in Bruxelles


Una volta emersi dalla metropolitana, scopriamo con stupore che Bruxelles non è affatto piatta come le Fiandre, ma è tutta un saliscendi: salite, discese, scale, strapiombi e ascensori.
Ci sporgiamo dalla balconata della piazza del Palazzo di Giustizia e cerchaimo di vedere il quartiere di Marolles, totalmente avvolto dalla nebbia; poi giù giù giù verso il Sablon, e su su su verso la Place Royale: dalle finestre del Magritte Museum occhieggiano splendidi cieli azzurri, tanto rassicuranti quanto improbabili. Una grande scalinata ci porta alla parte medievale della città, in basso, e la Grand Place si apre quasi inaspettatamente, affollata di turisti con il naso per aria ad osservare estasiati le ricchissime decorazioni. Un attimo dopo il naso è appiccicato alle vetrine dei maestri cioccolatieri.
Nelle vie attorno alla piazza c’è il mercatino di Natale: gaufre, vin chaud, altro gaufre, il resto non ci interessa granché, anche perché queste bancarelle natalizie si somigliano tutte; tranne il banco delle ostriche, presieduto da un omone con baffi, stivali di gomma e cappello di lana.
Proviamo il marché aux puces di Place Jeu de Balle, ma ne rimaniamo delusi: poco brocante, molte pulci; tutto è buttato a terra sotto la pioggia, e se per vetro, ceramica e plastica non è un problema, le cose cambiano se si tratta di vestiti, tappeti, legno ed elettronica! Certo l’antiquariato della Place du Grand Sablon è molto più chic.
Il Manneken Pis è lì in un angolo, minuscolo, ma fa così freddo che l’acqua si è congelata. E anche noi siamo congelati, dunque sosta-riscaldamento all’estaminet À la mort subite – un nome, un programma – ma queste birre di tipo Lambic non ci piacciono molto.
Gironzoliamo fra i vicoli attorno al Teatro di Toone, cercando di evitare i camerieri butta-dentro di Rue des Bouchers, ed esploriamo la rete di gallerie ottocentesche; alla fine entriamo in un supermercato belga dove fare scorte belghe: speculoos, spezie per gli speculoos, sale al sedano.
Per la cena ci lasciamo consigliare da Eleon.Jeremy, da Cavoletto e dall’irrinunciabile Cartoville; il parere unanime ci indirizza verso il ‘T Kelderke che sta nientepopòdimenoché nella Grand Place, in una cantina dalle volte in pietra: crocchette di gamberi grigi, carbonade flammande e stoemp, estremamente belga.
Per vedere Bruxelles, però, non bastano due giorni; vorrei tornarci d’estate e vederla senza la patina natalizia e le luminarie. Vorrei vedere altri quartieri e fare il giro delle case Art Nouveau, e vedere il Musée Horta.
Ne sono contenta: mi piace l’idea di aver visto giusto un pochino.

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