Paris sera toujours Paris

È possibile innamorarsi di una città? Parlo di un sentimento diverso della nostalgia. Ci sono posti che ho visto nel mondo per i quali provo il desiderio di tornare, ma per Parigi è un’altra cosa: a me capita di sentire un cambio di battito quando penso a Parigi. È un pensiero che dà gioia e mi piace che rimanga sospeso, che si mantenga puro e incontaminato. Non ho mai immaginato di andarvi a vivere, ma le volte in cui ci sono stata è successa una cosa che qualcun’altro è riuscito a descrivere meglio di quanto farei io.

Innamorarsi di una città significa sentire, quando la si percorre, che si dissolvono i limiti materiali tra il tuo corpo e le sue strade – Paul B. Preciado

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Notre-Dame arrivando dal Pont Saint-Louis.

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Nei bistrot, le sedioline sono fitte e rivolte tutte dalla stessa parte.

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Acqua e gas a tutti i piani.

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La distesa di comignoli rossi, assiepati come tanti personaggi.

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Un uomo lancia briciole ai piccioni nella piazza del Beaubourg.

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Il panorama dal sesto piano del Centre Pompidou.

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Il Centre Pompidou, come in un videogioco.

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Sopra le chiome degli alberi in Place des Vosges.

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La pelouse verde smeraldo in tutte le stagioni.

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Il sole splende sempre in Place des Vosges.

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Il giardino del Palais Royal.

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Les Deux Plateaux di Daniel Buren.

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Il Louvre e il Passage Richelieu visti dal Palais Royal.

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Avenue de l’Opera / tutto dove ti giri è un tuffo al cuore.

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Place du Carrousel.

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Hai detto Tour Eiffel? Ne abbiamo di tutte le dimensioni.

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Le mitiche seggioline delle Tuileries.

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La ruota panoramica si riflette nelle pozzanghere.

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Laggiù c’è Place de la Concorde.

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Per uno strano effetto ottico, la Tour Eiffel sembra più vicina di quello che è nella realtà.

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Boulevard de la Madeleine.

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La Promenade Plantée, o Coulée Verte, corre verdissima verso la periferia est, sul tracciato della ferrovia sopraelevata dismessa.

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Il commissariato centrale della polizia di Parigi nel 12eme arrondissement, dalla Promenade Plantée.

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Case affacciate sul Père Lachaise.

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Un peperone su una tomba ebraica / ma perché?

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Nel Père Lachaise ci si potrebbe perdere per ore.

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La chiesa del Sacré-Cœur vista dal Boulevard Haussmann.

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Un passaggio nascosto: Cour du Commerce Saint-André.

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La Pyramide du Louvre.

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La Tour Eiffel come un faro, porto sicuro per i naviganti.

Everyday life, week 4

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Di come mi sono avventurosamente spinta nel cortile di Palazzo Chiablese al suono di: “Signorina, se si fa male non voglio esserne responsabile!”.

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Il pericoloso cortile di Palazzo Chiablese / Qui Ora, di Gianni Dessì

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Un cancello intessuto di nodi Savoia.

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Sala d’attesa.

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Il tramonto sempre più tardi.

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Perline e luci.

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Collage di periferia.

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Non sapevo più se fosse il fuori oppure il dentro.

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Dove stavo andando?

 

Everyday life, week 3

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Pet therapy sulle scale / o di come ogni momento sia buono per una carezza.

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Cosimo tutti i giorni era sul frassino a guardare il prato come se in esso potesse leggere qualcosa che da tempo lo struggeva dentro: l’idea stessa della lontananza, dell’incolmabilità, dell’attesa che può prolungarsi oltre la vita. / Italo Calvino

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Prospettiva sabauda.

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Le giornate del fastidio vanno affrontate con un caffè e buona compagnia / E se possibile con luce magica.

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Temeraria conoscitrice del ghiaccio.

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L’alba che mi incoraggiava a uscire, nonostante le poche ore di sonno.

cinemabianchini_week03_17-7cinemabianchini_week03_17-6cinemabianchini_week03_17-9cinemabianchini_week03_17-8Vasti orizzonti generano pensieri complessi / Victor Hugo

Everyday life, week 1

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Come un sentiero nei campi.

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L’universo intero.

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Nel bel mezzo dell’inverno, ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate / Camus.

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Posso sentire Joy che sogna.

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Non essere ossessionata dalla perfezione.

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Portafortuna.

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Io ti ho guardata nello specchio. Io no. Però mi hai pensato. Sì.

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Di boschi di castagni, pettirossi e foglie gelate.

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Di luce speciale e piumini poffosi.

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Di una ricerca di rocce disperse.

il Deccan #9 / Aihole, Pattadakal e Badami

Aihole, Pattadakal e Badami: villaggi del profondo Karnataka cresciuti attorno a monumenti straordinari, molto antichi e poco conosciuti. Dietro le recinzioni del Durga temple, attorno alle aiuole verdissime dei templi della dinastia Chalukya, tosate con precisione inglese, ai piedi delle siepi regolari delle grotte di Badami, si raggruppano case di fango e lamiera, baracche di legno simili ad armadi che ospitano i negozi, i barbieri, le stirerie. Le donne riempiono d’acqua le anfore di latta e plastica e lavano i panni sulle radici di un banian. I bambini chiedono caramelle oppure matite e penne. Sospesi nel tempo, così lontani dalla nostra cultura e dalla nostra immaginazione, mentre noi visitiamo i siti archeologici, li ammiriamo, ci interroghiamo sulla loro storia e sulle tecniche di costruzione, siamo sorpresi che siano abitati da galli, serpenti, capre e scimmie, e ci compiaciamo del fatto che siano considerati Patrimonio dell’Umanità. L’umanità, il lato umano che emerge in questo contrasto straniante.

Il mio viaggio in India si conclude qui sotto la pioggia battente, sulle strade della campagna deserta, tra le agavi e le distese di girasoli appesantiti, i covoni e gli spaventapasseri, le donne in sari che trasportano fagotti in cima alla testa o che accompagnano le vacche, i trattori adorni e i carri trainati da buoi con le corna dipinte. Il monsone arriva con grandi nuvole viola, l’acqua si abbatte fitta e incessante. Passa e se ne va, lasciando i prati più verdi, i campi più neri, le nuvole di nuovo bianche e infine un tramonto oro e rosa.

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