Everyday life, week 19

Quello che nessuno osserva: dalla settimana del Salone del Libro, quella in cui, in pratica, il Lingotto diventa una seconda casa. La sorprendente vista della rampa, quella che le automobiline dal 1926 prendevano per andare alla pista di collaudo, sul tetto. I mattoni che cercano di evadere dalla stretta dell’intonaco. E i soliti tubi blu, che disegnano il soffitto industriale e di tanto in tanto fanno capolino.

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Everyday life, week 18

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Lettering involontario e inaspettate finestre su mondi lontani. E chissà che, seguendo le strisce misteriose, non si salti dentro un’altra dimensione.

Un’altra dimensione sembra quella che si raggiunge sul Monte Bianco in una giornata nuvolosa. Sulla funivia nuovissima, che sale verticale lungo un emozionante percorso, passi da 1.300 metri a quasi 3.500 in una ventina di minuti. Le nuvole ti inghiottono rapidamente e il padiglione di Punta Helbronner ti accoglie famelico come un mostro delle nevi, completamente ricoperto di ghiaccio. Una volta entrato, hai un palloncino al posto della testa e una generale sensazione di strana leggerezza. Fuori la temperatura è di dieci gradi sotto lo zero, il vento congela l’umidità dell’aria in piccoli sbuffi di neve asciutta. Dalla terrazza, da cui potresti vedere uno spettacolo di cime innevate, non vedi assolutamente nulla e neanche senti alcun rumore o suono, se non quello del tuo respiro.

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il Deccan / 3

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Auroville dista pochi chilometri da Pondicherry. Spiegare che cosa sia è parecchio complicato e io stessa sono rimasta con tanti punti interrogativi ma, sinteticamente, si può dire che Auroville è una città ideale, fondata alla fine degli anni Sessanta, abitata da una comunità sperimentale di persone provenienti da ogni parte del mondo, che segue gli insegnamenti di Sri Aurobindo e di Mère, la Madre: una sorta di anarchia spirituale, dove ogni cosa è lasciata al buon senso di ognuno, al fine di vivere in pace e armonia.

“Auroville non appartiene a nessuno in particolare. Ma per vivere ad Auroville devi essere il sevitore della Coscienza Divina. Auroville sarà il luogo dell’educazione perpetua, del progresso costante, della giovinezza che non invecchia mai. Auroville vuole essere il ponte tra il passato e il futuro. Traendo vantaggio da tutte le scoperte esteriori e interiori, Auroville si lancerà con coraggio verso le realizzazioni future. Auroville sarà un luogo di ricerca materiale e spirituale per la concretizzazione di una reale Unità Umana”. Carta di Auroville

Per capire realmente che cosa significa e come le cose funzionino all’atto pratico, bisognerebbe trascorrervi un po’ di tempo: la mia visita di una giornata è bastata solo a instillare molte curiosità.
A guardarla, si direbbe che sia soltanto una trama di strade rosse fra la vegetazione rigogliosa. Le costruzioni, immerse nel verde, sono molto distanti tra loro, e pochi sono gli spazi accessibili ai visitatori; questo rende difficile immaginare Auroville come una città abitata secondo l’accezione tradizionale. L’impianto è stato disegnato dall’architetto Roger Anger come una galassia in espansione; al centro di tutto, il Matrimandir (il tempio della Madre), un geode ricoperto di dischi dorati, che racchiude una grande sala di meditazione tutta di marmo bianco.

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Le regole per visitare la città sono molto rigide, ma i visitatori sono i benvenuti, anzi, il comparto turistico è molto sviluppato e gli standard sono quelli occidentali. Alla fattoria di Solitude ho pranzato ottimamente con un thali di verdure della fattoria (tra le altre cose, Auroville è famosa per la produzione di cibo super biologico, ma anche di cosmetica e tessuti). A capo della fattoria e del piccolo ristorante c’è un omone inglese che si è fermato ad Auroville vent’anni fa. La mia sensazione è che viva fuori dal mondo e probabilmente è proprio questa la sua scelta: la scelta di vivere ad Auroville sembra essere una fuga estrema, e come tale sembra avere aspetti estremamente positivi, ma anche risvolti molto inquietanti. Sono contenta quando arriva il momento di tornare nell’India vera.

Il traffico nel viaggio verso sud è delirante (non si può descrivere altrimenti) in particolare quando si tratta di passare nuovamente per Pondicherry e di attraversare la ferrovia: con il passaggio a livello chiuso, tutti, ma dico tutti (le auto, i camion, i motorini, i rickshaw, i carretti, le bici, le persone a piedi), si assiepano contro le sbarre, fino ad occupare l’intera via in larghezza, sia da un lato sia dall’altro: impossibile immaginare che, una volta che il passaggio si apra, i due flussi riprendano a scorrere. Eppure, con assoluta naturalezza ognuno ha trovato il proprio spazio ed è riuscito a passare dall’altra parte continuando per la propria strada: un’assoluta magia.

Chidambaram, proprio come Kanchipuram, è una città sacra indù: la dimora di Shiva, in questo caso, è il Thillai Nataraja Temple, un maestoso tempio dai gopuram dipinti in folli colori pastello. All’ora della puja, molti sacerdoti si danno da fare con offerte di fiori e frutta, lunghe foglie di banano e ghee e stoppini per le candele: in tutti i templi indù c’è sempre un intenso profumo di burro fuso. Qui, i sacerdoti portano un dhoti bianco, hanno il cranio rasato in basso e lunghi capelli raccolti in cima alla testa; sono in generale piuttosto giovani e sembrano tutti belli in forma.
Fuori dal tempio, invece, c’è un affollamento di venditori e mendicanti. Alcune persone fanno davvero pena per quanto sono malandate: stanno in terra, dove capita, oppure zoppicano così curve da non riuscire ad alzare lo sguardo. In India, è la sofferenza di molta gente l’ostacolo più difficile da affrontare.

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Everyday life, week 17

Delle cinque cupole in muratura più grandi al mondo, una è in India e quattro sono in Italia. Di queste quattro, una è anche la cupola ovale più grande sulla faccia della terra, ma se ne sta sabaudamente immersa fra le colline verdissime della provincia di Cuneo, senza far sapere nulla di sè. Finalmente, qualcuno ha deciso di promuovere la conoscenza del Santuario di Vicoforte, organizzando la visita di questa cupola e permettendo di vederla dal basso, dall’alto, da fuori, da dentro, da sopra. Tutti imbragati con moschettoni e caschetto, ci si infila su per le scalette a chiocciola e i cunicoli, ci si affaccia dalla balconata alla base della cupola percorrendola tutta, per raggiungere infine il lanternino e guardare giù da 75 metri d’altezza.

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Mondovì è distante pochi chilometri: una cittadina divisa tra due borghi, Breo e Piazza, uno in basso lungo il fiume, l’altro arroccato sulla collina, collegati da una funicolare. La piazza Maggiore, in cima, sembra un teatro con una scenografia settecentesca di quinte che si accavallano. Nella chiesa di San Francesco Saverio, Andrea Pozzo ha eseguito uno dei primi esempi di sfondato pittorico: un effetto spaziale e prospettico che abbatte la superficie di una volta per immaginare spazi immensi che non esistono.

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Everyday life, week 16

Processed with VSCO with kk1 presetUn cielo tiepolesco, che ha fatto la voce grossa e poi si è dissolto in mille ciuffi di zucchero filato.

Processed with VSCO with se3 presetProcessed with VSCO with lv03 presetProcessed with VSCO with m5 presetLa ricerca di altre prospettive per inquadrare nuovamente il tutto.

Processed with VSCO with g3 presetProcessed with VSCO with hb1 presetProcessed with VSCO with a6 presetL’atmosfera sospesa alla Villa della Regina, dove le aiuole sono rimaste incolte, ma incolte ad arte.

cinemabianchini_week15_17 (3)La perfezione di certe forme.

Processed with VSCO with lv03 presetProcessed with VSCO with a6 presetProcessed with VSCO with acg presetProcessed with VSCO with hb2 presetOro, argento e turchese alla Fondazione Prada, emblemi di raffinatezza composta e di ricerca intellettuale altissima nell’architettura e nelle mostre. Fortunatamente, tutto questo trova equilibrio con la gioia di sensi terreni grazie ai panini favolosi serviti nel bar Luce.

Processed with VSCO with c1 presetProcessed with VSCO with c1 presetcinemabianchini_week15_17 (14)Processed with VSCO with se3 presetProcessed with VSCO with a6 presetInfine, l’Hangar Bicocca, dove tutto è grande e invita a interagire con le opere d’arte: il murales di Osgemeos, le giostre di Carsten Höller, i muri molli dell’esposizione della Triennale, e persino i Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer.

il Deccan / 2

Per colazione tè, banane, pane tostato e miele. La colazione tradizionale a base di idli, tortine di lenticchie fermentate e farina di riso, intinte in chutney e sambar, è ancora troppo impegnativa.

Pondicherry_map

Il tempio che si vedeva dalla spiaggia di Mahabalipuram è il piccolo Shore Temple, uno dei templi più antichi del Deccan: somiglia a quei castelli costruiti lasciando scivolare acqua e sabbia sulle dita, in mille riccioli sovrapposti. In questo luogo sospeso nel tempo, mi scontro per la prima volta con due cose bizzarre dell’India, che torneranno molte altre volte. Il ponteggio che circonda l’edificio più alto è fatto di legnetti sottili e storti annodati da corde e ha un’aria davvero precaria. Intanto, la responsabile della pulizia del tempio spazza invano la sabbia dalle pietre con una corta scopa di bastoncini rigidi.

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Poco lontano si trova il complesso dei Pancha Rathas: templi a forma di carro e altre sculture, tutti venuti fuori da una sola grande roccia. Rimasti sepolti per secoli dalla sabbia, sono stati riscoperti dagli inglesi nell’Ottocento. La guida che decide di adottarci, illustra le immagini della tradizione induista e la rappresentazione della trimurti dando le istruzioni per distinguere facilmente le diverse figure; ognuna di esse porta un simbolo sulla fronte: una U per Shiva, il distruttore, il più temuto e venerato; tre linee orizzontali per Vishnu, il conservatore; una linea verticale per Brahma (che è anche riconoscibile dalle quattro teste), il creatore; un pallino per Parvati, consorte di Shiva. Scopro poco per volta quanto la cultura religiosa dell’induismo sia affascinante e piena di storie.
La sabbia che circonda i carri attutisce il rumore dei passi e le voci dei tanti turisti. Sono quasi tutti indiani; colpiti dalla presenza di occidentali, ci chiedono di posare con loro nelle fotografie.

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I Pancha Rathas fanno parte di un parco archeologico molto ampio, nato dalla particolare conformazione del paesaggio, caratterizzato da grandi rocce emerse dal terreno. Cotta dal sole, mi sposto da un tempio all’altro e da un bassorilievo all’altro, inseguita da venditori di ogni genere di souvenir, comprese le predizioni future.
In equilibrio su un piano inclinato, la Palla di Burro di Krishna (Krishna’s butter ball), un blocco di 250 tonnellate, è ferma immobile da centinaia di anni. Pare che all’inizio del Novecento, il governatore di Madras avesse deciso di rimuoverla, era un pericolo incombente sulle case circostanti, ma neanche i sette elefanti impiegati nell’impresa sono riusciti a spostarla. E quindi, eccola lì, ancora in bilico. Tra i bassorilievi, il più famoso e spettacolare è quello della Discesa del Gange, che raffigura le storie dell’arrivo della dea Ganga sulla terra e della Penitenza di Arjuna, dal Mahabaratha, poema epico della letteratura indiana.

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Viaggiando verso sud, si arriva a Pondicherry. La zona del quartiere francese ha conservato le caratteristiche della città coloniale che è stata, con le strade ordinate, gli edifici color grigio e senape e le cornici bianche. C’è persino il lungomare, tirato a lucido lungo gli scogli neri. Non so se sia la salsedine, ma mi sento tutti i vestiti appiccicati addosso. Fuori dal tempio dedicato a Ganesh, l’elefantessa Lakshmi raccoglie le offerte: la proboscide tintinna tutta quando ti ringrazia con un colpetto sulla testa. Sembra così concentrata nel suo lavoro, che non riesco subito a capire se mi fa pena oppure no.
L’ora del tramonto è un buon momento per osservare le persone a passeggio. Sari colorati, salwar kamiz e dupatte raffinati o sberluccicanti e pacchiani, poche donne musulmane coperte da capo a piedi, le ragazze cattoliche in abiti occidentali. Gli uomini, invece, sono molto più simili tra loro, con pantaloni lunghi e dritti, camiciotto chiaro e penna nel taschino, che fa intellettuale. Intanto, il memorial a Gandhi si è trasformato in un parco giochi per bambini.

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Everyday life, week 15

I glicini che sono esplosi tutti insieme e che dai cortili soffiano per tutte le vie, come una scia da seguire per scoprirli uno dopo l’altro. I curiosi fiori a righe, quelli del quarto piano, che riempiono l’aria su per le scale, creando una potente sinestesia insieme al profumino d’arrosto che proviene da qualche porta. In campagna, invece, i fiori non sono così arroganti come i cugini di città, ma punteggiano i prati come un velo aggraziato.
Di cieli tempestosi, fiori impazziti e Gennarino dall’aria buffa. Questa settimana la si può riassumere così. Senza dimenticare il fastidioso risveglio del martedì, straconvinta che fosse sabato.

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