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One shot, one thought /81 14 settembre, 2014

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Torino #WHPbwlandscapes
Su strade e luoghi che hai calpestato migliaia di volte,
può capitare di girarsi e rendersi conto di prospettive mai viste.

Torino.
Il mio scatto per #WHPbwlandscapes.

In equilibrio fra luce e tenebre 11 luglio, 2014

Posted by emmaci in fotografia, Torino è casa mia.
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È al calare del sole che la magia di Torino si rivela in tutto il suo fascino, quando i lampioni si accendono e le strade lastricate brillano, quando i portici diventano spettrali, quando si fanno più potenti gli sguardi delle statue che sorvegliano sui segreti di questa città. Attraversata dalle energie contrapposte dei due fiumi, del Po e della Dora, del Sole e della Luna, nulla è stato lasciato al caso: nei secoli, architetti e artisti che ben conoscevano la materia esoterica hanno costruito una città popolata di simboli occulti; e i misteri più oscuri si intrecciano con le sorti della Sindone e del Sacro Graal. Nell’eterna lotta fra il Bene e il Male, Torino è ritenuta la congiunzione dei due triangoli magici: quello bianco e benefico, con Lione e Praga, quello nero e satanico con Londra e San Francisco. Nel cuore della città, i Dioscuri a cavallo vigilano su questo equilibrio tra luce e tenebre, tra vita e morte, tra le forze opposte che garantiscono l’esistenza del mondo stesso.

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One shot, one thought/2 28 febbraio, 2014

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imageProspettive di un giorno di pioggia a Torino.

Pavlov mon amour 12 dicembre, 2013

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Ancora immaginate Torino come una città grigia?
Sì, a volte e così, ma altre volte persino novembre riesce a regalare giornate come queste. Il cielo limpido e il sole appena tiepido ti impediscono di restare in casa, ed è ancora bello girare in bicicletta, senza che si inneschi un principio di congelamento. Pavlov mon amour.
Sono giornate in cui le montagne si fanno quinta teatrale per la città. La vista delle montagne innevate in fondo a una via qualunque mi farà impazzire per sempre. La luce netta mette in risalto ogni dettaglio: gli spigoli degli edifici, le loro decorazioni, una ragnatela sul ponte, ogni singola foglia di un ginko esploso come un’immenso fuoco d’artificio ai giardini Cavour.

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Un mattino di neve in città 28 febbraio, 2013

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L’ho capito ancora prima di aprire gli occhi. Ancora nascoste sotto le lenzuola, le mie orecchie percepivano che i suoni in strada erano diversi. Mi sono goduta quella sensazione per alcuni istanti, prima di realizzare che anche la luce nella stanza era diversa e che i lucernari erano completamente coperti. Ne ho aperto uno, piano, ed ecco la neve che scendeva a grandi fiocchi leggeri, imbiancando tutti i tetti che riuscivo a scorgere. Ho infilato un paio di jeans, calze calde e gli anfibi, poi il cappotto e i guanti e sono uscita. L’ombrello no, l’ombrello non si usa quando nevica. L’atmosfera era un po’ intorpidita e assonnata e tutto sembrava sospeso, come se fosse appena uscito da una nuvola. Per le vie, lungo il Po e al parco, poche persone, e io, come sempre sorpresa del rumore croccante della neve fresca sotto alle scarpe.

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Tutte le foto qui.

 

Quando il cielo ristagna e la nebbia punge 5 febbraio, 2013

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Il cielo è grigio e stagnante, e non darà pioggia. La nebbia punge, si infila tra il collo e la sciarpa e lega le caviglie. Ci sono giorni in cui Torino ce la mette tutta per deprimermi, allora la sfido, o meglio, mi sfido, ed esco con la macchina fotografica.

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one shot A day – week #19 15 maggio, 2012

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6 maggio | Shower cap competition


7 maggio | A Torino si festeggia


8 maggio | Yoga


9 maggio | Periferia ore 23, in coda per il gelato


10 maggio | Comincia il Salone del Libro #SalTo12/1


11 maggio | Torino, ville lumière. Occasioni mondane #SalTo12/2


12 maggio | Relax al Circolo dei Lettori #SalTo12/3

È cucina 1 marzo, 2012

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È CUCINA, cucina italiana – via Bertola 27, Torino.

Pare che in questo locale non ci sia mai posto e che per essere sicuri si debba prenotare settimane prima. Sicuramente a cena, È cucina ha un successo clamoroso; a pranzo funziona in modo diverso, ma fonti affidabili mi dicono che è altrettanto soddisfacente.

Non c’è la carta dei piatti, ma solo menu degustazione: pesce, carne, vegetariano, con piatti a sorpresa. A sorpresa nel senso che non te li annunciano prima, ma in generale tutti i menu degustazione sono così, anyway; ovviamente i camerieri si informano se ci sono allergie, idiosincrasie o che altro. La filosofia di questo ristorante – che scopro dopo essere del famoso Cesare Marretti de La prova del cuoco – è quella di preparare piatti di cucina raffinata con pochi ingredienti sempre freschi e tenere così i prezzi molto bassi. Per dire, la spesa è stata di circa 35€ a testa con quattro portate, dolce, bottiglia di vino, acqua, caffè.

Noi abbiamo scelto menu di pesce accompagnandolo con Gewürztraminer. Portata numero uno: carpaccio di spada con melanzana al forno e arancia, morbidissimo, equilibrato, speziato, succoso. Portata numero due: orata al cartoccio con mousse di cime di rapa – più tradizionale ma ottima, con olive taggiasche, pomodorini, capperi; a questo punto eravamo già abbastanza sazi, ma la curiosità era troppa. E quindi, portata numero tre: capesante alla piastra su crema di broccoli – goduriosissime, cinque o sei capesante belle ciccione. Infine il dolce: tortino al cioccolato con cuore fondente profumato al rosmarino e sorbetto alla nocciola. Insomma, rimpinzati a felici.
Grazie a chi ci ha portati – anche perché ci ha pure offerto la cena. Ehehe.

Una foto del locale è in one shot A day – week #8

l’Ostu 8 febbraio, 2012

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L’OSTU, enoteca – via Cristoforo Colombo 63, Torino

Enoteca con cucina, osteria con videopoker, l’Ostu sta lì, in bilico. Da un lato strizza l’occhio alla clientela radical chic che si rifugia fra le pareti di bottiglie, dall’altro cerca di trattenere gli aficionados che ancora fumano appoggiati sul bancone e accompagnano la partita di calcio con un bicchiere di rosso e un paio di spiedini.
A metà fra piola e vineria fra le vie della Crocetta, offre un menu non troppo convincente che rende difficile la scelta: antipasti piemontesi classici, primi un po’ tradizionali e un po’ lucani, secondi che paiono tutti uguali. Alla fine decido per lingua al verde e tajarin castelmagno e salsiccia: buona la lingua – agliosa ma senza eccedere – la pasta meno, un po’ impapocchiata dalla cottura non al dente e dal formaggio che era castelmagno in minimissima parte. Migliore la panna cotta al bicerin che prendo per concludere. Il conto è meno di 25 euro a testa, vino compreso.
Insomma, voto 6: niente di speciale, ma tutto sommato un posto tranquillo dove chiacchierare con gli amici e mangiare qualcosa senza troppe pretese.

one shot A day – week #3 23 gennaio, 2012

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15 gennaio | Voglia di scavalcare la siepe, a volte.


16 gennaio | Sembrava inverno vero, invece era una finta.


17 gennaio | Quinte, scenari e palcoscenici.


18 gennaio | Sempre gli stessi luoghi, ma ogni tanto cambiano.


19 gennaio | Sempre gli stessi luoghi, ma ogni tanto sorprendono.


20 gennaio | Shut down.


21 gennaio | Merry merry merry-go-round.

non c’è Santo Stefano senza cinema 30 dicembre, 2011

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L’appuntamento al cinema per  Santo Stefano è d’obbligo. Satolli, dopo una maratona enogastronomica di diversi giorni, si rotola al cinema nel tentativo di sostituire qualche pasto. Cosa che poi non accade, perché non si nega a nessuno un aperitivino per scaldarsi le ossa dopo la passeggiata pomeridiana.

Santo Stefano è piazza Castello. Le luci d’artista, il colossale presepe di Luzzati, il caffè Roberto e le sue boiserie – non possiamo permetterci un Baratti e Milano, purtroppo – la galleria Subalpina, le librerie antiquarie, il cinema Romano.

Andiamo a vedere Midnight in Paris.
Io l’ho già visto, più di un mese fa a Oxford. Lingua originale, senza sottotitoli. Avete presente un film di Woody Allen senza sottotitoli? Appunto. Ma è stata un’esperienza magnifica: un vecchio cinema, colonne in legno e frontone da tempio greco, botteghino all’esterno, sala piccola, velluti rossi, seggioline in legno, bar interno: proprio dentro alla sala! ti prendi la birra, il vino, il tè e lo porti al tuo posto. Fantastico.

Midnight in Paris
Woody Allen, 2011

Accetto senza remore di vederlo una seconda volta, per capire meglio quei due o tre(mila) passaggi che mi sono sfuggiti.
Paradossalmente natalizio questo film, nonostante sia ambientato in estate: la Ville Lumière incantata, le feste, i bistrot fumosi, le musiche di Cole Porter, hanno un non so che di natalizio. Un sogno.
Gil, moderno Cenerentolo su moderna carrozza, sale su una Peugeot d’epoca e finisce negli anni Venti, fra i suoi mentori letterari: Hemingway, i Fitzgerald e i loro amici, dei qualunque Picasso, Dalì, Man Ray, Buñuel, e così via. Ogni sera a mezzanotte fugge dal suo deludente oggi e si rifugia in questo passato d’oro, conosciuto e quasi cristallizzato nella sua perfezione. E come in un circolo incontra Adriana – bella bella bellissima Marion Cotillard – insoddisfatta del proprio presente, che a sua volta sogna di vivere durante la Belle Époque.

C’è sempre un’epoca speciale a cui si anela, e che a nessuno piaccia la quotidianità è cosa nota. Purtroppo, anzi, per fortuna non si sfugge al proprio essere e, come Allen ci suggerisce, non si deve guardare al passato con nostalgia, ma cercare in esso nuovi stimoli per vivere più forte.

Che il vostro 2012 sia così, creativo e coraggioso.

Paratissima on my mind 4 novembre, 2011

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Paratissima 2011. Qui l’edizione 2010.

al Circolo dei Lettori / 2 31 ottobre, 2011

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Quasi quasi mi fermo anche per l’aperitivo…

Tea & work 31 ottobre, 2011

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Pomeriggio di tè e lavoro per compagine!
Adoro il Circolo dei Lettori. E, tra l’altro, il tè basic è buonissimo.

i LOV torino 21 giugno, 2011

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Vanchiglia Open Lab: una notte di cultura, arte e creatività.
Un po’ come Paratissima, ma più ruspante, più festa di paese; ci sono sì le gallerie d’arte aperte, gli studi di architettura, di design, fotografia eccetera che fanno tanto fico, ma anche tutti i negozi – panetterie e mercerie comprese.
Divani che compaiono sulla strada, un’ape che porta la musica in ogni angolo del quartiere, bambini con improvvisati canestri, balere organizzate in vetrina. E i cortili, quei posti magici che non finiranno mai di stupirmi.

I love Torino: città che non perde occasione per diffondere cultura e per rivalutare quegli spazi di cui ci eravamo scordati.

la Betulla 30 maggio, 2011

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LA BETULLA, ristorante – strada Giaveno 29, Trana

Gli passi accanto e neanche lo vedi, in una borgata un po’ insignificante – non me ne vogliano – sulla strada che sale verso Giaveno. Dentro, invece, la sala è raffinata, luminosa, e il carrello di formaggi che troneggia in mezzo ai tavoli già fa capire dove si vuole andare a parare: la cucina del territorio.
Due ricchi menu degustazione, quello della tradizione e quello del mercato, e una decina di piatti à la carte: la scelta è stata ardua, ma alla fine io ho scelto battuta di fassone e un risotto verde con lumache e filone di vitello da estasi. Tutto preparato con cura e piccole accortezze, e servito da un maître premuroso.
Posto chic, cibo chic, prezzo sostenibile – mi hanno detto, e comunque io mi fido della solita guida dei Cento, che quest’anno, per l’occasione è diventata dei Centocinquanta.

Superga pics 13 maggio, 2011

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Subsonica 14 aprile, 2011

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courtesy of ildave

La prima volta che li ho sentiti dal vivo, i Subsonica suonavano su un palco semovente in testa ad una manifestazione: la via  era strapiena di gente che ballava sulle note di Liberi tutti, un’immagine così vivida nella mia mente che mi emoziono ancora a pensarci. Era il 1999 e io, Microchip emozionale, ce l’avevo su una musicassetta – copia di una copia di una copia di qualche amico – che  ho consumato a furia di ascoltarla, perché quello era un album geniale, una vera innovazione.
Dopo sono usciti Amorematico (non male), Terrestre (carino) e L’eclissi (bah), tutto un po’ in discesa. Poi una pausa di riflessione – ci voleva – ed ecco Eden, un album decisamente bello.

Non per nulla il Palaisozaki era pieno lunedì sera: un sold out prevedibile. Migliaia di fan con l’aspettativa alle stelle.
Bum-bum-bum-bum, comincia lo show al ritmo di Prodotto Interno Lurido, cui segue una scaletta di pezzi nuovi e vecchi ben scelti; i successi storici vengono acclamati con entusiasmo, ma i brani dell’ultimo disco sono potenti e noi non aspettiamo altro. I cinque sono carichi e trasmettono al pubblico la loro passione, il piacere di suonare a casa, nella loro città, nella mia città: ritrovarla nei loro testi susciterà sempre in me un piccolo moto di orgoglio.
Samuel salta come un disperato mentre Boosta continua ad appendersi alla sua tastiera a molla, Casacci pesta sulla chitarra e Ninja sulla batteria, solo Vicio è un po’ più in ombra – poveri bassisti, sempre bistrattati! ma se non ci fossero loro…
Dopo due ore di ballo ininterrotto, il concerto si chiude con L’odore, suonata a luci già accese; e noi rimaniamo stremati, soddisfatti e sudati, e come al solito un po’ frastornati perché è passato tutto troppo in fretta.

Prodotto Interno Lurido | Albascura | L’ultima Risposta | Nuvole Rapide | Serpente | Il Cielo su Torino | Veleno | Aurora Sogna | Depre | Sul Sole | Eva-Eva | Eden | Piombo | Il Diluvio | L’errore | Non Identificato | Colpo di Pistola | Benzina Ogoshi | Istrice | La Funzione | Disco Labirinto | Tutti i Miei Sbagli | Liberi Tutti | Nicotina Groove | L’Odore.

I Valenza 7 aprile, 2011

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I VALENZA, trattoria – via Borgo Dora 39, Torino

Vecchia osteria come non ce n’è tante, dice la guida dei Cento di Torino (Extra Torino, 2009). Indubbiamente, tutto di questo locale riporta la mente a tempi passati.
Ad accogliere i clienti con fare un po’ brusco il vecchio oste, appoggiato con la sedia accanto all’entrata, una porticina bassa con le tendine – che mi ricorda tanto quella della casa dei miei nonni di campagna –  si mimetizza su una delle facciate scalcagnate di Borgo Dora, proprio accanto a quel Cortile del Maglio che va tanto di moda. Soffitto basso, legno scuro alle pareti, diversi orologi a pendolo e paccottiglia varia tanto vecchia quanto improbabile e tavoli apparecchiati alla buona, ma pur sempre con tovaglia e tovaglioli di stoffa; e le due salette si riempiono in fretta.
La lavagna, che fa da menu per tutti, offre piatti della cucina piemontese. Nel complesso il cibo – a parte la pasta e fagioli – non ci sembra chissaché: forse un po’ troppo casalingo. Il caffè della casa, alcolico con scorza di limone, tira su la media in extremis.
Un posto caratteristico, un luogo dove portare amici che vengono da fuori e vogliono assaporare l’atmosfera di una tipica piola dei bassifondi torinesi, ma nulla di più.

Lo Scugnizzo 28 marzo, 2011

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LO SCUGNIZZO, pizzeria – corso San Maurizio 34, Torino

È davvero imperdonabile che non abbia mai scritto della pizzeria dei dintorni che in assoluto preferisco.
Lo Scugnizzo è a Torino da molto tempo, ma ultimamente si è rinnovata ed ha assunto quell’aria di pseudo-design che va tanto nelle pizzerie oggi, e che io non approvo – sono cose mie, e non mi dilungherò oltre, ma se volete un assaggio di quel che intendo pigiate qui.

In ogni caso, l’importante è la pizza. Nasce per il tegamino, ma la versione al mattone è quella che mi piace di più: qui è del tipo napoletano, morbida con i bordi alti. Quello che fa la differenza rispetto ad altre pizzerie è la qualità degli ingredienti; prima fra tutti ‘a pummarola, densa, saporita e piena di sole anziché quella più diffusa che è slacquarissa e acida.
A costo di sembrare monotona e monomanica – anche se in realtà è quello che sono – non mi vergogno a dire che ordino sempre la stessa pizza, quella con la burrata, una bella burratona intera appoggiata mollemente al centro del piatto, con tanto pomodoro condito con un ottimo olio extravergine. Ma la morte sua è l’aggiunta delle olive, taggiasche originali, ovviamente.

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