Everyday life, week 29

La fortuna di trovarsi nel momento giusto al posto giusto: l’effetto Stonehenge in piazza Vittorio o quel raggio di sole che gioca con le sedie. Le piazze assolate e vuote nelle prime ore del pomeriggio. L’illusione di sentirsi al mare, con il fritto misto e la birra, appollaiati sulla vetrina di una rosticceria ligure (ma a Torino). L’aria in movimento, a duemila metri, dove tutto è verde e fresco (e dove l’entropia ha giocato i suoi magici scherzi).

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Everyday life, week 28

Il caldo si fa impossibile, ma fortunatamente si riesce a scappare dalla città.
Dopo tante curve e gallerie, la vista delle ciminiere a strisce bianche e rosse è paradossalmente un meraviglioso miraggio: il mare è proprio lì dietro. Allo stabilimento chiassoso sulla sabbia, preferisco di gran lunga gli scogli, anche se bisogna essere mattinieri per conquistare gli angoli più tranquilli. Nonostante tutto, riesco a ritagliarmi un posto che mi piace sulla scogliera, dal quale vedo tutta la Liguria in sintesi: il mare, la ferrovia e i borghi arroccati sulle colline.
A casa, la nonna insiste per cucire il risvolto dei bermuda: che stia fermo e non si spiegazzi più.
Nel frattempo a Torino, l’afa non ha mollato un attimo e, forse, un barbecue di panini con la porchetta non è il modo migliore per combatterla.

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Everyday life, week 27

Una settimana di fuoco, la sensazione di respirare liquido; la canicola bianchissima ha portato in città persino le cicale. Quel breve momento in arancio e viola in cui il cortile è in silenzio: le rondini si sono appena ritirate, i pipistrelli non sono ancora usciti. Le melanzane dipinte con un pennello scarico. La granadilla con i semi gelatinosi, la fibra delle arance e la buccia di un vecchio giocattolo di plastica, proprio come quella volta in Perù. La porta nascosta del custode della galleria Umberto I, a Porta Palazzo. C’è chi dorme in città, e chi può fuggire dall’afa e raggiungere il fresco in posti che quasi quasi la Monument Valley.

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Everyday life, week 26

I fuochi di San Giovanni, che esplodevano con fragore di luci colorate e poi si spegnevano, lasciando l’eco di un palpito. Il riottoso cervo volante che andava incontro al suo destino fra gli artigli di gatto Gennaro. Un cestino di mirtilli che mi ha colorato la lingua di blu. L’estate sui muri, incastonati fra gli alberi e il fiume. Lo splendore composto della reggia sabauda; un albero che cresce, avvolge e stringe; la superficie della lenticchia d’acqua.

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Tintagel, Glastonbury e Re Artù [not just London]

La costa nord della Cornovaglia è un susseguirsi di scogliere, strambe conformazioni rocciose e spiagge dall’aria poco accogliente, ma affollate dai surfer. Newquay, Perranporth, Padstow, Bedrutan steps: qui il vento soffia forte e la pioggia sottile bagna l’obiettivo della macchina fotografica senza rimedio; mettere a fuoco è complicato, ma le immagini prendono effetti inattesi.

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Su un promontorio che si allunga verso l’Atlantico, sorge il castello di Tintagel: secondo la leggenda, questo luogo si incrocia con le storie di Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda. Vero o no, le rovine arroccate in cima alla scogliera sono affascinanti e non c’è da aver paura a scendere sulla spiaggetta di sassi ed entrare nella grotta di Merlino, che il mare riempie o svuota a seconda della marea.

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Per il resto, il villaggio di Tintagel non è particolarmente caratteristico, se non per il suo ufficio postale (che avevo già fotografato qui), ospitato in un cottage di pietra del XIV secolo dal tetto tutto storto e dalle proporzioni curiose.

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Uno dei posti che più mi ha colpito, in questo viaggio attraverso l’Inghilterra, è Glastonbury. Sentita nominare tante volte per il festival rock che si tiene nelle sue campagne dagli anni Settanta, nel mio immaginario è sempre stata poco più che una distesa di fango.
La prima cosa interessante da dire è che Glastonbury oggi sembra popolata per lo più da hippy attempati: le persone vestono abbigliamento new age, gli alimentari offrono prodotti biologici e si alternano ai ristoranti vegani e ai centri di cristalloterapia e medicina olistica.
Al centro del villaggio, poi, c’è una abbazia benedettina diroccata. Al centro della navata principale, una tomba riporta il nome di Re Artù e della sua regina. Sotto la luce caldissima di quella sera estiva, è stato magico passeggiare sul manto verde e morbido tra le colonne e gli archi in pietra, che, come in tutte le cattedrali gotiche, hanno il potere di farti sentire microscopico (per capire le proporzioni bisogna guardare questa foto).

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