Requiem


Quando la mia amica C. mi ha telefonato per dirmi del Darwin, io non ci volevo credere e ho accolto la notizia nella speranza che fosse un’esagerazione di Studio Aperto.
Invece no. Il disastro al liceo – il mio liceo – è successo davvero.

Che ci sia il vento non è un fatto eccezionale, lì all’imbocco della Val di Susa, ed è facile che sulla collina soffi più forte; diverse volte negli anni passati sono stati sradicati degli alberi nel parco. E quel tubo era lì da decenni senza che nessuno – o quasi, per forza – sapesse della sua presenza, perciò poteva succedere in qualunque momento. Anche a mia sorella, che dalle foto sul giornale ha riconosciuto l’aula nella quale aveva lezione fino all’anno scorso: fortunatamente ha dato l’esame e se n’è andata in tempo…

E ancora non posso crederci. Il Darwin è sempre stata un’isola felice, ospitato dalle spesse mura di un edificio che una volta ospitava il Seminario, alle spalle del Castello in punta alla collina di Rivoli, immerso in un grande parco: quanti ragazzi hanno la fortuna di andare a scuola in un posto così? I corridoi sono larghissimi, le aule anche. Dalle grandi finestre, nelle giornate più limpide, si vedono le montagne che abbracciano la pianura verso sud. Durante le ora di ginnastica si può uscire a giocare in un vero parco. L’aria che si respira è diversa da quella di una scuola di città.

Ci si illude di stare in una scuola sicura.

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