Sicilia bedda


Erice, sapore medievale, appollaiata al fresco dei suoi 800 metri d’altezza guarda il mare da San Vito a Marsala. Cortili arabi e pasticcerie: la granita di Maria Grammatico con il ghiaccio e le mandorle che fanno cric-cric fra i denti è un altro mondo.

Trapani, poco più che il porto, ma con qualche gioiellino liberty che ravviva un po’ il piattume della periferia. E il cous-cous, scusate volevo dire il cùs-cùs, che ha sempre il suo perché, specie quello al nero di seppia.

Marsala, strade di pietra lucida e cupole di maiolica verde, Garibaldi spunta ad ogni angolo e le cantine ospitano chilometri di botti.

Mozia, sì il sito fenicio, sì l’Auriga, ma soprattutto le saline: specchi d’acqua e cumuli di sale che al tramonto catturano tutte le impensabili sfumature tra l’arancio, il viola e il blu.

Mazara del Vallo, e chi se l’immaginava! una casbah ricchissima: fortezze, teatri, musei e una concentrazione di chiese ed edifici religiosi come in nessun altro posto. Qui il cielo è di un azzurro così brillante che noi a Torino ce lo sogniamo.

Selinunte, sulle rovine si arrampicano capperi che soffrono di gigantismo; ma è più bello vedere i templi dal mare o il mare da dentro i templi? E le Rocche di Cusa: colonne appena estratte e abbandonate in questo suggestivo cantiere millenario.

Segesta, il tempio incompleto e il teatro sono immersi nella collina che cerca strenuamente di rimanere verde, e invece è piena di sterpaglie un po’ secche che ospitano colonie di lumachine bianche.

San Vito lo Capo e la sua spiaggia che evitiamo accuratamente per preferire Santa Margherita, più selvaggia.

La riserva dello Zingaro, sentieri accidentati e polverosi che ti premiano con calette magnifiche dove il mare è blu profondo.

Scopello, il baglio, la tonnara e i faraglioni. E il pane cunzatu, che vince la palma di migliore scoperta gastronomica appena sfornato dalla panetteria/sauna e consumato sotto ai fichi in una piazzetta che è più un cortile.

Castellammare e Alcamo, un’unica infinita spiaggia di pampesto con frequentatori tuttifrutti accomunati da un’organizzazione svizzera dell’accampamento marittimo, con gazebo, ombrelloni, tende, materassini, seggioline e amache, e borse frigo da cui tirano fuori di tutto. In barba al nostro panino e ai due pomodori consumati sull’asciugamano con il sole a picco.

Cefalù, affollata e caratteristica è un must a Ferragosto.

Mondello, con le sue antiche ville chic e il molo belga – belga?! – e Sferracavallo, che mi fa ridere un sacco per il nome e che ci ha offerto una mangiata di pesce delle migliori.

Infine Palermo affascinante e decadente – meriterebbe un post tutto per sé – piena di cose così belle che è una pugnalata al cuore osservare impotente il centro storico che cade a pezzi fra cumuli di immondizia. Se non lo vedi non ci credi, e quando lo vedi non puoi credere ai tuoi occhi.

Sicilia bedda, molte luci e molte ombre. Troppe ombre.

Tutte le foto qui e qui!

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4 pensieri su “Sicilia bedda

  1. bellissimo post cara Emma. hai colto nel segno: sono tante le ombre. però, dopo tanti anni, non riesco a spiegarmi come siano proprio quelle ombre ad affascinarmi tanto.

    un abbraccio.

  2. Ciao,
    sono un tuo lettore e ti scrivo dalla Beozia.
    Volevo complimentarmi con l’idea eccezionale di postare le foto sotto le spoglie di cartoline dal gusto vintage!
    Brava!

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