9/11: molto forte, incredibilmente vicino


Anche se la bara di papà era vuota, il suo ripostiglio era pieno. E dopo più di un anno odorava ancora di schiuma da barba. Ho toccato tutte le sue magliette bianche. Ho toccato il suo orologio figo, che non metteva mai, e i lacci di scorta per le scarpe da ginnastica che non avrebbero mai più corso attorno al laghetto. Ho infilato le mani nelle tasche di tutte le sue giacche (ho trovato una ricevuta per un taxi, la cartina di una barretta di cioccolato con il riso soffiato e il biglietto da visita di un commerciante di diamanti). Ho infilato i piedi nelle sue ciabatte. Mi son specchiato nel suo calzascarpe di metallo. Un uomo impiega in media sette minuti per addormentarsi, ma io non riuscivo a dormire neanche dopo ore, e mi alleggeriva le scarpe avere intorno le sue cose, e toccare quello che aveva toccato lui, e raddrizzare un po’ le stampelle per i vestiti, anche se sapevo che non importava.

Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino, Guanda, 2008.

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