il Deccan / 2

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Per colazione tè, banane, pane tostato e miele. La colazione tradizionale a base di idli, tortine di lenticchie fermentate e farina di riso, intinte in chutney e sambar, è ancora troppo impegnativa.

Il tempio che si vedeva dalla spiaggia¬†di Mahabalipuram¬†√® il piccolo¬†Shore Temple, uno dei templi pi√Ļ antichi del Deccan: somiglia a quei castelli costruiti¬†lasciando scivolare acqua e sabbia sulle dita, in mille riccioli sovrapposti. In questo luogo sospeso nel tempo, mi scontro per la prima volta con due¬†cose bizzarre¬†dell’India, che torneranno molte altre volte.¬†Il¬†ponteggio che circonda l’edificio pi√Ļ alto √® fatto di legnetti¬†sottili e storti annodati da corde e ha un’aria davvero precaria. Intanto, la responsabile della¬†pulizia del tempio spazza invano¬†la sabbia dalle pietre con una corta scopa di bastoncini rigidi.

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Poco lontano si trova il complesso dei Pancha Rathas: templi a forma di carro e altre sculture, tutti¬†venuti fuori da una sola grande roccia. Rimasti sepolti per secoli dalla sabbia, sono stati riscoperti dagli inglesi nell’Ottocento. La guida che decide di adottarci, illustra le immagini della tradizione induista e la rappresentazione della trimurti dando le istruzioni per distinguere facilmente le diverse figure; ognuna di esse¬†porta un simbolo sulla fronte: una U per Shiva, il distruttore, il pi√Ļ temuto e venerato; tre linee orizzontali per Vishnu, il conservatore; una linea verticale per Brahma (che √® anche riconoscibile dalle quattro teste), il creatore; un pallino per Parvati, consorte di Shiva. Scopro poco per volta quanto la cultura religiosa dell’induismo sia¬†affascinante e piena¬†di storie.
La sabbia che circonda i carri attutisce il rumore dei passi e le voci dei tanti turisti. Sono quasi tutti indiani; colpiti dalla presenza di occidentali, ci chiedono di posare con loro nelle fotografie.

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I Pancha Rathas fanno parte di un parco archeologico molto ampio, nato dalla particolare conformazione del¬†paesaggio,¬†caratterizzato da grandi rocce emerse dal terreno. Cotta dal sole, mi¬†sposto da un tempio all’altro e da un bassorilievo all’altro, inseguita da venditori di ogni genere di souvenir, comprese le predizioni future.
In equilibrio su un piano inclinato, la Palla di Burro di Krishna (Krishna’s butter ball), un blocco di¬†250 tonnellate, √® ferma immobile da centinaia di anni. Pare che all’inizio del Novecento, il governatore di Madras avesse deciso di rimuoverla, era un pericolo incombente sulle case circostanti, ma neanche i sette elefanti impiegati nell’impresa sono¬†riusciti a spostarla. E quindi, eccola l√¨, ancora in bilico.¬†Tra i bassorilievi, il pi√Ļ famoso e spettacolare √® quello della Discesa del Gange, che raffigura le storie dell’arrivo della dea Ganga sulla terra¬†e della Penitenza di Arjuna, dal Mahabaratha, poema epico¬†della letteratura indiana.

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Viaggiando¬†verso sud, si arriva¬†a Pondicherry. La zona del¬†quartiere francese ha conservato le caratteristiche¬†della citt√† coloniale che √® stata, con le strade ordinate, gli edifici color grigio e senape e le cornici bianche. C’√® persino il lungomare, tirato a lucido lungo gli scogli neri. Non so se sia la salsedine, ma mi sento tutti i vestiti appiccicati addosso.¬†Fuori dal tempio dedicato a Ganesh, l’elefantessa Lakshmi raccoglie le offerte: la proboscide¬†tintinna tutta quando ti ringrazia con un colpetto sulla testa. Sembra cos√¨ concentrata nel suo lavoro, che non riesco subito a capire se mi fa pena oppure no.
L’ora del tramonto √® un buon momento per osservare le persone a passeggio. Sari colorati, salwar kamiz e dupatte raffinati o sberluccicanti e pacchiani, poche donne musulmane coperte da capo a piedi, le ragazze cattoliche in abiti occidentali. Gli uomini, invece, sono molto pi√Ļ simili tra loro, con pantaloni lunghi e dritti, camiciotto chiaro¬†e penna nel taschino,¬†che fa intellettuale. Intanto, il memorial a Gandhi si √® trasformato in un parco giochi per bambini.

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Everyday life, week 15

I¬†glicini che sono esplosi¬†tutti insieme¬†e che dai cortili soffiano per¬†tutte le vie, come una scia da seguire per scoprirli uno dopo l’altro. I¬†curiosi fiori a righe, quelli del quarto piano, che riempiono l’aria su per le scale, creando una potente sinestesia insieme al profumino d’arrosto che proviene da qualche porta. In campagna, invece, i fiori non sono cos√¨ arroganti come i cugini di¬†citt√†, ma punteggiano i prati come un velo aggraziato.
Di cieli tempestosi, fiori impazziti e Gennarino¬†dall’aria buffa. Questa settimana la si pu√≤ riassumere cos√¨. Senza dimenticare il fastidioso risveglio del marted√¨, straconvinta che fosse sabato.

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Everyday life, week 14

Un mazzo di papaveri e fresie: alla definizione natura morta¬†ho sempre preferito l’inglese still life,¬†vita¬†immobile resa immortale.¬†Gli acquazzoni di aprile, quelli che portano i fiori di maggio. Un giro ozioso tra le bancarelle del Gran Balon, reso ancora pi√Ļ simpatico da un gelato gusto crema e mela cotta. Tra ciarpame vario e pezzi d’antiquariato troppo cari, questa volta stavo per portare a casa un oggetto, a dire il vero un po’ ingombrante,¬†che mi lega a ricordi¬†cui sono tanto¬†affezionata.

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il Deccan / 1

“Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perch√© la si ama. √ą sporca, √®¬†povera, √® infetta; a volte √® ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne pu√≤ fare a meno.¬†In India si √® diversi che altrove. Si provano altre emozioni. In India si pensano altri pensieri.¬†In India ci si adatta, si accetta, e presto si entra in quella logica per cui niente √® davvero drammatico, niente √® terribilmente importante.”¬†Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra

Nel primo impatto con l’India si √® frastornati da tutto: persone, colori, oggetti, figure, musiche, suoni, rumori, odori, profumi. Tutto √® cos√¨ diverso che √®¬†difficile orientarsi, trovare un punto di riferimento cui appigliarsi per provare a capire e spiegare. Si intuisce in fretta¬†che non √® possibile¬†razionalizzare¬†l’India e che, oltre alle mille mila curiosit√†, non ha alcun senso farsi domande;¬†ne rimarr√†¬†solo una che presto¬†comincer√† a risuonare nella¬†testa: perch√© no?

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Questo viaggio nel Deccan, il sud dell’India, comincia sulle strade del Tamil Nadu, sotto a¬†un¬†cielo bianco di calore. Dal finestrino, osservo le case che si alternano velocemente: dalla palazzina candida con le colonne e i capitelli, alla baracca coperta di foglie di banano e teli di plastica. I ragazzini vanno a scuola impeccabili nelle loro uniformi, camminando per chiss√† quanto tra l’immondizia, le mucche e i motorini impazziti.¬†A Tirukalikundram le abitazioni¬†sono colorati¬†cubi di cemento armato¬†e baracche di legno, c’√® una grande vasca sacra, e, in punta alla collina, un¬†tempio dedicato a Shiva, dipinto con ¬†le¬†tipiche righe bianche e rosse.¬†Donne in sari o in salwar kamiz, uomini¬†in lungi, i sadhu vestiti d’arancione con le collane di rudraksha: un po’ per volta si mette insieme anche il vocabolario. Motorini che trasportano indifferentemente una, due, tre, quattro persone. E gli animali caratteristici delle strade del Deccan: mucche magre, cani sonnacchiosi tutti uguali, scimmie dall’aria cattiva. Nel¬†Vedagiriswarar mandir, dopo una lunga scalinata di ascesa e purificazione, assisto a una puja, una cerimonia induista:¬†nel cuore buio e umido del tempio, in cambio di un’offerta a Shiva, il¬†sacerdote con le sue¬†preghiere prepara un piattino di polvere rossa e cenere sacra e, con il pollice, mi traccia¬†la benedizione di Shiva¬†sulla fronte, la¬†prima di una lunga serie.

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Pi√Ļ a ovest, Kanchipuram √® considerata una delle sette citt√† sacre ind√Ļ: si dice¬†che il¬†tempio centrale, l’Ekambareshvara mandir, sia una delle cinque dimore di Shiva.¬†I grandi templi del Deccan ospitano una moltitudine di persone: c’√® chi prega, chi medita, chi officia le cerimonie, chi suona, chi intreccia¬†collane di fiori, chi riempie le candele con il¬†ghee, il burro chiarificato, chi prepara del cibo, chi mangia, chi dorme, chi pulisce, chi vende oggetti, chi si offre come guida ai turisti, chi custodisce le scarpe. Una delle prime cose da imparare in India √® camminare scalzi: nei luoghi sacri¬†non si pu√≤ entrare con le scarpe, ma solitamente¬†la pietra del pavimento viene spazzata con tutta la cura che non viene applicata¬†altrove.

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Per pranzo, mi consigliano di provare il dosa, tipicamente south indian, una specie di grande cr√™pe un po’ secca, ripiena di patate, cavolo e piselli. Non sono previste posate: si usa il dosa per pinzare il ripieno e intingerlo nel sambar, il brodo, e poi nei vari chutney di cocco, coriandolo e peperoncino. Mi godo il pasto con curiosit√† e soddisfazione, nonostante il gelo polare dell’aria condizionata.

Kanchipuram è famosa anche per la produzione di stoffe. Sono molte le tessiture che si possono visitare ed è molto divertente fermarsi nei negozi, guardare tutte le coloratissime stoffe e farsi avvolgere negli svariati metri di un sari da un gruppo di signore festanti.

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La sera, sulla spiaggia di Mamallapuram, rimango ad osservare i pescatori che preparano le barche di legno colorato in secca, mentre gruppo di cani gioca sulla riva. Le onde del golfo del Bengala si sollevano piccole e avvolgenti, e una lieve foschia appanna la vista delle rovine di un tempio.

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Everyday life, week 13

Il re¬†che continua la sua battaglia¬†contro le nuvole, in quell’attimo elettrico e immobile. Quelle vie che ogni volta mi sorprendono, perch√© sono quasi Parigi. La potenza delle magnolie che esplodono improvvisamente. I giorni di pioggia, nel classico grigio Torino, che mai imparer√≤ ad apprezzare. Un tulipano raccolto¬†sul marciapiede¬†che per qualche giorno ha¬†illuminato il mio tavolo. La scoperta di un luogo affascinante¬†tipicamente sabaudo, che c’√® ma non si vede, e le nostre epifanie notturne.

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Everyday life, week 12

Il cielo su Torino¬†e le elaborate¬†nuvole di stucco. La prima pedalata in pantaloni corti,¬†per andare a osservare il lavoro della primavera sull’argine: gli alberi sono ancora spogli, ma l’erba √® verde brillante ed √® disseminata di quei fiorellini viola che la nonna metteva nella frittata. Nel bosco, invece, la primavera se ne sta ancora acquattata sotto le¬†foglie secche.¬†Ma dove il vento le ha soffiate via, si scoprono cuscini di un verde intenso punteggiato di spilli bianchi, come se fossero¬†costellazioni. E il grano ha cominciato a crescere sui solchi geometrici seguendoli diligentemente.

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Everyday life, week 11

Gli acquarelli urbani sul finestrino dell’autobus. Una nevicata in piena regola, che sembrava fosse tornato Natale. L’esplosione improvvisa della primavera e, con lei, il desiderio di vedere¬†il mare, di mangiare fritto di pesce all’aperto, di respirare aria salina, di sedersi sulla spiaggia e osservare distrattamente¬†i¬†pescatori impegnati in¬†attivit√† disparate, seguiti da stormi di gabbiani.

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