La briscola in cinque


Pineta, rinomata località di mare della Toscana. La canicola e la brezza.
Un barista e i simpatici vecchietti del suo bar.
Il cadavere di una giovane in un cassonetto.

Questa non vuole essere l’indagine più avvincente del secolo, non ci prova neanche; con la scusa del giallo racconta della vita di provincia, dei ragazzi di buona famiglia e degli ottuagenari pettegoli che popolano il BarLume di Massimo, barista intellettuale e investigatore suo malgrado.
Malvaldi scrive in maniera allegra e maneggia le metafore con abilità;  i dialoghi in toscano fanno il resto.

L’importante, quando si spettegola, è mantenere l’impianto formale. Il divulgatore deve richiedere la massima segretezza, e gli astanti accordargliela; dopo, è chiaro che faranno galoppare la notizia ovunque riescano. E’ solo questione di tempo. Se uno dice “tenetela per voi il più possibile” non intende “ditela a meno persone possibile”, ma “resistete un minimo di tempo prima di esplodere, così le tracce che portano a me saranno più difficili da seguire”.

Marco Malvaldi, La briscola in cinque, Sellerio, 2007

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