torturata da un pro forma


Perché poi, non vi ho mai raccontato di che brutta tortura sia stata quest’esame…

Tutto comincia a settembre, quando ci si rende conto che per cinque anni non si è fatto altro che disegnare al computer, perché questo richiedevano i laboratori di progettazione, arrivando persino a penalizzare chi proponeva tavole realizzate a mano con vera maestria. Una volta preso atto di ciò, si tirano fuori squadrette, china, carta millimetrata e lucidi nel tentativo di tornare ad averne confidenza. Tentativo quasi riuscito: il disegno a mano è ottimo per gli schizzi, per gli studi e per esprimere un’idea, ma la velocità e la precisione del disegno al computer rimangono inarrivabili.

Arriva poi il fatidico giorno, quello della prova pratica: otto ore per sviluppare un progetto per intero, dalla struttura agli impianti. Otto ore sono pochissime per fare un progetto decente, disegnato al meglio, ricco di dettagli e di tutti quei particolari che ne fanno capire il funzionamento; e ciò significa che in quelle otto ore bisogna ridurre al minimo ogni altra attività: tipo mangiare, bere, andare in bagno. La questione della toilette, in realtà, è presto risolta: può uscire una persona per volta, e nel giro di pochi minuti si crea una lista lunga due ore di persone che mettono le mani avanti perché non si sa mai… E ancor più per questa ragione, bisogna cercare di mantenere le mani pulitissime da subito, altrimenti i disegni vengono uno schifo, ma come fare se si suda persino in maglietta e con le finestre spalancate nonostante sia il 24 novembre?
Come se non bastasse, lo spazio è davvero ristretto: ognuno ha fogli, matite, penne, pennarelli, squadre, compassi eccetera eccetera e non sa dove metterli. Ed ecco allora sgabelli sparsi spuntare come funghi, limitando ulteriormente il raggio d’azione proprio e quello del vicino. E come dimenticare i fogli – anche quelli di bella – che, grazie alla miriade di francobolli di scotch di carta che servono per farli stare attaccati al tavolo, poi si appiccicano gli uni agli altri e vengono su tutti insieme come una fisarmonica?

Insomma, a chi riesce ad arrivare alla fine e a consegnare tutte le tavole richieste sapendo di aver fatto un lavoro anche solo minimamente accettabile sembrerà di esser passato attraverso la prova più dura mai affrontata; però ancora non sa che lo aspettano tre mesi di tormento in cui si confronterà con gli amici, penserà continuamente ai possibili errori commessi e arriverà all’orale senza più essere sicuro di quello che ha disegnato. Non sa ancora che studierà tutte le possibili leggi e che poi non gliene chiederanno neanche una per concentrarsi proprio su quegli aspetti tecnologici che ha tralasciato; in alternativa, studierà tutti i possibili particolari costruttivi e si dimenticherà di guardare proprio quella legge che gli chiederanno: d’altronde la legge di Murphy funziona così, no?

Alla fine di tutto ciò ne uscirà sfinito ma sollevato; a quel punto si guarderà indietro: tutta ‘sta fatica per uno stupido pro forma?

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