eh, il cinema italiano…


Mi pare che il 2009 sia stato un anno deboluccio per il cinema italiano. Lasciamo da parte Baarìa, che non ho visto – e per questo gli concedo il beneficio del dubbio – ma mi sembra solo un pesantissimo polpettone niente originale. E mettiamo da parte anche Vincere di Marco Bellocchio che non ho visto ma mi riprometto di farlo, perché sono sicura a priori che quello sia un bel film. È probabile, poi, che mi sia persa qualcos’altro, però progetti degni di nota ce ne sono stati ben pochi. Io mi sento di salvarne solo due e spero in un 2010 migliore.

LA DOPPIA ORA
Giuseppe Capotondi, 2009
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Sonia è di Lubiana ed è cameriera in un hotel a Torino. Guido è stato poliziotto e ora è custode in una villa fuori città. Sono due anime sole, turbate, incomplete, in cerca di certezze. Frequentano gli speed date dove si incontrano e si innamorano con prudenza. Ma una strana rapina interrompe la nascente storia d’amore fra i due e li getta nel gorgo di un melodramma nero, che trova il suo punto di forza nella complessità della psiche umana. Il film si sviluppa lungo il confine fra realtà e apparenza, in un clima horror brulicante di segnali angosciosi e di doppie verità. La sceneggiatura – scritta, riscritta, limata e soppesata da tre giovani – è nitida e tesa, ed è affidata ai protagonisti: Ksenia Rappoport è brava a dare a Sonia una fragilità psicologica assolutamente credibile, mentre Filippo Timi, in crescita esponenziale per intensità e presenza fisica, offre a Guido le ombre e le luci di una tenerezza al limitare dello strapiombo del dolore e si conferma come uno degli attori emergenti più completi nel panorama italiano.

DIECI INVERNI
Valerio Mieli, 2009.

Camilla e Silvestro si incontrano su un vaporetto nell’inverno 1999. Entrambi infagottati, in spalla uno zaino pieno di sogni e aspirazioni: sono studenti al primo anno appena trasferitisi a Venezia; lei timida e un po’ scontrosa come la vecchia lampada che porta con sé, lui estroverso e simpatico come il suo alberello di kaki. Lui la segue e le chiede ospitalità; all’alba va via, e quando lei gli accenna un sorriso lui le volta le spalle. Comincia così una storia d’amore che impiegherà dieci anni per sbocciare, fra le calli e i campi di una Venezia surreale e nebbiosa, quella degli studenti e delle piazze vuote, descritta da un’ottima fotografia.
Un film dolce e malinconico, d’amore e di formazione, che accetta la sfida di raccontare un decennio della vita, quello che dalla giovinezza porta all’età adulta attraverso decisioni importanti e scelte stupide. Mieli sceglie di costruirlo per quadri: dieci scatti quasi casuali ai due protagonisti interpretati da due volti nuovi – Isabella Ragonese e Michele Riondino – con talento, sincerità e naturalezza.

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