Everyday life, week 30

Stanca, solo stanca, con quella sensazione opprimente di non potercela fare a farcela, come tutti gli anni all’ultima settimana di luglio. Contemporaneamente, con la consapevolezza di essere in partenza per un bellissimo viaggio, presto, appena svoltato l’angolo: come un arcobaleno che si rivela poco per volta, dopo il temporale.

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Everyday life, week 28

Le cose dell’estate. Quelle mattine in cui la luce è tagliente come un coltello appena affilato. Il rumore di un elicottero, passando vicino a un cespuglio fiorito: solo dopo ti accorgi che sono api. Le spighe attraversate dal sole, quando le guardi disteso sulla pancia. La frescura che viene dalla contemplazione di una boccia d’acqua (se ti concentri davvero molto bene). Il piacere di addormentarsi presto, quando ancora non è del tutto buio e i vicini ti propongono la colonna sonora perfetta.

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il Deccan #6 / i Giainisti, gli Hoysala e lo zucchero di canna

Lungo la strada che da Mysore si dirige verso nord, si estendono grandi piantagioni di canna da zucchero. A bordo dei campi, non è raro trovare piccole sugar cane factory, fabbriche di zucchero di canna, appunto. Qui raccolgono e triturano le canne, lasciano bollire il loro succo in enormi padelle di rame, fino a ottenere un caramello liquido; questo viene fatto raffreddare in basse vasche di cemento, per poi essere versato dentro a stampi di legno e ricavarne, infine, cubetti di zucchero. L’ambiente è buio, molto caldo e pieno di vapore, e gli operai si muovono come ombre indaffarate. C’è un senso misto di stupore per il procedimento e di perplessità per condizioni igieniche del luogo.

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Proseguendo verso nord ovest, le piantagioni di canna da zucchero lasciano il posto alle risaie, poi segue una campagna sempre più verde, dove gli orti sono incredibilmente ordinati. I villaggi sono annunciati da portali variopinti, così come sono coloratissime le case decorate con esplosioni di rosa, verde e giallo.

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Arriviamo alla cittadina di Shravanabelagola, una delle più importanti mete di pellegrinaggio per i giainisti. E che cos’è il giainismo? È stata la mia prima domanda, con gli occhi sgranati. Il giainismo è un’antica religione indiana o, meglio, una filosofia di vita, in quanto essa non individua delle divinità definite. Facciamoci aiutare da Wikipedia per capirci qualcosa: “Il giainismo insegna che ogni singolo essere vivente, dal moscerino all’uomo, è un’anima eterna e indipendente, responsabile dei propri atti“. Per semplificare moltissimo, la spiritualità giainista si basa sull’assoluta non violenza e impone uno stile di vita con regole complesse e molto rigide.
Comunque, in cima alla collina di Shravanabelagola, visibile già a chilometri di distanza, si erge un tempio dedicato a Bahubali, uno dei profeti del giainsmo. Per raggiungerlo, bisogna percorrere, scalzi, 600 scivolosi scalini intagliati nella roccia e ormai consumati, nel corso dei secoli, da milioni di piedi di pellegrini. Il tempio, risalente al I secolo d.C., è costruito tutto intorno alla maestosa statua monolitica di Gomateshwara, che ci guarda dai suoi 17 metri d’altezza con la consapevolezza di chi è stato estratto da una pietra sola.

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Inseguiti dal monsone incombente, in un’ora e mezza raggiungiamo i templi della dinastia Hoysala (XII secolo), ad Halebid e a Belur; forse le cose più inaspettate e sorprendenti di tutto il viaggio. Sono costruzioni piccole, basse e dai volumi semplici, ma le intricate sculture che corrono lungo tutto il perimetro li rendono oggetti straordinari. Le fasce di pietra di diversa ampiezza, raccontano le storie della letteratura epica indù e riportano bassorilievi di divinità, fregi intagliati con una minuzia certosina, decorazioni mai uguali di elefanti, tigri, fiori, animali mitologici e cavalieri.

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Everyday life, week 27

Rosso come il cielo, quando le rondini si affrettano negli ultimi giri della giornata e i comignoli chiacchierano; come una strada di tegole bollenti; come una casa incastonata fra le montagne. Verde come un parco che ho scoperto da poco, bello, selvatico e proprio vicino a casa; come le piante che respirano al massimo del loro fulgore. Blu come la vecchia carta da parati che ormai si sgretola; come il sollievo di un bagno nell’acqua fresca del lago.

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Everyday life, week 26

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L’ipnosi catartica delle onde che si infrangono sui sassi.

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Tornare al mare è ritrovare posti del cuore, che sanno di sale e di fichi.

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È farsi inghiottire dal blu, immenso e bellissimo.

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È seguire i motorini locali per scoprire angoli nuovi.

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È prendere la bicicletta scalcagnata, quella che sta in cantina tutto l’anno, e nonostante la scomodità farsi portare dai pedali fin dall’altro lato del capo.

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È ripartire alle sei del lunedì mattina pur di rimandare il distacco fino all’ultimo minuto.