Joe R. Lansdale: ancora, ancora.


Perfettamente calzante.

L’impulso che coglie qualsiasi scrittore di noir (o giallo, o thriller) di casa nostra, dopo aver letto un romanzo come Il mambo degli orsi, credo sia quello di uscire in cerca di un bar e prendersi una sbronza. Non c’è niente da fare. Per quanto talentuosi, non si può combattere il rio destino che non ci ha fatti crescere in una nazione dove esistono cittadine come Grovetown, Ku Klux Klan e morti sospette. Dove si possono far perdere le proprie tracce tra un miglio e l’altro, aiutati dalla mancanza di carte di identità. Dove si può circolare con un bagagliaio ricolmo di armi senza appartenere alla criminalità organizzata.
Al confronto, qualsiasi romanzo ambientato nella Milano violenta e nella Bologna dei misteri sembra il giornalino della parrocchia, per quanti morti ammazzati ci si possa infilare.
Si tratterà di colonizzazione culturale, ma nessun carabiniere può reggere uno sceriffo razzista con l’orchite.

Joe R. Lansdale, in aggiunta, riesce a esaltare il sapore degli ingredienti che infila nei suoi romanzi, con due o tre trucchetti mica male.
Prima di tutto sa scrivere, mentre una buona fetta dei suoi conterranei, anche di quelli che fanno successo qui alla periferia dell’impero, sembrano possedere tutti la medesima mano, lo stesso senso del ritmo e della sintassi. Con un po’ d’orecchio, puoi immaginarti che aggettivo verrà utilizzato per descrivere la chioma di quel personaggio, quando ci sarà il cambio di scena, il trucco, il giro di vite. Con Lansdale no.
Poi, si capisce subito, ama i suoi personaggi, e riesce a infondere in loro il soffio della vita. Non c’è protagonista o comprimario che non salti fuori dalla pagina anche solo attraverso poche battute, come quelle del poliziotto costretto a non fumare se vuole continuare a scopare con sua moglie, o del cuoco che ha imparato a mimetizzarsi con lo sporco sul fondo.
Infine, maledizione, possiede il senso dell’umorismo.

È grazie a questo sapore che una trama “leggera” come quella di Il mambo degli orsi si trasforma in un romanzo che rimane nella memoria. Hap e Leonard, vanno in cerca di una donna scomparsa, si scontrano con un intero paese che vorrebbe vederli impiccati, prendono un sacco di legnate, tornano e più o meno vincono. Sembra quella di un vecchio western, soprattutto nelle scene di rissa nel saloon, è già letta, vista e stravista. Era solo leggermente più complessa quella del precedente Mucho Mojo, sempre con gli stessi protagonisti. Eppure alla fine del romanzo, ci si rende conto di come la trama sia stata veramente solo il supporto di una costruzione molto più complessa e affascinante.

Sandrone Dazieri, Una lettura di Joe R. Lansdale,
in Joe R. Lansdale, Il mambo degli orsi, Einaudi, Torino 2004

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