Bravo! 3 Novembre, 2009
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Sono molto fiera di te.
Joe R. Lansdale: ancora, ancora. 1 Novembre, 2009
Posted by emmaci in libri.add a comment
Perfettamente calzante.
L’impulso che coglie qualsiasi scrittore di noir (o giallo, o thriller) di casa nostra, dopo aver letto un romanzo come Il mambo degli orsi, credo sia quello di uscire in cerca di un bar e prendersi una sbronza. Non c’è niente da fare. Per quanto talentuosi, non si può combattere il rio destino che non ci ha fatti crescere in una nazione dove esistono cittadine come Grovetown, Ku Klux Klan e morti sospette. Dove si possono far perdere le proprie tracce tra un miglio e l’altro, aiutati dalla mancanza di carte di identità. Dove si può circolare con un bagagliaio ricolmo di armi senza appartenere alla criminalità organizzata.
Al confronto, qualsiasi romanzo ambientato nella Milano violenta e nella Bologna dei misteri sembra il giornalino della parrocchia, per quanti morti ammazzati ci si possa infilare.
Si tratterà di colonizzazione culturale, ma nessun carabiniere può reggere uno sceriffo razzista con l’orchite.Joe R. Lansdale, in aggiunta, riesce a esaltare il sapore degli ingredienti che infila nei suoi romanzi, con due o tre trucchetti mica male.
Prima di tutto sa scrivere, mentre una buona fetta dei suoi conterranei, anche di quelli che fanno successo qui alla periferia dell’impero, sembrano possedere tutti la medesima mano, lo stesso senso del ritmo e della sintassi. Con un po’ d’orecchio, puoi immaginarti che aggettivo verrà utilizzato per descrivere la chioma di quel personaggio, quando ci sarà il cambio di scena, il trucco, il giro di vite. Con Lansdale no.
Poi, si capisce subito, ama i suoi personaggi, e riesce a infondere in loro il soffio della vita. Non c’è protagonista o comprimario che non salti fuori dalla pagina anche solo attraverso poche battute, come quelle del poliziotto costretto a non fumare se vuole continuare a scopare con sua moglie, o del cuoco che ha imparato a mimetizzarsi con lo sporco sul fondo.
Infine, maledizione, possiede il senso dell’umorismo.È grazie a questo sapore che una trama “leggera” come quella di Il mambo degli orsi si trasforma in un romanzo che rimane nella memoria. Hap e Leonard, vanno in cerca di una donna scomparsa, si scontrano con un intero paese che vorrebbe vederli impiccati, prendono un sacco di legnate, tornano e più o meno vincono. Sembra quella di un vecchio western, soprattutto nelle scene di rissa nel saloon, è già letta, vista e stravista. Era solo leggermente più complessa quella del precedente Mucho Mojo, sempre con gli stessi protagonisti. Eppure alla fine del romanzo, ci si rende conto di come la trama sia stata veramente solo il supporto di una costruzione molto più complessa e affascinante.
Sandrone Dazieri, Una lettura di Joe R. Lansdale,
in Joe R. Lansdale, Il mambo degli orsi, Einaudi, Torino 2004
Personali perversioni 30 Ottobre, 2009
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Quel brivido atteso dagli occhi,
attraversa le orecchie,
scende dalla nuca lungo ogni vertebra,
pervade gli arti, le dita, i polpastrelli.
E poi il profumo;
quando apro con le forbici un pacchetto di caffé.
piccole sfide quotidiane 26 Ottobre, 2009
Posted by emmaci in cose che capitano.4 comments
Dopo cinque settimane di lavoro in studio, ho finalmente imparato
quale sia il verso delle porte, così almeno smetto di sbatterci il naso contro;
che quell’interruttore accende la luce e non apre il portoncino, anche se certe volte serve accendere la luce e non aprire la porta;
come si usa il forno a microonde e come costruire improbabili castelli di contenitori per fare più in fretta;
che in uno studio a maggioranza maschile la carta igienica si trova alle mie spalle e non è misteriosamente sparita;
a evitare le pantegane che attraversano la strada;
a sopportare i bambini rom che mi tirano i gavettoni quando passo in auto;
che devo smettere di farmi domande sul perché nel parcheggio del campo nomadi ci sia una Ferrari.
La prossima volta 22 Ottobre, 2009
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La prossima volta rinasco gatto.
venticinque – capitolo 3 17 Ottobre, 2009
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L’orribile gasteropode.
La festa è continuata anche domenica a pranzo; perché – come dice mia madre – Andrea ha capito che il miglior modo per assicurarsi la benevolenza del mio cuore è quello di nutrire a sufficienza il mio stomaco… E dunque, lui e gli altri amici hanno organizzato per me un pranzo a sorpresa in un agriturismo nell’astigiano.
Al Le Chiocciole di Roatto si mangiano lumache. A me le lumache piacciono tantissimo; e i miei cari amici lo sanno, tanto che mi hanno portata lì pur essendo io l’unica consumatrice di molluschi gasteropodi. Mi hanno messo un bel bavaglino giallo e via con le portate: lumache in umido con i fagioli, spiedini di lumache in pastella, tagliolini al ragout di lumache, lumache in guscio con gran sugo premiato. Non è che tutti gli altri siano rimasti a guardarmi schifati e digiuni: per loro menu piemontese, più tradizionale, ma altrettanto buono.
Alla fine la signora ha portato una ciotola assaggio di lumache per tutti e qualche temerario ha provato e persino gradito!
venticinque – capitolo 2 15 Ottobre, 2009
Posted by emmaci in cose che capitano.add a comment
Surprise!
Una volta riportati i nonni a casa, io e Andrea siamo andati a fare un giro al Quadrilatero per vedere qualche amico e bere qualcosa.
Verso l’una, ma anche prima, Andrea ha cominciato a dar segni di sonnolenza e ha cominciato a tirarmi per la manica implorandomi di tornare a casa… Io mi sono quasi innervosita: possibile che la sera del mio compleanno ti debba venir sonno presto? Anche gli altri, però, sembravano un po’ assonnati e dunque mi sono dovuta adeguare. Un po’ riluttante, ma cercando di sembrare comunque contenta, sono salita in macchina.
E: “Àmor, dove stai andando? Come mai giri di qua?”
A: “Ah, niente, facciamo una piccola deviazione.”
E: “Deviazione? Che deviazione?“
Andrea parcheggia davanti alle Porte Palatine.
A: “Ci sediamo qui, così ti do i regali. Il parco è carino, no?“
E: “: )”
Ma dal bagagliaio escono due valigie.
E: “O_O”
A: “E adesso cerca di fare un’espressione vip, ché questo è un hotel chic!“
Infatti: dove mai avete visto uno specchio riscaldato per evitare che si appanni?!
venticinque – capitolo 1 12 Ottobre, 2009
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Nonni e giapponesi
Per la sera del mio compleanno non era prevista nessuna festa specialissima. Io e mia sorella avevamo voglia di giapponese e, già da tempo, avevamo organizzato una cena con genitori e rispettivi fidanzati al ristorante Wasabi di Torino (uno dei pochi dove il cuoco è giapponese sul serio); poi – un po’ per stare insieme, un po’ per ridere e un po’ per sfatare vecchi pregiudizi – abbiamo invitato anche i nonni: Rita, 85, e Pinin, 91. Inizialmente hanno fatto un sacco di storie: «No! Non ci veniamo! Non vogliamo mangiare insetti! Riso e pesce, dite? Eh, ma chissà come li preparano?! Perché ci volete fare questo?»; insomma, sembrava proprio che non volessero partecipare, quando per le dentature anziane non c’è niente di più morbido del riso e del pesce… Con questo argomento, dopo la scenata iniziale, si sono fatti convincere, e così, alle ore 20 del 10 ottobre eravamo tutti seduti, impegnati a sfogliare – da destra a sinistra – il menu, per cercare qualcosa che piacesse loro. Dopo lunghe indecisioni, perché ai nonni il pesce crudo fa sgiai, hanno ordinato anguilla arrosto con salsa di miso, salmone alla griglia e riso; noi altri, invece, abbiamo banalmente scelto zuppa di miso, insalata di alghe saltate, tempura, sushi e sashimi in magna quantitate. E poi, i dolci: musipan e nagasaki con gelato gusto té verde, soia rossa, sesamo nero. Tutto molto buono, servito in un’ambientazione molto autentica da cameriere in kimono.
Alla fine i nonni erano entusiasti, ed io ero molto contenta perché ci tenevo.
Rabbrividiamo 9 Ottobre, 2009
Posted by emmaci in cose che capitano.add a comment
Al lavoro mi è arrivata una mail costituita da una sola frase: soggetto + verbo + complemento oggetto.
Verbo avere, modo indicativo, tempo presente, terza persona singolare.
Senz’acca.
Mi rifiuto di dare a costui il beneficio del dubbio.
Osteria Mezzaluna 7 Ottobre, 2009
Posted by emmaci in ristoranti.2 comments
OSTERIA MEZZALUNA, mediterraneo – via Bertola 57, Torino
Questo piccolo ristorante dalla bella scenografia colorata tratta bene i suoi clienti. Il menu è ricco e spazia dalla cucina tradizionale ligure a quella siciliana risalendo tutta la costa tirrenica e concedendosi una capatina in Puglia e in Sardegna.
Per 20€ – ben spesi, direi – si può prendere il menu degustazione che è un po’ il sunto dell’intera offerta: pinzimonio con salsine di frantoio (altrimenti detto doi povron bagnà ‘nt l’oli), quattro assaggi tra bruschette e crostoni, gran tagliere di salumi e formaggi, primo a scelta; acqua a volontà, perché – come ci tengono a sottolineare – è quella del sindaco, filtrata. Buono tutto; anche se ci si sazia decisamente ben prima del piatto di pasta.
Chicca finale: caffé della moka.





