non un solo giorno della memoria


Da quando è stato istituito nel 2000 è nel Giorno della Memoria che si tende a concentrare la maggior parte delle commemorazioni riguardo alla Shoah. A dir la verità mi mette un po’ angoscia questa necessità di fissare una data – il 27 gennaio, giorno della liberazione di Auschwitz – che ci ricordi di ricordare, ci ricordi di non dimenticare, ci ricordi di divulgare, di parlarne, di andare un pochino più a fondo, di trattenere la memoria e non lasciarla andare come se non ci riguardasse più.

Vento di primavera (La Rafle)
Rose Bosch, 2010 

Anno 1942: il governo di Vichy accoglie la richiesta di Hitler di rastrellare gli ebrei di Parigi. Nella notte del 16 luglio, 13 mila persone vengono deportate e segregate nel Vélo d’Hiver per giorni, per essere poi dirottate nei campi di concentramento francesi e quindi avviate sui treni per l’Est.
Apparentemente ignaro della destinazione finale e dell’esistenza dei campi di sterminio, il generale Pétain insiste affinché i bambini rimasti nei campi seguano i genitori, già partiti per la Polonia.
Raccontato attraverso gli occhi di uno di questi bambini, il film riflette sul rapporto tra vittime e carnefici, che fino al giorno prima cantavano insieme liberté, égalité, fraternité, ma anche sul coraggio di molti parigini che tentarono di salvare i loro concittadini in pericolo: i pompieri che contravvennero agli ordini e dissetarono i detenuti con gli idranti, le prostitute che protessero i bambini, i parroci che inventarono nuove identità, gli idraulici del velodromo che fornirono documenti falsi, le infermiere che escogitarono travestimenti, qualche gendarme lucido che aprì la porta.

Non un capolavoro, anzi talvolta un po’ melodrammatico e didascalico, La Rafle ha il merito di divulgare uno fra i più oscuri episodi della storia della Francia, sul quale i governi hanno glissato per lungo tempo – è il primo film sull’argomento ed è uscito nel 2010.
La Rafle ci ricorda che l’Olocausto è un tema complesso di cui non conosciamo tutte le vicende, e proprio per questo – nonostante sia stato un genocidio sistematico di portata mondiale – che non dobbiamo dimenticare anche quelli che gli sono succeduti, perpetrati alla luce di un tale abominio, e che non possiamo considerarlo come un avvenimento passato, come un capitolo chiuso.

Non un solo giorno della memoria. Non una sola memoria.

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