Almería


Di fronte il mare e alle spalle le sierras desertiche. Il vento mi scompiglia i capelli come esco dall’aereo. Stesso mix di buio, caldo e vacanza che ho provato a Lanzarote. Lili mi sta aspettando oltre la porta a vetri: ci facciamo un weekend tra sorelle.
La spiaggia si stende per chilometri gremita di gente che festeggia San Juan: ci sono i falò più grandi che abbia mai visto, e i fuochi d’artificio, lanciati senza troppe pretese artistiche, basta che facciano rumore. Barbacoas e alcolici trasportati sulla riva con carrelli del supermercato strapieni. Ci godiamo la vista da un chiringuito, con cena a base di migas, pesce e tinto de verano, sulle sedie della nonna che affondano nella sabbia.

Almería, atmosfera decadente e pigra, tipica di tanti porti del Mediterraneo. Ocra e blu.
Il Cable Inglès si allunga nell’acqua e ricorda lo spaghetti-western più che monsieur Eiffel.
Sulla spiaggia di sassolini finissimi e levigati le nonne e i bambini sgranocchiano pipas, i semi di girasole, con una tecnica tutta loro. E il vento porta via ombrelloni e salvagenti.
Alle spalle del Paseo Marítimo le casette basse e colorate di Zapillo. Poi la Rambla e le vetrine scintillanti del Paseo de Almería; un po’ più in là vecchi edifici andalusi bellissimi e fatiscenti con le finestre sprangate. Il Museo Arqueológico è moderno, grande, davvero ben allestito. La Catedral de la Encarnación, solida e scontrosa, è più una fortezza che una chiesa.

Si sale e si scende, e si sale di nuovo. Il quartiere arabo, strampalato e male in arnese. Al centro di Plaza Campoamor un bassorilievo policromo di San Valentino è circondato da una struttura apposta per i lucchetti degli innamorati. Eh… Moccia ha colpito anche lì.
Infine l’Alcazaba con la sua muraglia e i merli aguzzi: da fuori appare arida, e invece ospita fontane, vasche, acqua che scorre, siepi, rose, melograni. Profumo di rosmarino. E gatti, custodi sonnolenti. Una scenografia perfetta per i servizi fotografici nuziali. Le spose sfidano il caldo con abiti meringa e calze di nylon, accompagnate da damigelle vestite da principesse e paggetti ingellati con la cravattina dal nodo troppo grosso.

La fauna cittadina è piuttosto caciarona. Le auto, troppo truccate, diffondono musica tradizionale a tutto volume, e le ragazze, troppo truccate anch’esse, girano a gruppetti in abiti succinti, e battono le mani come se fossero nacchere. I negozi di abiti tipici non mancano: mantones e batas de cola sgargianti con le balze e tutto il resto. Ma del flamenco, intendo veri spettacoli di flamenco, neanche l’ombra.

Al tramonto il cielo è solcato da rondoni velocissimi che garriscono senza sosta.
Giunge l’ora di andar per tapas. Lili cerca sulle lavagnette dei bar i piatti che non posso perdere e andiamo da un posto all’altro per essere sicure sicure di assaggiare tutto.

5 pensieri su “Almería

  1. Zuccaviolina [http://parlapa.blogspot.com/]
    @cinemabianchini che bella atmosfera il tuo post…e che voglia di sole e viaggio!

  2. SaraGiorgia [http://milleoccasionidifesta.blogspot.com/]
    @cinemabianchini bellissimo… rievoca certe atmosfere incantate della mia amata Sicilia 🙂

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