di nuovo in partenza 10 Novembre, 2009
Posted by emmaci in cose che capitano, viaggi e gite.7 comments
Questa volta la meta è Berlino.
Un po’ inflazionata negli ultimi tempi: merito dei festeggiamenti e delle commemorazioni per il ventesimo anniversario della caduta del Muro, e merito di Ryanair che ha messo in vendita i biglietti a prezzi stracciati.
Avrei potuto svegliarmi prima, a dire il vero, visto che partiamo giovedì mattina… mi dareste qualche consiglio un po’ originale su cose da vedere e da fare?
SUMMER twothousandANDnine 4 Settembre, 2009
Posted by emmaci in fotografia, pensieri sparsi, viaggi e gite.add a comment
Riapre il Cinema Bianchini, dopo la pausa estiva che mi vede più rilassata, più acculturata, più magra, più bionda e più abbronzata. Niente da fare: le vacanze fanno solo bene.
Un aperitivo di mare in Liguria e poi via verso le Cicladi, senza idee chiare, senza mete precise, figuriamoci le prenotazioni! Così sul posto abbiamo costruito il nostro itinerario: Santorini, Paros, Antiparos, Delos, Mykonos e per finire Atene; forse non troppo originale, ma ne è valsa la pena. Panorami mozzafiato e grandiosi siti archeologici, bagni in acqua cristallina e spiagge di tutti i colori, moussaka e ice coffee a profusione.

Una volta tornati in Italia, abbiamo ripreso l’auto all’aeroporto e siamo partiti per una settimana tra Istria e Friuli – tappa obbligata delle ultime cinque estati – all’insegna della ricerca gastronomica: pesce, frutti di mare e pivo točeno a Poreč; frico, polenta e spritz a Udine. Direi che non ci siamo fatti mancare proprio niente.
E adesso sono qui, inganno il tempo giocando alla perfetta massaia, mentre un primo lavoro si profila all’orizzonte… Ora che l’università è finita, è tempo di cambiamenti.
Marrakech 15 Marzo, 2009
Posted by emmaci in viaggi e gite.1 comment so far

Ci voleva proprio un viaggetto per svuotare la mente da pensieri e problemi ed immergersi in un altro mondo. Andare a Marrakech fa questo effetto: ti sorprende talmente con i suoi scorci, i colori e i profumi, che può far dimenticare tutto il resto. Si possono ammirare le magnifiche architetture e le decorazioni delle moschee e delle scuole coraniche, così come la semplicità delle rosse case di fango e le vesti della gente. Ci si perde nei souq, guazzabuglio di ogni tipo di merce – dai polli alle pozioni magiche – frastornati dai commercianti che ti tirano dentro al loro bugigattolo pieno zeppo e con i quali è d’obbligo contrattare il prezzo di ogni cosa, per poi ritrovarsi improvvisamente in mezzo alla piazza di Djemaa el-Fnaa, uno spettacolo grandioso che va in scena dalle sette del mattino in poi, tra banchetti d’arance, cavadenti, artiste dell’henné, ammaestratori di scimmie e incantatori di serpenti, danzatori (uomini) del ventre, musicisti, fino a che – in un batter d’occhio – una miriade di cuochi mette su il proprio minuscolo ristorante all’aperto, ed allora le scintillanti lampadine sopra ai tavoli illuminano ogni cucina e le diverse mise en place: spiedini d’agnello, tagine, tanjia, pesce fritto, verdure, couscous, riso, lumache, teste di capra, panini alle uova, pastilla, dolci e frutta secca, il tutto accompagnato da the alla menta zuccheratissimo.
Bisogna anche sottolineare che, nonostante il degrado e la povertà siano notevoli, noi non abbiamo mai avvertito tensioni o momenti di disagio; anzi, ci si sente più sicuri che in una città occidentale. Il turista è accolto e curato – certo perché porta soldi – ma anche nel posto più misero e scalcagnato viene offerto il miglior servizio possibile, un servizio straordinario rispetto a quello riservato ai clienti locali.
Vedere Disneyland da “grandi” 20 Novembre, 2008
Posted by emmaci in viaggi e gite.3 comments
Vedere Disneyland a 24 anni è quasi magico come vederlo a 9.
Quindici sono gli anni passati dalla nostra prima visita a Eurodisney, quando nel 1993 aveva appena aperto, e la nostra ultima visita: il weekend appena trascorso. E quando Elisa, mia sorella, alle soglie dell’esame di maturità ha chiesto come regalo proprio qualche giorno a Disneyland, i nostri genitori hanno risposto con entusiasmo, e anche io, naturalmente!
Così, abbiamo passato quattro giorni tutti insieme a fare i tonti e a divertirci come bambini. E questo perché Disneyland è un posto magico. Al di là delle attrazioni, dei roller coaster, delle parate e dei personaggi Disney che girano per il parco, ciò che lo rende un posto fantastico è l’insieme delle scenografie, di pietra e mattoni, ma anche di siepi e alberi; tutto è preciso, curato e pulito: non una cartaccia a terra, non un rametto fuori posto.
Le ambientazioni sono magnifiche; c’è la Main Street delle cittadine americane di inizio XX secolo (ispirata a quella della città natale di Walt Disney, nel Missouri) con le case a due piani tutte colorate, le grandi vetrine, il benzinaio, il tram a cavalli, le insegne e le scritte sulle finestre: dentista, investigatore, agente immobiliare… Dal giardino in fondo alla Main Street si attraversa il castello della Bella Addormentata e si entra in Fantasyland, il luogo più magico, dove prendono forma tutte le fiabe Disney più famose: il labirinto di Alice e la sala da the del Cappellaio Matto, il carosello di Mary Poppins, la Spada nella Roccia, la giostra di Dumbo e il treno del circo, il paesello della Bella e la Bestia, la carrozza di Cenerentola, il Fagiolo Magico, e poi Pinocchio, Biancaneve e Peter Pan, in un susseguirsi di colori e scenografie rese nel minimo dettaglio. Da Fantasyland si raggiunge Adventureland dove, tra caraibi, giungla e savana, troviamo la casa di Robinson Crusoe costruita sui rami di un ficus gigantesco, tutto finto, dal tronco alle radici alle foglie, ma ricostruito con tale precisione da non distinguersi dagli altri alberi veri. E poi c’è il settore di Frontierland nel quale trova spazio una cittadina di minatori del Far West, ai tempi della corsa all’oro: miniere, fortini, battelli a vapore, saloon e case stregate. Infine, Discoveryland, dove fa da padrona la visione del futuro che ritroviamo nei romanzi di Jules Verne.
Un’altra cosa veramente incredibile è il fatto che una volta dentro il parco non c’è luogo da dove si possa vedere il mondo esterno; anche dall’albero di Robinson o dal castello della Regina di Cuori non è possibile scorgere case e strade al di fuori di lì, rafforzando la sensazione di trovarsi in un luogo incantato dove abbandonare per un pochino pensieri e preoccupazioni.
Venezia 3 Novembre, 2008
Posted by emmaci in ristoranti, viaggi e gite.2 comments
Torno da un weekend a Venezia: inizialmente l’intenzione era quella di visitare la Biennale di Architettura; ma quando degli amici mi hanno detto che non è un granché questa volta, abbiamo deciso di visitare la città. E meno male, perché Venezia è sempre bella, ed io avevo proprio voglia di godere degli scorci magnifici che sa regalare.
Secondo me le calli e i campi più belli si trovano nell’area di campo Santo Stefano in sestriere San Marco e in tutto Dorsoduro; mentre i canali più suggestivi si vedono a nord di campo Santa Maria Formosa e in tutto il sestriere di Castello. Un altro posto che a parer mio è molto romantico – a patto di vederlo con il sole – è l’isola di San Pietro, sulla coda, ad est, soprattutto quell’angolino verde proprio in fronte alla cattedrale di San Pietro.
Un’esperienza fantastica di questo weekend è stata l’acqua alta, che io non avevo mai visto: è davvero divertente vedere piazza San Marco come una piscina assolata! E ancora più divertente è stato dover andare in ciabatte a prendere le chiavi all’hotel centrale, perché noi nella dependance ci siamo chiusi fuori…

Pernottamento: neanche a dirlo, la scelta per dormire a Venezia è pressoché infinita; noi, tra tanti, alla fine abbiamo scelto il B&B Palazzo Guardi, sul rio di San Trovaso a Dorsoduro. In realtà abbiamo dormito nella dependance che si trova appena dietro il Peggy Guggenheim Museum. La stanza è nuovissima e grande; la vista è sul muro davanti, ma è abbastanza frequente da quelle parti… La colazione abbondante ci ha permesso di mettere qualcosa da parte per il pranzo.
Cene: anzi, prima di tutto, aperitivi – che equivale a dire: tanti spritz! Da sorseggiare, sgranocchiando patatine, seduti in campo Santa Margherita, dove ci sono mille bar e la deliziosa bevanda costa ben 1,80€ (anche 1€ negli happy hour!). Dopodiché ci si può dirigere – un po’ leggeri – verso i vari ristorantini.
CASIN DEI NOBILI, San Barnaba, Dorsoduro. Già sperimentato due anni fa, si è mantenuto al livello delle nostre aspettative. Ambientato in una ex-casa di tolleranza (potete vedere il prezziario all’ingresso), è arredato da una quantità esorbitante di oggetti antichi e stravaganti. I piatti propongono anche curiosi accostamenti: noi, però, ci siamo tenuti sul classico ed abbiamo ordinato reginette con capesante e basilico e grigliata di pesce; per concludere, poi, un semifreddo ai pistacchi e ananas con gelato alla vaniglia.
OSTERIA 1518, Fondamenta delle Zattere, Dorsoduro. L’abbiamo trovato per caso ed è stato una piacevole scoperta! La frittura di pesce che Andrea ha preso è forse una delle più buone che abbiamo mai assaggiato: i pesci sono vari e freschissimi ed il fritto è leggerissimo. Anche gli spaghetti al nero di seppia sono molto buoni.
OSTERIA ALLA BIFORA, Santa Margherita, Dorsoduro. Ci siamo seduti ad un tavolino fuori per bere ancora uno spritz e mangiucchiare qualcosina prima di ripartire. Il menù offre una gran quantità di cicheti (le tapas venessiane, per intenderci), e noi non disdegnamo: sarde in saor e baccalà mantecato. Buonissimo…





