le opere d’arte di dubbio gusto; per non parlare del bagno – nero, in netto contrasto con la sala – che sembra un salotto con quel suo divano antico verde e gli asciugamani monouso in spugna, la crema Nivea, lo smacchiatore rapido e le riviste di architettura. E di un certo lignaggio sembrano esserlo anche gli avventori, tutti appartenenti alla Torino bene o che almeno si vestono e si atteggiano come se lo fossero.

A parte questo, la pizza è molto buona: napoletana cotta nel forno a legna con ottimi ingredienti (particolarmente apprezzabili sono la mozzarella di bufala, la burrata, il prosciutto San Daniele e le olive taggiasche); il menu non è molto lungo, una decina di pizze al massimo. Poi, il Balthazar offre anche piatti da ristorante e qui si ricade nel “tanto fumo poco arrosto” perché un semplice panino con patatine fritte viene chiamato hamburger alla newyorkese e così via… Certo i piatti hanno una presentazione degna dei grandi chef e i dolci sembrano deliziosi, ma a mio parere tutto questo è un po’ troppo per quella che, alla fin delle fini, è una pizzeria.

Las Rosas Taqueria 28 Marzo, 2009

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LAS ROSAS, messicano – via Bellezia 15/f, Torino

Il menu offre una ristretta quantità di piatti – si tratta di una taqueria ed è giusto che sia così – ma la qualità è buona ed i prezzi (abbastanza) modici. Non ho trovato buonissima la sangria, che comunque non è messicana, ma vabbé possiamo soprassedere. Il locale è curato e l’ambientazione d’effetto; l’atmosfera è molto informale, ma ciò non dovrebbe legittimare il personale ad essere scortese; poi, possibile che non si possa avere una forchetta?

Kirkuk Kaffé 12 Febbraio, 2009

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KIRKUK KAFFÉ, curdo, turco, greco – via Carlo Alberto 16, Torino

Un tavolo per sette, prego.
Sì, ma dalla vetrina il posto sembra minuscolo. Dove ci metteranno? E invece, il ristorante si sviluppa in profondità: nelle tre sale piuttosto ampie con le pareti azzurre, le stoffe rosse dai motivi tipici, tappeti, vasi, piatti, brocche, lampade, tutto riporta all’atmosfera orientale; anche la musica di sottofondo fa la sua parte. Ci sono tavoli con le sedie e tavolini bassi e cuscini su cui adagiarsi anche per cenare; io preferisco mangiare seduta a tavola alla “maniera occidentale”, i cuscini per terra vanno meglio per un dopo cena a base di the e dolcetti.

Il menu è ricco e io non so cosa scegliere – quando mai? Allora, per non farmi mancare nulla, prendo per iniziare antipasti misti: l’hummus (tipica crema di ceci e sesamo), la crema di melanzane e yogurt, un falafel e un cubetto di feta. A seguire, un piatto unico a base di bulghur (il grano spezzato) e kebab, accompagnato da salse alle verdure. Il menu ci tiene a precisare che il kebab viene preparato ogni giorno: a parer mio, la differenza nella qualità è evidente rispetto ai comuni “kebabbari”. E poi, come disdegnare i dolcetti? Senza strafare prendo un baklava (rotolino di pasta farcito con noci e miele) e un quadratino di basboosa (torta di semolino inzuppata nello sciroppo): come tutti i dolci mediorientali sono appiccicosi e veramente dolci, ma buoni… Per concludere, una teierona di the alla menta, sempre speciale.
Il conto è esiguo: 15 € a testa, e abbiamo anche preso una bottiglia di vino.

Io ci torno.

Passaggio in India 28 Gennaio, 2009

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PASSAGGIO IN INDIA, indiano – corso Casale 73/c, Torino

E per rimanere in tema, siamo andati a mangiare indiano. Questo è sicuramente uno dei miei ristoranti preferiti in città, ma – chissà perché – è passato un sacco di tempo dall’ultima volta in cui ci sono stata: due anni, forse? Tuttavia, è rimasto all’altezza delle mie aspettative.
I prezzi, era comprensibile, sono un po’ aumentati, ma ce la si cava con 30 € a testa. Il menu è stato aggiornato e sono davvero interessanti le combinazioni di piatti proposte: l’indecisione ha regnato sovrana per diversi minuti prima della scelta definitiva. Alla fine, abbiamo deciso per due menu (uno a base di pollo, l’altro di pollo, bovino e agnello) che prevedevano un piatto di antipasti, un secondo misto, una bella porzione di riso basmati profumato, e un dolce o un tè.

Buonissimi i curry, ossia gli spezzatini con abbondante salsa non necessariamente al curry (che invece è una parola nata in ambito europeo); in India, infatti, l’equivalente del curry inteso come mistura di spezie è indicato con il termine masala. Sempre eccezionale l’aperitivo: una bevanda fresca con limone, menta e cumino pestato, ovviamente accompagnato da un croccante papadam, anch’esso al cumino.

l’Opificio 17 Gennaio, 2009

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OPIFICIO, pizzeria – via Gili 3, Rivoli (TO)

In questo locale nascosto in un vicolo anonimo servono una pizza napoletana davvero notevole con la pasta soffice e spessa. Ma non c’è solo pizza, e infatti l’altra sera ho deciso di assaggiare lo gnocco fritto con i formaggi e il culatello: squisito! Oltre a questo c’è un’ampia scelta di piatti a base di pasta fritta, insalate, e poi molti dolci della tradizione napoletana: c’è anche la possibilità di prendere un piatto misto con assaggi di pastiera, sfogliatella ripiena di ricotta, babà al rum e zeppola dolce.

I proprietari sono gli stessi di Amici Miei e del Sicomoro a Torino e, anche nell’arredare all’Opificio si sono affidati al gusto di un team di architetti che ha proposto atmosfere essenziali e sofisticate: nero il colore dominante, lucido e opaco, mentre la luce discende da fibre ottiche ad illuminare puntualmente i tavoli o il filo d’acqua che esce dal rubinetto nei bagni. E anche qui si rivela vincente questa idea di proporre un menu tradizionale ed economico in un ambiente di ricercato design.

Miyako 12 Gennaio, 2009

Posted by emmaci in giapponesi, ristoranti.
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MIYAKO, cinese e giapponese – via XX settembre 49, Torino

Incuriositi dalla recensione di un amico, scegliamo un sabato sera di qualche settimana fa per andare a provarlo.

Prenotiamo per cenare in seconda serata – h. 22.45 – ma non siamo i soli: altri quattro tavoli pieni ci fanno compagnia. L’idea è ordinare sushi-all-you-can-eat (20€ circa) ed è quel che facciamo dopo aver comunque sfogliato il menu, che offre anche altre specialità giapponesi e i soliti piatti cinesi (perché, bisogna ricordare, che  anche qui i cuochi non sono giapponesi!). Ci arriva un antipastino, un temaki ossia un cono d’alga ripieno, e poi una super barca di sushi e roll: tutto molto buono, a parte i roll con la tempura e l’avocado  (scopro sul web che si chiamano uramaki) che personalmente non ho apprezzato, li ho trovati un po’ pesanti. Non ricordo esattamente quanti pezzi ci fossero, mi pare cinque per ogni tipo di pesce, quattro futomaki (i roll più classici) e sei uramaki. Il pesce per i nigiri era ottimo: salmone, tonno, pesce bianco, gambero e calamaro. Già un po’ pieni, ma non ancora saturi,  decidiamo di sfruttare l’all-you-can-eat e ordiniamo un’altra barca, più piccola questa volta. La valutazione finale è più che positiva: sicuramente non è un posto chic come il Kiki, ma il sushi è di qualità. E mi associo a L. nel dire che il wasabi del Miyako è eccezionale!