a parte i titoli…


Distributori italiani, ve ne prego, smettetela di dare titoli nuovi ai film stranieri. Perché è di titoli nuovi che si tratta, titoli che non solo non c’entrano nulla con la traduzione del titolo originale, ma riescono persino ad essere fuorvianti! Ditemi se ha senso cambiare un titolo in inglese con un altro titolo in inglese…

L’esplosivo piano di Bazil (Micmacs à tire-larigot)
Jean-Pierre Jeunet, 2009

La vita di Bazil viene rovinata da due produttori di armi: la mina antiuomo di uno lo rende orfano di padre quand’è ancora bambino, il proiettile dell’altro gli rimane conficcato nel cervello e potrebbe ucciderlo da un momento all’altro. Bazil perde il lavoro, perde la casa e viene adottato da una corte di bizzarri clochard che lo accolgono nella loro meravigliosa tana fatta di rifiuti riciclati. Saranno loro ad aiutarlo a mettere in opera la sua vendetta.

La nuova pellicola del regista di Il favoloso mondo di Amelie è adorabile, anche se Amelie rimane irraggiungibile. Lo stile inconfondibile, la cura per il dettaglio, la fotografia e la scelta cromatica, ed infine il cast azzeccatissimo sono le armi di Jeunet per trasformare in una favola la realtà, anche quella più drammatica.

American life (Away we go)
Sam Mendes, 2009

Burt e Verona stanno per avere una bambina e, poiché i futuri nonni decidono di trasferirsi in Belgio a tre mesi dalla nascita della piccola, intraprendono un viaggio attraverso gli States alla ricerca di una famiglia adottiva, dell’ambiente più adatto dove mettere radici.

Un road movie romantico e anche divertente, sulle note country di Alexi Murdoch, con il quale Mendes condanna l’immaturità, l’incapacità di gestire i sentimenti: mette in scena cliché e personaggi eccessivi e spinge i suoi protagonisti lontano, perché scoprano l’immensità del loro amore.

2 pensieri su “a parte i titoli…

  1. credo che la battaglia contro il cambiamento dei titoli dei film stranieri, soprattutto quando vogliono farli assomigliare ad altri film hit, sia una battaglia persa in partenza. Evidentemente i distributori italiani credono che per far vedere un buon film al pubblico medio italiano (che loro reputano cretino) l’unico modo sia quello di dargli un titolo (spesso) altrettanto cretino. ciao😉

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