piccole sfide quotidiane


Dopo cinque settimane di lavoro in studio, ho finalmente imparato

quale sia il verso delle porte, così almeno smetto di sbatterci il naso contro;

che quell’interruttore accende la luce e non apre il portoncino, anche se certe volte serve accendere la luce e non aprire la porta;

come si usa il forno a microonde e come costruire improbabili castelli di contenitori per fare più in fretta;

che in uno studio a maggioranza maschile la carta igienica si trova alle mie spalle e non è misteriosamente sparita;

a evitare le pantegane che attraversano la strada;

a sopportare i bambini rom che mi tirano i gavettoni quando passo in auto;

che devo smettere di farmi domande sul perché nel parcheggio del campo nomadi ci sia una Ferrari.

4 pensieri su “piccole sfide quotidiane

  1. e ti pare poco?
    io ho imparato a soffiare la cenere delle (altrui) sigarette dalla mia tastiera.un soffio solo.
    a fare amicizia coi cani randagi spelacchiati.
    a dire “studio xxxx buongiorno” col vocione professionale e distaccato.
    a inchinarmi all’appaluso della popolazione (afro-italiana) quando arriva il mio bus dopo 48 minuti di attesa.
    facciamo passi da gigante emma
    in bocca al lupo 😉
    ila

  2. hai presente il campo volo? lì dietro; sotto al cavalcavia, tra il campo nomadi, la Dora e il depuratore. in un antico opificio ristrutturato, con l’umidità a mille.
    bel posticino, no?

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