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Marrakech

Periodo – 11/14 marzo 2009

Volo - EASYJET 65€ da Malpensa, grazie ad una promozione vantaggiosissima nel periodo natalizio siamo riusciti a spuntare un prezzaccio; così, da due che erano (mia sorella e Alberto), siamo partiti in sette.
Dall’aeroporto di Marrakech Manara al centro ci vogliono circa 15 minuti in taxi, perlopiù Mercedes vetuste, riverniciate di beige, con più di 400mila chilometri alle spalle e con l’immancabile pelliccia sul cruscotto. De gustibus…

Pernottamento - Abbiamo alloggiato al Riad Rahba (13€ a notte), un alberghetto nel cuore dei souq e a due passi dalla Djamaa el-Fna. È costituito da un piccolo patio sul quale si affacciano i ballatoi delle stanze: l’unico modo per mantenere le stanze al riparo dalla calura esterna è quello rivolgerle verso l’interno, perciò anche le finestre danno verso il patio centrale, arieggiato e soleggiato tramite la grande apertura alla sommità. In cima, la terrazza apre al panorama dei tetti della Medina e ai minareti delle moschee circostanti.
La stanza è la più piccola in cui siamo mai stati – per non parlare del bagno – attrezzata in maniera essenziale; ma la porta dipinta, i vetri colorati alla finestra e la lampada in ferro battuto denotano cura e volontà di offrire un ambiente confortevole. Le camere sono un po’ umide, ma è una condizione comune a tutti gli ambienti ombreggiati e chiusi.

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Aspetti tecnici:
LA CONTRATTAZIONE: è la prima cosa che bisogna imparare appena scesi dall’aereo. Contrattare per il taxi, per i souvenir, per l’hammam, per tutto tranne che per il cibo: il cibo è sacro.
Il rituale è estenuante: il negoziante offre un prezzo (bon prix) sempre spropositatamente alto, poi al vostro diniego chiede: “quanto?”; per lui sarà troppo poco e farà una controfferta, e avanti così finché sarà lui a desistere senza mai rimetterci, ovviamente, tanto che lui potrebbe persino stufarsi di trattare e di punto in bianco rimettere via l’oggetto senza consideravi più. Altre volte, invece, ci si può persino azzardare ad allontanarsi dal negozio e, se lui ritiene che in fondo farete l’acquisto, potrebbe rincorrervi lui stesso oppure inviare un intermediario per continuare la contrattazione a distanza. Alla fine si potrà arrivare ad acquistare una camicia con 100 Dh e due sigarette, partendo da una prima richiesta di 450 Dh.
Si contratta anche con le donne, ma loro sembrano essere più rigide; spesso – una volta conclusa la trattativa – chiedono un regalino per i bambini: penne, caramelle, pupazzetti.
LA SICUREZZA: nonostante il degrado e la povertà siano notevoli, mi sento di affermare che Marrakech è una città sicura: noi non abbiamo mai avvertito tensioni o momenti di disagio; sicuramente bisogna fare un po’ d’attenzione, ma a parer mio ci si sente più sicuri che in una città occidentale. Il turista è accolto e curato – certo perché porta soldi – e anche nel posto più misero e scalcagnato viene offerto il miglior servizio possibile, un servizio straordinario rispetto a quello riservato ai clienti locali. L’unico pericolo che si corre è quello di essere investiti da motorini, asini, carretti o biciclette…

Cosa vedere in città – Premesso che noi non siamo mai usciti dalle mura e che non abbiamo visto la parte moderna, i monumenti da visitare sono ben pochi; il bello di Marrakech è girare, annusare l’aria che sa d’incenso e carburante, menta e gelsomino, spiedini e origano, perdersi nei souq, scoprire gli artigiani al lavoro, osservare le persone, i loro abiti e i loro modi di fare. Ciò non toglie che ci siano oggetti architettonici veramente da favola!

Cosa non perdere assolutamente:
PIAZZA DJEMAA EL-FNA: nella piazza principale un grandioso spettacolo va in scena dalle sette del mattino in poi, tra banchetti d’arance, cavadenti, artiste dell’henné, musicisti, ammaestratori di scimmie e incantatori di serpenti, danzatori (uomini) del ventre, musicisti, fino a che – in un batter d’occhio – una miriade di cuochi mette su il proprio minuscolo ristorante all’aperto, ed allora le scintillanti lampadine sopra ai tavoli illuminano ogni cucina e le diverse mise en place – ma di questo parleremo in seguito.
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I SOUQ: in questo guazzabuglio di ogni tipo di merce – dai polli alle pozioni magiche – si è frastornati dai commercianti che ti tirano dentro al loro bugigattolo pieno zeppo e con i quali è d’obbligo contrattare il prezzo di ogni cosa. Argento e gioielli, cuoio e tessuto, vesti e sciarpe, scarpe, teiere, nappe, piastrelle decorative, armi, strumenti musicali, attrezzi da cucina, spiedi, tartarughe, iguane, spezie, prodotti per la cura del corpo, ma anche merci e vestiario di gusto occidentale: dai bazari fastosi ai vicoli più scrausi, il souq è un mercato per i cittadini di Marrakech, innanzitutto.
LE CONCERIE: è impossibile trovarle da soli, ma è facilissimo incontrare qualcuno che vi pescherà nei souq e vi convincerà a seguirlo attraverso tortuosi vicoli, fino ad affidarvi ad una guida: vi saranno mostrate le vasche in cui vengono trattate le pelli e quelle in cui vengono tinte; e poi sarete introdotti nel negozio dove si potranno acquistare  tutti i prodotti della conceria (borse, cinture, pouf) e tutti i tipi di tappeti – loro sono sicuri che ne troveranno uno che fa al caso vostro.
LA FARMACIA BERBERA: noi abbiamo visitato quella della conceria, ma ce n’è un sacco in giro per la città. In questi negozi di solito c’è un tale che si improvvisa “farmacista” grazie ad una parlantina brillante e un immacolato camice bianco, e illustra tutti i prodotti che possiede: profumi, oli per massaggi (con dimostrazione pratica), spezie e rimedi naturali per ogni tipo di disturbo o malattia.
MUSÉE DE MARRAKECH: vetrina delle arti tradizionali marocchine e spazio per discutibili mostre d’arte contemporanea, merita una visita non tanto per le esposizioni, ma per la straodinaria maestosità dell’architettura moresca. Si può acquistare un biglietto cumulativo per il Museo, la Medersa di Ali Ben Youssef e la Koubba Ba’adiyn a 60 Dh (6€).
KOUBBA BA’ADIYN: il monumento più antico di Marrakech (XII sec.) è la fontana per le abluzioni dell’antistante moschea di Ali Ben Youssef; ormai secca, è interessante da vedere perché nel costruirla, le maestranze dell’epoca hanno voluto impiegarvi tutti i tipi di archi conosciuti, decorandoli poi con intarsi e arabeschi intricatissimi.
MEDERSA DI ALI BEN YOUSSEF: la scuola coranica fondata nel XIV secolo è un gioiello dell’arte marocchina: cedro intarsiato, piastrelle colorate e marmi, stucchi decorano l’assolato cortile interno.
MOSCHEA KOUTOUBIA: come per tutte le moschee, è proibito l’ingresso ai non musulmani, ma merita girarci attorno e attraversare i giardini. A marzo gli aranci sono in fiore e il profumo che emanano è inebriante.
TOMBE DEI SAADITI: un altro spettacolare esempio di architettura moresca: nel XVI secolo, il sultano Ahmed al-Mansour non badò a spese per la realizzazione di un maestoso cimitero per sé, per la madre, i consiglieri, le mogli e i servi. Alcuni decenni dopo, un altro sultano sigillò questo cimitero per far dimenticare i suoi predecessori, e le tombe rimasero invisibili per secoli, fino al 1917 quando vennero individuate grazie a ricognizioni aeree.

Da fare:
HAMMAM
: a Marrakech ci sono moltissimi hammam turistici, ma noi – sempre in cerca dell’autentico – abbiamo scelto un hammam pubblico, dove vanno a lavarsi i cittadini perché da un lato è un rito, dall’altro sicuramente le case vecchie non dispongono di servizi adeguati.
Una signora gentile ci guida fino ad un hammam dove uomini e donne possono entrare negli stessi orari; sulla strada ci sono due porte e due scale che conducono in due bagni diversi. Noi donne siamo inizialmente rimbalzate dalla titolare, che non vede di buon occhio le turiste; ma poi una ragazza che parla francese ci viene a chiamare in strada: probabilmente ha convinto la titolare ad accoglierci prospettandole la possibilità di chiederci qualche dirham in più rispetto al normale prezzo d’ingresso. Alla fine, ci accordiamo per 80 Dh comprensivi di ingresso e trattamento completo. L’hammam è costituito dalle stanze classiche – frigidarium, tepidarium, calidarium, proprio come le terme romane – che trovano posto in tre ambienti coperti da grandi volte a botte con un piccolo lucernario in cima (unica fonte di luce). Veniamo sedute nel tepidarium, assieme ad altre due signore marocchine che, sebbene timide, sono curiose e anche desiderose di mostrarci il corretto procedimento. Sedute su sgabellini molto bassi, quasi per terra, siamo invitate a spalmarci addosso il sapone nero – facendo attenzione a non farlo andare negli occhi perché brucia maledettamente – e a passare il guanto per il peeling e la pietra pomice, mentre l’inserviente ci mette dell’argilla sui capelli. A turno, poi, ci sdraia su un tappetino e ci frega ben bene con il guanto – prima un lato, poi l’altro; dopo ci massaggia senza guanto e con un prodotto blu, alternando secchiate d’acqua ben calda. Da sedute ci insapona i capelli per togliere l’argilla e ci risciacqua con abbondanti secchiate. Poi, secondo giro di sapone: un pezzo di marsiglia avvolto in una morbida rete fa una soffice schiuma. Ancora secchiate, per poi invitarci a passare nel calidarium e a bagnarci con acqua ancora più calda.
Per gli uomini la faccenda è differente: sono stati presi da un omino minuscolo che gli ha tirato gli arti e la schiena, ma non saprei dire molto di più. Ciò che emerge, però, è il fatto che se per le donne è importante avere la pelle liscia e morbida, per gli uomini è importante avere muscoli tonici.
TATUAGGIO ALL’HENNE: sulla Djamaa el-Fna alcune signore – autorizzate da un badge al collo – propongono tatuaggi all’henné. I colori sono tre: rosso, marrone, nero, in ordine di durata e di prezzo (comunque, la contrattazione è d’obbligo). Si può scegliere il disegno e la tipologia da un piccolo catalogo, e in un attimo la signora esegue il tatuaggio con una siringona dall’ago spuntato, lasciando sulla pelle dei vermetti freschi e umidi, che dovrebbero seccare in un’ora.

Dove mangiare:
DJAMAA EL-FNA: a partire dalle sei del pomeriggio, la piazza principale si riempie di un centinaio di minuscoli ristoranti all’aperto: spiedini d’agnello, tagine, tanjia, pesce fritto, verdure, couscous, riso, lumache, teste di capra, panini alle uova, pastilla, dolci e frutta secca, il tutto accompagnato da the alla menta zuccheratissimo. Cuochi e camerieri sono vestiti con lo stesso camice bianco del “farmacista” e i banchetti possono essere solo distinti da un numero. Noi abbiamo cenato al 81 e al 15; quest’ultimo offre calamari fritti davvero ottimi! Prezzo: 6€ a persona circa.
DAR TIMTAM: ambientato nel suggestivo giardino di un riad settecentesco, è un  ristorante vero e proprio, e per il pasto completo, dall’antipasto al dolce, si arriva a spendere 25€. Segnalato dalla Lonely Planet.
PASTI NEL SOUQ: ottimi pasti si possono consumare anche nei bugigattoli che si trovano nel souq, solitamente frequentati solo da marocchini. In quello in cui ci siamo fermati noi, nessuno parlava altro che l’arabo, così il titolare è andato a pescare un tizio ben vestito che parlasse il francese e ci ha fatti accomodare dandoci addirittura le tovagliette di carta su cui mangiare e le posate, mentre loro mangiano usando il pane a mo’ di presina per togliere la carne dagli spiedini e intingerla nelle salse varie.

foto qui!

Commenti»

1. Eka - 2 Novembre, 2009

Interessante…terrò a mente tutte queste informazioni per un eventuale viaggio a Marrakech! Mi sarebbe piaciuto visitarla durante le vacanze di Gennaio ma mi hanno seriamente consigliato di andarci in primavera! Speriamo di riuscire a trovare una buona offerta con Easy Jet… ;)