Aria pura e lacrimogeni


Io non sono ancora abbastanza lucida per scrivere qualcosa sulla manifestazione No Tav di ieri. Andrea invece sì, e mi fa onore pubblicare il suo pezzo qui.

I nuovi resistenti hanno trent’anni o forse neanche, e al liceo abbozzavano creste e ascoltavano Kurt Cobain; compravano Doctor Martens e mischiavano Bakunin e Kropotkin.
I nuovi resistenti sono medici stimati, anche filomonarchici, che però s’incazzano, se fiutano il sopruso, e si arrampicano sui sentieri di Ramats con gioia infantile e agilità e dicono bang e sparano agli elicotteri con le dita. E si godono i figli e gli amici delle altre vallate, e si godono la coesione e gli ideali.
I nuovi resistenti sono vecchi valsusini, fieri e rubizzi, provocati nell’intimo: si riprendono la terra, perché quella terra è loro, loro le montagne e le strade che percorrono. La loro vita si riempie di nuovo senso, e vada come vada.
E chi nel 1943 costituì a Villardora il “Comando militare della Valle di Susa”, oggi ci guarda dalla bocciofila e un po’ partecipa, e non ci fa pesare che la sua era una Resistenza maiuscola. E per quest’anno niente Lys.

Sfilano amministratori e sindaci, non hanno bandiere e non hanno colori, tranne i tre della fascia. Spiegano con pazienza, mentre spingono la bicicletta, i problemi relativi ai costi e agli ammortamenti;  all’amianto e all’uranio; all’impatto ambientale e ai tempi di realizzazione; parlano del segreto di Pulcinella della Captrain.
I giornalisti che nel corteo indossano la giacca e reggono il taccuino, racconteranno una verità. Quelli in maglietta e barbe sfatte, zaino e portatile, digitale e chiavetta, ne racconteranno un’altra, posteranno qualcosa dal fitto del bosco, caricheranno video su Youtube e bestemmieranno quando il computer cadrà e si bagnerà. E saranno letti solo da chi è già d’accordo con loro.

Gianni Vattimo arriva, respira qualche lacrimogeno e se va. E poi alle otto di sera dice: “Ciò che è successo a Chiomonte è truccato dai media di regime. C’erano dei facinorosi, ma anche migliaia di persone che hanno manifestato in modo pacifico”.

I nuovi resistenti sono davvero nuovi, perché hanno sei anni e reggono palloncini, e mostrano gli striscioni che hanno preparato a scuola. Molotov e biberon. Alcuni dormono sui passeggini, poi mangiano sui prati e abbracciano i cani, sotto lo sguardo di giovani padri e giovani madri.
I nuovi guerrieri sono variopinti e improvvisati: occhialini da piscina, sciarpe intonate alla camicia, bandane occitane, passamontagna. Mascherine, maschere da Point Break. Parrucche. Spranghe e tamburi. Ray Ban Aviator e petti nudi. Si scivola nel bosco, si guadagna un metro e poi torna su. Ci si dà il cambio. 200 ml di Maalox diluito. Gli unici cadaveri sono quelli dei mezzi limoni spremuti. Colpi di tosse e lacrime.
Guerrieri in crema solare e telefonino scarico.

Voci incontrollate sui Cacciatori di Calabria che penetrano nel territorio, di manovre di accerchiamento, di fermi e di denunce a piede libero.
Voci e inflessioni, da ogni parte d’Italia, ché la Broni-Pavia-Mortara fa male come la TAV, e allora tanto vale coalizzarsi. Gruppi organizzati e battaglieri da Roma; vecchie Panda targate Rovigo e supercentauri in Moto Guzzi. Un turista inglese scende da Bardonecchia sulla 24. Arriva a Exilles, sono le 9, capisce che non è il caso, e, con aplomb molto british gira la spider e torna su.

Io li ho visti tutti: ho visto chi non perde occasione per eccedere e per provocare. Ho visto bei ragazzi con brutti bastoni, facce impaurite e facce cattive. Ho visto pretesti per pintoni di vino e qualche birra di troppo. Ho visto altri ragazzi morire di caldo appoggiati ad un guard rail, li ho visti, impassibili, incassare gli insulti.
E ne ho visti altri, sempre in divisa, tirare sassi e lacrimogeni. Invasati da una parte e dall’altra.
Ho sentito la gola e la pelle bruciare, e l’aria e la quiete dell’alta valle turbata dalle pale di un elicottero, nel suo incedere da grosso insetto. Poi all’ora di pranzo è atterrato e anch’io ho dormito un po’ e ci siamo rialzati insieme.
Ho camminato, ho fatto rumore, mi sono spaventato, ho reagito, mi sono abbronzato.
Ho fatto la coda dal porcaro e in macchina sulla statale, come alla fine di un concerto.
Ho partecipato e mi sono sentito un po’ più libero.

Andrea Gualano

5 pensieri su “Aria pura e lacrimogeni

  1. Bellissimo. Sei riuscito a mettere nero su bianco le mie stesse emozioni e a dare uno spazio alle immagini che ancora sono forti e nitide nella mia mente!
    Bravo!

    Lili

  2. Grazie Noemi.
    Questo è quello che noi abbiamo visto e ora fa così male leggere e sentire i media ufficiali: diffidenza e disgusto. Per fortuna c’è Twitter e ci sono i blog, una quantità di frammenti che vanno a comporre qualcosa che si avvicina di più alla realtà.

  3. Grazie anche da me. Perchè anche io come @tazzina so di sapere poco su certe cose e leggere, informarsi, sentire chi ha vissuto veramente l’esperienza può aiutarti a capire un meglio la realtà.
    Ciao Emmaci, a presto🙂

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