Lanzarote e Fuerteventura
Volo - IBERIA 430€, prenotato a giugno per agosto; abbiamo richiesto le destinazioni multiple, ossia abbiamo volato su Lanzarote per ripartire da Fuerteventura. La scocciatura sono gli scali: all’andata Malpensa-Madrid-Tenerife-Lanzarote, al ritorno Fuerteventua-Gran Canaria-Madrid-Malpensa, il che allunga un sacco, visto che siamo partiti alle 12,30 e siamo arrivati alle 22,30. I bagagli, però, sono arrivati lo stesso…
Come girare – MACCHINA! Bisogna per forza affittare un’automobile se si vuole visitare per bene le isole, perché i mezzi pubblici sono rari e i taxi, anche se economici, sono richiestissimi, quindi quasi irreperibili. L’agenzia migliore per affittare una macchina è la Cabrera Medina (o Cicar), poiché il costo non è elevato e soprattutto non è richiesta la carta di credito. Meglio prenotare l’auto dall’Italia, altrimenti si corre il rischio che, una volta arrivati, non ci sia disponibilità; inoltre, prenotando, si è sicuri di trovare l’ufficio aperto con un impiegato che aspetta proprio voi, anche di notte, di domenica, in pausa pranzo…
LANZAROTE

Pernottamento – Siamo stati in bed&breakfast, La Casa Blanca (45€ a notte), gestito da Carole (simpatica cinquantenne francese e buddista). Si trova a Soo, nel nord-ovest dell’isola (la zona dei surfisti, non quella stra-turistica, quindi non aspettatevi di trovare movida dopo le dieci di sera…). C’è la piscina, un bel terrazzo dal quale si vede l’oceano, una saletta per la colazione dotata di una cucina a disposizione degli ospiti, di comodi divani sui quali rilassarsi, di uno stereo e svariati cd, e di uno scaffale dal quale prendere in prestito libri sulle Canarie.
Carole è una padrona di casa gentilissima e disponibile: una volta alla settimana porta gli ospiti in gita a piedi sui vulcani (non è possibile fare escursioni a piedi sui vulcani se non si è accompagnati da una guida del Timanfaya), inoltre – a richiesta – può ospitare per cena preparando piatti francesi alla moda canaria.
Cosa fare e vedere - Innanzitutto, visitare le creazioni di Cèsar Manrique – architetto lanzaroteño: Jardin de Cactus, Cueva de los Verdes, Jameos del Agua, Mirador del Rio, Parque Nacional Timanfaya, Lagomar, Fundaciòn Manrique, e le sue sculture eoliche sparse per l’isola. Poi la zona viticola nel malpaìs della Geria, nel centro dell’isola, ed il Charco de los Clicos a sud-ovest. Da fare: un giro sui dromedari!
Da vedere – ma purtroppo ce lo siamo persi – c’è anche il mercatino domenicale di Teguise: pare sia molto caratteristico.
Spiagge - Io, che non sono una surfista, preferisco le spiagge dove prendere il sole: la migliore tra quelle che abbiamo visto è Playa Papagayo, in un’area protetta all’estremità sud di Lanzarote. Quelle verso nord hanno sabbia più spessa, mista a ghiaietta di lava.
Dove mangiare - Per il pranzo noi abbiamo sempre preferito il pic-nic con pane, prosciutto, formaggio e frutta comprati al supermercato.
A cena, invece, abbiamo mangiato in ristoranti sempre diversi:
AMENDOA, La Santa – Chic, ben arredato e con un menu stuzzicante. Il cameriere (gestore?) è brillante e socievole. Ci porta crostini spalmati con mojo verde sottoforma di burro, una sfiziosa insalata tiepida (lattuga, broccoli, pomodorini, bacon, uvetta, pepe rosa e salsa dressing al formaggio); per primo, tagliatelle alla greca con pollo, uvetta e pomodori secchi. Ottimi entrambi i piatti e davvero ben presentati.
IL PATIO CANARIO, Costa Teguise – In un cortile tranquillo a pochi passi dal movimentato centro cittadino, è un ristorante tipico canario. Andrea ha ordinato pescatrice, gamberetti e cozze, conditi con salsa di formaggio di capra e accompagnati da riso; io, invece, ho mangiato pesce bianco con degli strani vermicelli di pesce (indefiniti, ma buonissimi!), gamberetti e papas arrugadas con mojo.
Col conto (circa 40€) ci portano due bicchierini di un vino liquoroso locale, un moscato tardivo passito, buono come digestivo, ma anche come aperitivo.
EL RISCO, Caleta de Famara – Seduti ad un tavolo con vista sull’oceano, ordiniamo pollo e capra in salsa, che arrivano in porzioni ottime e abbondanti. Attenzione: chiude molto presto!
LAGOMAR, Nazaret – Progettato da Cèsar Manrique per Omar Sharif, fu perso al gioco dal famoso attore… La costruzione è strabiliante, a ridosso di una parete di roccia di cui sfrutta crepe e grotte per nascondervi un bar e alcune terrazzine; sotto il primo costone è stata ricavata la sala del ristorante.
Ristorante di livello decisamente più elevato rispetto a quello a cui siamo abituati, è diretto dal señor Leon (allievo di Marchesi) che per noi ha cucinato ravioli di agnello burro e salvia con gratin di parmigiano, bistecca di maiale (presa ibérica) alle quattro spezie e filetto di manzo con i funghi; per accompagnare il pasto scegliamo vino tinto di Lanzarote.
FUERTEVENTURA

Pernottamento – Spulciando su internet, tramite l’agenzia Solymar, abbiamo prenotato un appartamento all’interno del villaggio turistico Oasis Papagayo (36€ a notte), a Corralejo, all’estremità settentrionale di Fuerteventura. Non si è parte dell’hotel, cioè si può far uso di tutti i servizi del villaggio (cinque piscine, ristoranti, internet point), ma in realtà l’hotel non sa che si è lì… Infatti, la chiave è in una comoda e minuscola cassaforte accanto allo stipite della porta!
L’appartamento è carino e pulito e la cucina dotata di tutto: frigo, tostapane, bollitore, forno a microonde, etc. Al nostro arrivo abbiamo trovato una bottiglia di spumante e tutto l’occorrente per la prima colazione.
È al primo piano di una delle tante casette di cui è costituito l’albergo: la casetta in questione è al fondo del complesso, a circa cinque minuti dalla hall (che è anche l’unico punto di accesso).
Cosa fare e vedere – Fuerteventura è molto più grande e disabitata di Lanzarote, e ci sono meno luoghi da visitare; in compenso le spiagge sono fantastiche ed il vento costante favorisce la pratica dei diversi tipi di surf in ogni momento dell’anno. Comunque, i posti che abbiamo visto sono: la “cittadina” di Betancuria (in realtà sono tre case!), la Casa del los Coroneles a La Oliva, l’ecomuseo di Antigua, la torre di El Cotillo.
Da fare: rotolarsi sulle dune del Parque Nacional de Corralejo.
Spiagge – Qui c’è davvero l’imbarazzo della scelta! Per noi le migliori sono Flag Beach a Corralejo e quelle di El Cotillo. La sabbia è bianca e fine (sembra pampesto!) ed è incredibilmente fresca, nonostante il sole africano picchi forte tutto il giorno.
Dove mangiare – A differenza di Lanzarote, a Fuerteventura dove non c’è turismo massiccio, non c’è proprio niente; di conseguenza è piuttosto difficile trovare posti carini e un po’ autentici dove cenare. Nel dedalo di vie del porto di Corralejo c’è un ristorante dopo l’altro, che abbiamo escluso sulla base di qualche semplice criterio: la sbirciatina nel piatto di chi già mangia, l’invadenza dei camerieri butta-dentro, il numero di lingue in cui è tradotto il menù. Perciò, anche perché avevamo la cucina, il più delle volte abbiamo cenato a casa.
ANTIGUO CAFÈ DEL PUERTO – Trovato grazie alla Lonely Planet, si è rivelato il posto migliore: una taperia molto buona ed economica. Vi ceniamo ben due volte e collezioniamo polpette della nonna (col sugo), papas arrugadas, insalata di patate, bruschette con acciughe e sardine, e asado con salsa.






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