Vasco, 11 aprile 2010


Sono una fan tardiva, io: fino a cinque anni fa, Vasco, non lo ascoltavo proprio, ma non mi ricordo esattamente il perché. Non lo conoscevo e non lo ascoltavo. Poi, dopo aver conosciuto Andrea, come per osmosi, tante sue passioni sono diventate le mie, Vasco compreso.
Dopo un lungo periodo di incubazione è arrivato il primo concerto, luglio 2007 al Delle Alpi: un’autentica emozione. Si è sprigionata una tale energia che mi ha rapita ed è stato allora che ho cominciato a amarne davvero la musica, al di là della poesia dei testi.

A quel concerto ne è seguito un altro, e poi un terzo, quello di domenica scorsa. Insomma, tutte le volte che è passato da Torino negli ultimi cinque anni non ce lo siamo fatti sfuggire, sempre con il timore che potrebbe smettere di esibirsi dal vivo, prima o poi.

Ospiti non più del Delle Alpi – buonanima – ma del Palaisozaki, entriamo senza problemi: il palazzetto è pieno ma, complice il fatto che le date a Torino di questo tour indoor sono ben otto, non c’è coda ai cancelli, non c’è ressa nei bagni, non ci si accapiglia per avvicinarsi al palco. Il palco è proprio lì, vicino vicino vicino; ho già capito che sarà un concerto eccezionale.
Un’oretta di fisiologico assestamento del parterre e si spengono le luci. Immediatamente spunta una miriade di lucine azzurrognole: sono i display dei cellulari pronti a immortalare l’ingresso sul palco del Vasco sulle note di Ho fatto un sogno. Maglietta black, giacca di pelle, cappellino e occhiali da sole che volano tra il pubblico nel giro di un paio di brani.
Segue una scaletta che, fortunatamente, privilegia le canzoni vecchie e dà spazio a malapena agli ultimi due singoli – anche se della cover di Creep avremmo potuto anche fare a meno.
Lo spettacolo si articola fra ampi spazi di ballo collettivo, lanci di reggiseni e perizomi come nella migliore tradizione rock, e momenti di pura poesia.  Lui è a suo agio, tranquillo, divertito, senza forzature; cerca il contatto fisico con i fan, in uno scambio reciproco di energia. Ad un certo punto lascia gli altri musicisti e raggiunge l’estremità del palco, proprio al centro del parterre, imbraccia una chitarra acustica per insegnarci come nascono le canzoni: comincia con Sally, creando un’atmosfera intima e unica.
Poi l’energia torna a pulsare e trova l’apice in Vita Spericolata, Canzone e Albachiara. Vasco lancia la maglietta senza paura di mostrare il ventre prominente e si rifugia nell’abbraccio di un accappatoio, lasciando chiudere il concerto alla sua band di musicisti  straordinari, che già a luci accese si attardano con le schitarrate di Maurizio Solieri e Stef Burns e con gli ultimi saluti al pubblico, dopo quasi tre ore di impagabile esibizione.

Ho Fatto Un Sogno – Ieri Ho Sg. Mio Figlio – Cosa Vuoi Da Me – La Nostra Relazione – Sto Pensando A Te – Gli Angeli – Domenica Lunatica – Colpa D’Alfredo (accenno) – Bollicine – Anima Fragile – Io Perderò – Ad Ogni Costo – Interludio – Sono Ancora In Coma – Delusa – Quanti Anni Hai – Stupendo – Un Senso – Deviazioni – Il Mondo Che Vorrei – Sally (acustica) – Dillo Alla Luna (acustica) – Incredibile Romantica (acustica) – Una Canzone Per Te (acustica) – Hai Ragione Tu (acustica) – Ridere Di Te (acustica) – Occhi Blu (acustica) – Senza Parole (acustica) – Vita Spericolata – Canzone – Albachiara.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...