altri film


Il piccolo Nicolas e i suoi genitori
Laurent Tirard, 2009.

Più che una fotografia è una deliziosa illustrazione della Francia anni Cinquanta e della famiglia piccolo-borghese. La paura di un bambino di essere abbandonato dai genitori nel bosco per colpa di un nuovo fratellino, le associazioni segrete con i compagni di scuola, le tremende bambine, l’ansia da prestazione dei grandi, la passione del bidello per le interminabili frasi educative da ricopiare per castigo, la brava maestra e la terribile supplente.

Mine Vaganti
Ferzan Ozpetek, 2010.

Per fortuna Ozpetek è tornato se stesso dopo l’imbarazzante parentesi di Un giorno perfetto.
A Lecce l’aria è calda, c’è una bella atmosfera, c’è il mare, una bella casa, dei bei colori. Ci sono dei bravi attori. C’è il solito cibo, la solita tematica. Ci sono due storie parallele, una esplicita e una troppo criptica di cui io non ho capito niente. Insomma, piacevole e anche divertente, ma non troppo originale né troppo chiaro…

Alice in Wonderland
Tim Burton, 2010.

Mi aggiungo al coro dei delusi, come fan sia di Lewis Carroll sia di Tim Burton. Questo film prende in prestito personaggi e situazioni, poi li mescola, li stravolge e li banalizza. Uno scempio di due capolavori da parte di un regista che con una materia prima di questo livello avrebbe potuto produrre un terzo capolavoro.
Carroll e Burton sono scorretti, anticonvenzionali, creatori di universi anarchici e deliranti, e questo Alice è una totale delusione perché è un film convenzionale: la trita e ritrita lotta fra il Bene e il Male, trova l’oggetto magico e uccidi il mostro. Nel film, Alice è l’anticonformismo che Wonderland – inspiegabilmente ribattezzato Sottomondo – cerca di imprigionare, in forma di profezia da compiere; mentre nei racconti è l’elemento razionale di Alice che cerca di opporsi al caos di Wonderland; il che vale a dire che l’opera di Carroll è stata totalmente snaturata.
E ancora, viene a mancare la capacità immaginifica di Burton, che ci propone atmosfere digitali prive di carattere e oggetti presi pari pari dal film della Disney del 1951 (quello sì che era bello!), come lo Stregatto, i fiori parlanti e il castello della Regina Rossa, un copia e incolla da La bella addormentata nel bosco o da Cenerentola.
Si salvano solo i costumi – davvero eccezionali – e la Regina Rossa, la Capocciona, l’unica ad essere caratterizzata in maniera originale. Di Johnny Depp è meglio tacere, per non parlare di Anne Hathaway: ma chi le ha detto che sventolare le braccia e tenere il corpo immobile basta per interpretare la Regina Bianca?

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