To Rome with… uh?


Se proprio volete vedere questo film, fate in modo di recuperare un biglietto gratis, altrimenti non ne vale la pena. Senza ombra di dubbio, questo è il punto più basso raggiunto dalla carriera di Allen, che già vacillava parecchio dopo le uscite degli ultimi anni (eccezion fatta per Whatever works e Midnight in Paris).

To Rome with love
Woody Allen, 2012 

Quattro storie che si intrecciano e non so mica che dovrebbero comunicare. Ambientate in una Roma color seppia – e per altro invasa da un product placement selvaggio – vedono l’avvicendarsi di personaggi italiani e personaggi americani, e non si capisce perché le donne italiane debbano avere i baffi e vestire abiti floreali anni Cinquanta, mentre le americane sono così easy-and-chic in jeans and t-shirt. Insomma, ma come ci vedono oltreoceano? Comunque, quattro storie insipide che fanno acqua da tutte le parti – dell’unità di tempo ce ne freghiamo altamente – che hanno una moralina diluita, che non divertono, che lasciano il tempo che trovano e danno pure un po’ fastidio (io spero ancora che l’italiano medio non sia così com’è dipinto, ossessionato dalla celebrità e dal sesso).

Parliamo del cast, allora, e cominciamo col dire che questo è un raro caso in cui i personaggi non si “allenizzano” troppo. Il piccolo vantaggio che ne deriva è che per un poco ci si dimentica di stare in un film di Woody Allen. A parte il regista, che torna davanti alla macchina da presa riservandosi le battute più divertenti – o meno banali – la più nevrotica è Juno/Ellen Page, nella parte di una wannabe-actress che fa innamorare il malcapitato Zuckerberg/Eisenberg. Gli italiani fanno un po’ a modo loro, ma non danno prove di bravura: Benigni piuttosto imbrigliato, Albanese decisamente sotto tono, i due sposini di Pordenone sono un po’ inverosimili e hanno anche uno spiccato accento romano – ma fateli arrivare da un’imprecisata località laziale, no?; tra tutti, però, mi sono piaciuti sia lo Scamarcio, ladro pugliese e genuino, sia la Penelope zoccola che recita in italiano. Lasciamo stare il doppiaggio, ché è meglio.
Insomma, un film davvero scarso con un’unica trovata divertente. Non ve la dico, scopritela da soli una volta che avete l’influenza o una montagna di camicie da stirare.

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3 pensieri su “To Rome with… uh?

  1. Uao, che stroncatura. Sei più tagliente di Denise Pardo sull’Espresso! Io non lo boccio in toto: sarà che da qualche anno non ripongo grandi aspettative nei film di Woody Allen o forse che ritengo abbastanza plausibile l’immagine che dell’italia percepiscono all’estero…
    Comunque su tutti, il migliore è proprio Scamarcio e quella scena esilarante. 😉

  2. A me questa cosa di stroncare Allen pare che sia diventata un po’ una moda. E la cosa la trovo triste perché il film parla proprio del fatto che tutti seguono ciecamente cosa gli dicono i media…
    Forse il punto è solo che il film “ha dato fastidio”, ma se ha dato un fastidio ci deve essere un perché. Magari si spera che l’italiano medio non sia così, però data la morbosità con cui si sbava dietro Belen & co direi proprio che la realtà è molto peggio della fantasia: il problema è proprio che il sesso non facciamo e quindi ne parliamo a dismisura e lo si guarda in tv. Già, siamo sfigati rispetto a parigini e americani: ma molto più che nel film. Non è giusto però prendersela con To Rome with Love: non può diventare brutto solo perché parla di noi, e infatti nel mondo ci faremo una figura barbina per questo nostro atteggiamento. Che tristezza, che amarezza

  3. Ciao Carla, lungi da me stroncare Allen a gratis! Sicuramente non lo critico perché ha messo in scena una commedia sugli italiani, anche perché non è ciò che ha fatto. Questo è un film confuso, non parla né degli italiani, né degli americani, né di Roma. Dà l’impressione di essere stato girato di fretta, senza un’idea forte iniziale. Che volesse essere un film sugli stereotipi? Non ci è riuscito, è piuttosto un film stereotipato. E non ha la verve dei lavori di Allen cui eravamo ben abituati.

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