Everyday life, week 4

Quel giorno dell’anno in cui appare una luce, proprio lì, nell’ingresso. Una natura morta di taralli e letture in attesa che la cena sia pronta, e carciofi come se fossero fiori. L’agguerrito portafortuna che mi saluta ogni mattina. L’inverno sul fiume, durante una lunga pedalata.

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Everyday life, week 3

Una testa lucente assorta nella lettura, i rami indisciplinati e profumati di un calicantus, una finestra che cerca di arrampicarsi verso la luna, le nuvole stese ad asciugare e i messaggi d’amore che avevano bisogno di una rinfrescata, le cene della nonna, impanate e fritte nel burro, una passeggiata controluce cercando di tenere gli occhi aperti.

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Messico #6 | Le piramidi di Teotihuacan e gli Atlanti di Tula (per non parlare delle larve)

È solo uscendo dal centro che si percepisce l’enormità di Città del Messico quando, dalle autostrade multipiano, si iniziano a scorgere i sobborghi di fittissimi cubetti di cemento che si stendono a perdita d’occhio sulle colline circostanti.

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A mezz’ora di distanza, Teotihuacan è una pianura assolata e ardente, anche di primo mattino. Camminiamo a lungo sulla Calzada de los Muertos, mentre una guida ingaggiata sul posto ci racconta quanto è noto delle vicissitudini di questa antica città. Poco alla volta ci rendiamo conto di quanto le piramidi siano immense. Arrampicarsi su quella più grande, la Piramide del Sole, toglie il fiato: un po’ per l’emozione della vista sull’intero complesso, un po’ per gli scherzi dell’altitudine. Qui è facile dimenticarsi di essere a duemilacinquecento metri, fino a che non si fa un minimo sforzo. Liberamente, poi, decidiamo di perderci tra le sterpaglie per fare il giro attorno alla Piramide della Luna e guardarla da un altro punto di vista.

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La pausa pranzo vede la degustazione di un’altra specialità del luogo: escamoles o insetti caviale. Questo piatto, che risale alla tradizione azteca, consiste in una spadellata di larve di formica saltate con burro, cipolla e spezie, da aggiungere ai tacos. L’aspetto è quello dei pinoli, il gusto è un po’ tostato, ma la consistenza è morbida. Erano buone, devo ammettere, ma senza troppo entusiasmo.

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Più a nord, seguendo strade non del tutto rassicuranti, si trova il sito archeologico di Tula. Qui, in cima a una piccola piramide, si trovano quattro statue di quasi cinque metri di altezza, raffiguranti i guerrieri toltechi, con tanto di armi e scudi.
Fuori dai percorsi più turistici, mi ero imbattuta in questi personaggi in modo del tutto casuale su internet, prima di partire, e ho insistito con i miei compagni di viaggio per andare a vederli. Solo quando ho inviato una foto a mia madre, ho scoperto che gli Atlanti di Tula erano già legati alla storia della mia famiglia da una statuetta, portata in dono ai miei genitori quando aspettavano che io arrivassi. Nessuno sapeva che cosa fossero, né dove stessero precisamente, ma doveva succedere che io li incontrassi prima o poi.

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Everyday life, week 2

Le alghe galleggianti in pieno oceano, come se fossero una terra inesplorata, e i tappeti di guerra, che raccontano la storia più vicina, sono fra le tante cose che si scoprono in una mattina oziosa al Gran Balon. Il tempo in famiglia, invece, è quanto di più bello si può riscoprire in un pomeriggio di irrequietezza interiore.

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Everyday life, week 1

Parigi val bene un viaggio in un’auto stipata. A Parigi ci sono i terrazzi con i cipressi. Ci sono i tubi che si chinano ad aiutare chi lancia briciole agli uccelli. Ci sono signore con il basco che fumano sulle seggioline delle Tuileries. C’è una diffusa congiura scenografica ordita dalle facciate dei palazzi ai danni dei cuori sensibili. Ci sono figuranti evidentemente ingaggiati dalla municipalità che sostano nei dehors dei bistrot. Ogni volta ci sono ottimi motivi per tornare, a Parigi.

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Messico #5 | Chapultepec

L’immenso parco nel cuore di Città del Messico, più che un parco, osservandolo dalla cima della collina dove sorge il castello, sembra una foresta: non a caso è chiamato Bosque de Chapultepec (letteralmente, il bosco della montagna dei grilli). Di domenica, una moltitudine di persone in cerca di svago si riversa sui viali: tengono al guinzaglio cani e bambini, prendono gelati e zucchero filato dai brillanti colori chimici o scrocchiano patatine e ignoto cibo da strada cosparsi di pepe e succo di lime, si infilano il giubbotto salvagente per navigare in pedalò sulle perigliose acque del laghetto, si rilassano sull’erba o sui comodi divanetti dei padiglioni che ospitano ricche librerie, fanno evoluzioni sui rollerblade al cospetto delle colonne dei Niños Héroes, assistono alla danza dei Voladores che al suono di un flauto volteggiano sospesi lanciandosi da un palo alto trenta metri. Ripensando a quel giorno, provo fitte di nostalgia per i tacos del Fogoncito, un posticino rustico nelle vie di Polanco, subito a nord del parco, e per quel margarita tamarindo e peperoncino sorseggiato riposando i piedi sulla voce vellutata di una cantante folk.

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Everyday life, week 52

Duemilaequindici: i ciottoli che rimbalzano sull’acqua, il grido dei gabbiani e il profumo del sale, la malinconia della nebbia, il vento che sa di bucato, i passi che affondano nella neve, il vino rosso e i chiodi di garofano, le antiche fotografie di famiglia, le diverse declinazioni del pranzo domenicale, la salita di pietre, l’oscurità di nuovi spazi dell’anima, gli ospiti speciali, la dolcezza delle conferme, i piedi nudi, i pipistrelli al tramonto, la musica elettronica e le storie che escono dai libri, il mistero dei cortili, la fretta delle settimane, il conforto del cioccolato, il cielo nelle pozzanghere, la delicatezza delle carezze sugli occhi, la curiosità entomologica, il rumore di una coperta strappata con i denti, la bottiglia di bolle di sapone, l’allegria delle strisce colorate, il pic nic sull’erba appena umida, l’affetto speciale delle bestioline di casa, l’acchiappasogni del ragno, le passeggiate rifugio, lo svago meraviglioso e destabilizzante, le crepe e i fiori, i fantasmi insonni, la liquida sensazione del respiro, la libertà di ballare fra la folla, il miraggio delle ciminiere, la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, i magici scherzi dell’entropia, le pedalate di chi non trova pace, i giorni in apnea, la mente come una finestra spalancata, il viaggio dello spirito, gli equilibri millenari, i castelli di sabbia, la polvere rossastra sulla fronte, la durezza di immagini prevedibili, le nuove consapevolezze, i pochi buoni propositi e il lavoro faticoso, il palato goduto, il silenzio assonnato di alcune vie, l’esplosione chiassosa del mercato, la semplicità taumaturgica di una crosta di pane, l’abisso glicemico delle undici e mezza, le vigne fiorite di foglie rosse, l’impazienza dell’attesa, l’infinito autunno della speranza, i prati fioriti sott’acqua, il calore dell’unica finestra illuminata, il fedele abbraccio di un sacchetto di noccioli bollenti, il dolore di un tatuaggio invisibile, la strenua ricerca di un equilibrio tra centratura e fuga.