jump to navigation

Jadranska Magistrala

Che cos’è? Jadranska Magistrala è il nome, in serbo-croato, della strada che da Trieste segue la costa adriatica fino al Montenegro, e forse oltre.

Il viaggio è venuto un po’ da sé: inizialmente l’idea era di andare con amici in Montenegro, poi tutti ci hanno abbandonati, perché non erano convinti della meta. Così, siamo partiti un po’ all’avventura, senza prenotare niente e senza avere ben idea dei posti da vedere.

Alla fine, l’itinerario che è uscito è stato questo:
Herceg Novi, Petrovac in Montenegro, e poi, in Croazia, Dubrovnik, Šibenik, Zadar, una deviazione per vedere i laghi di Plitvice, e poi Poreč, in Istria, dove abbiamo raggiunto degli amici.

Cominciamo subito con una precisazione: come si leggono le lettere in croato? Perché se non lo sapete e storpiate le parole, mi fate solo arrabbiare! Le differenze dall’italiano non sono molte, e adesso ve le spiego:

c = z, come in “pozzo”
č, ć = come in “cielo”, una è più forte, l’altra più debole, ma la differenza è minima
dž, đ = come in “giungla” (idem come per č e ć)
g = come in “gatto”
h = gutturale come nel “ich” tedesco
k = come in “casa”
j = una “i” un po’ lunga
lj = come in “gli”
nj = come in “gnomo”
r = può anche diventare vocalica
š = come in “sciarpa”
z = come in “rosa”
ž = come la g morbida di “Jean”

Vi informo, inoltre, che questa pagina – a differenza delle altre – assumerà maggiormente la forma del diario di viaggio.
Ok? Bene: possiamo partire.

  1. ANCONA – SPALATO. Inizialmente, avremmo voluto prendere il traghetto per Bar e risalire tutta la costa, ma i biglietti erano finiti, quindi abbiamo dovuto ripiegare sulla tratta Ancona-Spalato, e poi scendere verso sud; ma meglio così, perché al porto di Ancona abbiamo visto il traghetto per il Montenegro, e non era molto rassicurante!
  2. SPLIT – HERCEG NOVI. 255 km sulla famosa Jadranska Magistrala: una strada a una corsia per senso di marcia, stretta e tutta curve, a pochi passi dal mare. Per chilometri si passa accanto ad alte rupi scoscese, che si inabissano nell’Adriatico senza soluzione di continuità, poi, man mano che si va verso Dubrovnik, il paesaggio si fa più dolce: i monti sono costellati da cipressi alti e magri che creano un bel colpo d’occhio. Il confine con il Montenegro dista 30 km da Dubrovnik: coda alla dogana, visto sul passaporto e dopo poco arriviamo a destinazione. Il viaggio è durato tutta la giornata, con una piccola sosta per il pranzo a metà tragitto.
    PERNOTTAMENTO: trovare dove dormire è stata un’impresa non da poco, poiché in agosto la costa montenegrina è affollata da serbi, ungheresi e russi (neanche l’ombra di un italiano). Alla fine – dopo molto girare – abbiamo trovato lo Spinnaker: appartamenti nuovi, belli, puliti ed accessoriati, per di più in una zona carina, e con il parcheggio custodito. Il costo (40€ a notte) è elevato per gli standard montenegrini, ma rientra ampiamente nel nostro budget. Buba, la padrona di casa, è un’amabile conversatrice.
    CENA: Klub Književnika, in punta alla via dello Spinnaker. Il posto è molto carino, si mangia all’aperto sotto gazebi disposti su terrazzine. Per me bistecca di vitello con sughino buonissimo, e per Andrea risotto ai frutti di mare. Un gruppo di musica tradizionale suona e canta, allietandoci durante il pasto.
  3. HERCEG NOVI. È una cittadina medievale alle porte della Boka Kotorska, immersa nel verde e circondata da mura che risalgono a seicento anni fa. Tra le strette viuzze della città vecchia (la stari grad) si aprono piccole piazzette; tutto è rivestito in pietra levigata. La passeggiata sul mare è lunga 7 km, molto verdeggiante e costellata dai classici esercizi da lungomare: bar, ristorantini, bancarelle, tabaccai improvvisati. Le spiagge sono composte in parte da piattaforme di cemento e in parte da ciottoli. L’acqua è freddina, ma pulita e non mancano gli avvistamenti di pesci. I venditori da spiaggia, qui, si sbizzarriscono: calamari fritti, caffé caldo nei thermos, libri, olio solare, krapfen…
    L’acqua è poco salata; infatti è diluita dall’acqua piovana che filtra attraverso le rocce carsiche che circondano tutta la Boka Kotorska, l’insenatura sulla quale Herceg Novi si affaccia.
    CENA: facciamo il bis al ristorante della sera prima; io prendo frittura di pesce, Andrea invece si lancia su piatti più tipici: bistecca di vitello ripiena di formaggio e prosciutto affumicato, il tutto sormontato da una pallina di formaggio Njeguši che man mano si scioglie – yum!
  4. BOKA KOTORSKA. La Boka Kotorska (o Bocche di Cattaro) è una profonda insenatura nella costa, circondata da montagne che raggiungono anche i 1895 m. A causa della loro somiglianza geomorfologica con la frastagliata costa norvegese, le bocche di Cattaro vengono anche considerate il più meridionale fiordo d’Europa, ma in realtà si tratta di un antico vallone costiero invaso dal mare
    PERAST. Il borgo, molto carino, è formato soltanto dalle vecchie case dei capitani dei velieri (XV secolo). Di fronte alla cittadina si trovano due graziose isolette: l’isola di Sveti Ðorđe ospita un boschetto di cipressi ed un’abbazia benedettina, mentre l’altra è un’isola artificiale su cui sorge il santuario cattolico dedicato alla Gospa od Škrpjela (la Madonna dello Scalpello). Dalla banchina c’è un continuo via vai di barchette che per una modica cifra portano agli isolotti.
    KOTOR
    . La cittadina, che dà il nome a tutto il bacino, si trova nel punto più interno della Boka. La stari grad di Kotor è un suggestivo borgo medievale ben conservato, racchiuso da spesse mura. È patrimonio dell’UNESCO. Molte le chiese, sia cattoliche, sia ortodosse.
    Una scalinata lunga lunga e ripida ripida porta alla fortezza di Sveti Ivan, a 280 m sul livello del mare. Noi avevamo solo le ciabattine, e abbiamo dovuto rinunciarvi
    CENA: Konoba Feral a Herceg Novi, dove mangiamo pollo “begs”, rolatine con prosciutto affumicato, e il solito formaggio Njeguš, e una bistecca di maiale ripiena di formaggio e prosciutto.
    SERA: Per il dopocena ci sediamo ai tavolini del Bife Žalo, il bar di Emir Kusturica: è davvero bello, con una vista incantevole sul porto e un arredo molto curato. È poi affiliato all’Unicef, e i camerieri vestono tutti una t-shirt verde con l’immagine di Che Guevara, per preciso volere del regista.
  5. ZANJICE, FORT MAMULA e PLAVA ŠPILJIA. Al mattino, dalla spiaggia, salpano delle barche che per ben 5€ fanno fare un’escursione che dura tutta la giornata. Da lì, in venti minuti di navigazione, si raggiunge la spiaggia di Zanjice, che si sviluppa per duecento metri in un’insenatura sull’Adriatico; è composta da ciottoli lisci e l’acqua è limpidissima. Inoltre è protetta da alture, che la riparano dal vento, e alle sue spalle cresce una fitta vegetazione di olivi. Dal molo, poi, si può prendere di nuovo la barca che porta alla Grotta Azzurra (la Plava Špilja): una volta entrati nella grotta ci si può tuffare, e l’acqua è davvero blu blu, profonda e cristallina. La seconda tappa è l’isolotto di Mamula, sul quale sorge Fort Mamula, carcere in disuso, che prima ancora costituiva l’avamposto asburgico nella baia, insieme ad altre due fortezze sulla costa.
    CENA: Lent a Igalo, in fondo al lungomare di Herceg Novi, verso ovest. Abbiamo la fortuna di sedere ad un metro dal mare, a lume di candela, dominando il golfo. La cena è ottima: pesce bianco impanato annaffiato dal locale vino Krstač, un bianco fruttato.
  6. PETROVAC. Questo è stato il punto più a sud che abbiamo raggiunto. L’abbiamo scelto sulla base dei suggerimenti avuti dai gestori dello Spinnaker di Herceg Novi, e da lì si possono fare dei giri interessanti. Il lungomare è carino e si sviluppa lungo una fila di casette tipiche graziose e ben conservate. All’estremità settentrionale della Petrovačka Plaza spicca un monumento ai caduti della seconda guerra mondiale, posto su uno scoglio grande e alto, dal quale si gode di una bellissima vista del mare cristallino che si infrange sulle rocce carsiche.
    Per arrivare a Petrovac, che si trova circa a metà della costa montenegrina, bisogna fare il giro di tutta la Boka Kotorska, poi dirigersi verso Tivat e continuare sulla litoranea. È giunto il momento di spendere due parole sulle capacità di guida degli autoctoni: i motorini superano da destra, da sinistra, da sopra, da sotto usando smodatamente il clacson, e così fanno anche i tir nelle curve a strapiombo sul mare; per non parlare degli automobilisti che ti pressano da dietro finché non ti superano, per poi piantarsi in mezzo alla strada senza ragione e senza preavviso… E anche le strade non sono un granché:  oltre ad essere strette e tortuose, sono dotate di un pessimo asfalto, grigino e rumoroso, che ti accoglie appena entri in Montenegro.
    PERNOTTAMENTO: Arrivati a Petrovac, finalmente, si presenta il problema di cercare casa: le agenzie ci scoraggiano subito perché – dovremmo saperlo – siamo in alta stagione. Quindi, dopo aver bussato a tutte le porte che espongono il cartello “SOBE”, camere – non senza avventure moleste – dobbiamo rivolgerci ai grandi alberghi, in perfetto stile sovietico, ma anche questi sono pieni o troppo costosi. La ricerca è veramente esasperante, e alla fine ci rassegnamo a pernottare nell’unica camera trovata in uno dei grossi alberghi, quello più brutto, il Castelastva. Andrea l’ha descritto inizialmente come una “voluminosa merda”, poi ha ritrattato dicendo che gli pareva più una prigione per dissidenti del regime. In entrambi i casi non aveva torto. In camera l’arredo è datato, sicuramente all’avanguardia quarant’anni fa. E ai favolosi sixties risale anche l’ultima pulizia: ciò che colpisce immediatamente è l’odore di stantio. Non mi dilungo ancora, ma sappiate che è il posto peggiore dove ho dormito finora. Fortunatamente si è trattato di sole due notti.
  7. SVETI STEFAN. Sveti Stefan è un isolotto collegato alla terraferma da un istmo artificiale. Un tempo villaggio di pescatori, dagli anni Sessanta è diventato una città-albergo con ville e appartamenti di lusso. La passerella divide in due una spiaggia fanstastica composta da sassolini piccoli, levigati e rotondi, di un bel colore rosa.
    CENA: Sempre seguendo i consigli di Buba, ci mettiamo in macchina per raggiungere VIRPAZAR, paesino sullo Skadarsko Jezero (il lago Scutari), diviso tra il Montenegro e l’Albania. La strada, che è la stessa che porta alla capitale Podgorica, si inerpica sulle montagne senza incontrare alcun centro abitato ed offrendo meravigliosi scorci montani. Troviamo subito il ristorante, ma prima di cena facciamo due passi per il paese, che sembra deserto: scopriamo poco dopo che tutti gli abitanti stanno assistendo ad una combattutissima partita di calcio in un improvvisato campo sulla riva del lago.  Il paesaggio è davvero incantevole.
    Al ristorante Pelikan la gentile proprietaria ci fa accomodare nel dehor. Immediatamente arriva un signore barbuto che posa sul nostro tavolo una piantina di basilico, e vari ramoscelli di alloro, timo, salvia e origano. Boh? Poi ordiniamo: olive, insalata mista, e carpa del lago con patate e cipolle – la vera specialità per qui siamo andati fino a Virpazar! Quando arriva il vassoio, notiamo la magna quantitate di carpa alla brace, e ci scagliamo su di essa con voracità, gustandola in particolar modo con il limone e l’origano: il sapore è deciso e la consistenza robusta, la cottura è giusta, e lascia inalterata la struttura elastica delle carni. Tra un pomodoro insaporito con salvia e basilico, e un boccone di patate alla montenegrina, siamo presto sazi, ma la gentile cuciniera ci offre ancora dell’ottimo pan di spagna e una fetta di anguria. Dopo aver pagato 25€ in tutto, ce ne andiamo soddisfatti, e con tutte le piantine aromatiche che – sorprendentemente – ci sono state donate.
  8. DUBROVNIK. Il viaggio da Petrovac verso la città dalmata è un po’ difficoltoso, un po’ per il traffico e un po’ a causa di una serie di “elementi” che incontriamo sulla strada.
    La stari grad fortificata di Dubrovnik è incredibilmente affascinante, con una storia ricca e travagliata. Arriviamo dal lato della Torre Minčeta, illuminata da riflettori candidi e sorvolata da pipistrelli rumorosi; entriamo in città da una porta laterale, dove ci accoglie un cartello che illustra l’agghiacciante consistenza dei danni subiti dai bombardamenti serbi nell’arco di sei mesi tra il 1991 e il 1992. Da qui scendiamo una delle tante scalette che scendono perpendicolari alla Placa, la via principale; lo spettacolo è meraviglioso: tutto è rivestito da mattonelle in pietra calcarea bianca, lucida e scivolosa.

    PERNOTTAMENTO: troviamo alloggio senza difficoltà – questa volta – presso un’anziana signora, nel quartiere di Gruž. La camera ha bagno, cucina ed una bella terrazza; la vista dà sul porto di Gruž e sui monti dove passa la Jadranska Magistrala.
    CENA: scegliamo lo Jadran, affidandoci ad una delle guide; l’ambientazione nel chiostro dell’ex-convento di Santa Chiara è suggestiva, e la cucina buona.
  9. DUBROVINK. Ma qui non c’è solo la città da visitare: anche le spiagge ed il mare meritano! Noi abbiamo scelto la Copacabana Beach, all’estremità opposta della penisola rispetto al centro storico; per raggiungerla bisogna seguire un sentiero tra i pini.
    Facciamo in modo di essere di nuovo a Dubrovnik città verso il tramonto: visitarla e fare il giro delle mura a quell’ora è un’emozione impagabile, perché tutto diventa rosa e si veste di un’atmosfera unica. Il percorso sulle mura è di 2 km, ed offre ad ogni passo una vista meravigliosa, sui tetti e sul mare.
    CENA: Dundo Maroje, anche questo segnalato dalle guide. Finalmente ordiniamo carne di agnello alla griglia, che viene servito con ottime patate alla brace. Concludiamo con una coppa di macedonia ed un creme caramel.
  10. VODICE. Da Dubrovnik ci dirigiamo decisamente verso nord: la meta non è ben chiara, ma alla fine decidiamo di fermarci dalle parti di Šibenik, che pare carina. Sicuramente, nei 320 km che percorriamo, ci lasciamo alle spalle un sacco di posti interessanti, ma purtoppo bisogna fare delle scelte.
    PERNOTTAMENTO
    : a Vodice, 15 km da Šibenik, dove l’offerta è maggiore; è una piccola cittadina turistica sul mare: niente di che.
    ŠIBENIK
    . Da vedere, qui, c’è sicuramente la cattedrale di Sveti Jacov, edificio rinascimentale costruito interamente in pietra, senza legno. Un’altra curiosità è costituita dalle tante testoline sul lato esterno dell’abside: sicuramente, lo scultore ha preso spunto dai volti dei suoi compaesani.
  11. STARIGRAD PAKLENICA. Da Šibenik imbocchiamo l’autostrada verso Zadar con l’intenzione di fermarci dalle parti del Parco Nazionale di Paklenica, sempre su suggerimento delle nostre guide. Da queste parti il turismo è estremamente tranquillo, quasi esclusivamente campeggiatori locali, ad esclusione di alcuni appassionati alpinisti o arrampicatori che si avventurano per le ripide falde del Velebit. Ma qui anche il mare è bello: una volta in acqua mettiamo su le nostre maschere e facciamo una nuotatina tra i pesci e i moltissimi ricci!

    PERNOTTAMENTO: troviamo alloggio presto la famiglia di Ante Šikić, che pare simpatica e ospitale (anche se nessuno di loro parla né italiano, né inglese). La casa è carina e in un posto molto tranquillo, con vista mare, tra il profumo dei pini ed il canto delle cicale. Il prezzo poi fa ridere: 25€ a notte (ma non sarà il posto più economico…).
    CENA: Dalmacija, scelto dietro suggerimento di una simpatica famigliola serbo-francese, anche loro ospiti del signor Šikić. Ottimo pesce: calamari fritti e sgombri all’immancabile aglio.
    Per la seconda sera ci fermiamo a cena al Lucija, dove mangiamo un buon piatto di spaghetti al nero di seppia e paghiamo pochissimo.
    ZADAR. Da Starigrad non ci vuole molto: e all’uscita dell’autostrada ci accoglie una periferia anonima come tante, con qualche obbrobrio qua e là. Il centro, invece, è caratteristico, anche se del foro romano non rimangono che poche tracce.
  12. I LAGHI DI PLITVICE. Il viaggio verso nord sulla Hrvatski Autocesta è rallentato dalle raffiche di vento che spostano la macchina; usciamo a Otočac, il Plitvicka Jezera National Park dista ancora 70 km, che copriamo di buon passo in meno di un’ora, soffermandoci sui campi minati, sulle buche nell’asfalto, su alcune case dilaniate, retaggio del conflitto che ha avuto in questa regione, la Kranjia, il suo epicentro.
    Entriamo nel parco a 60 kune, grazie allo sconto studenti, imbocchiamo il percorso C di circa 4 ore, e cominciamo a scendere il pendio: ad un tratto si apre ai nostri occhi una vista magnifica. I cinque laghi che vediamo hanno sfumature che vanno dal blu al verde, l’acqua è limpidissima e ad ogni angolo c’è una cascatella. Scendiamo e arriviamo alle passerelle di legno che attraversano i laghi sospese sull’acqua. I pesci si affollano vicino alle passerelle e seguono i passanti sperando di ottenere qualche spuntino. Che posto fantastico!! Putroppo le foto non riescono a rendere i colori, le profondità, i profumi, i suoni…
    446-plitvice
    PERNOTTAMENTO
    : decidiamo di passare la notte a Otočac, più vicina all’autostrada da riprendere l’indomani. Non è difficile trovare una stanza a buon prezzo (12 €), così ci sistemiamo presso il signor Petar, un vecchietto strabico e allegro.
    CENA: Pod Forticom, dove ordiniamo petto di tacchino con spinaci e crocchette di patate e pollo  piccante. Le salsine sono abbondanti e notevoli.

Commenti»

1. woodarchitecture - 3 gennaio, 2010

Veramente interessante e riuscito per essere un viaggio non organizzato!!!Bravi!!!Antonio S.

2. attilio - 8 marzo, 2010

potresti postarmi l’indirizzo della famigliaAnte Šikić, pensiamo di fermarci per una notte a Settembre
grazie e complimenti

3. emmaci - 8 marzo, 2010

Ciao Attilio, devo cercarlo l’indirizzo, ma confido nel fatto che lo troverò!
In ogni caso, l’indicazione per la casa degli Šikić è sulla strada principale di Starigrad Paklenica, a destra un po’ prima di arrivare al campeggio se arrivi da sud. Ti faccio sapere se riesco a ritrovare il biglietto da visita!
Grazie per essere passato di qua :)

4. Adriana & Bruno - 14 agosto, 2010

Ciao Anna , sono Bruno , l’anno scorso a settembre sono stato con la mia compagna Adriana per la prima volta in Croazia. Da Agliè a Zadar tutta in giornata. Nei giorni seguenti oltre a Zadar visita al parco di Krka,Plitvice,Pag.Poi nel ritorno Rab , Krk , Cres,Pola ,Rovinji, Porec,Novigrad ,Umag … Quest’anno volevamo ritornare a visitare la Dalmazia meridionale fino a Dubrovnik ma mi è stato detto da chi ci è stato che la strada che va da Split a Dubrovnik è pericolosa con passaggi a strapiombo sul mare e per me che soffro di vertigini sarebbe un problema non indifferente. Tu che quella strada l’hai percorsa puoi darmi qualche informazione ed eventuali consigli ? Grazie.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 522 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: