some kind of madness | i Muse a Torino


Perché dovete sapere tutto di questo strabiliante concerto. Sì, strabiliante: mia sorella era immobile, gli occhi spalancati, la bocca aperta. I Muse sono matti. Matti, visionari e anche un po’ tamarri, perché me li immagino dirsi: «Allora è deciso: apriremo il concerto con un’enorme palla di fuoco che esplode in mezzo al prato!». Ho come la sensazione che si divertano tantissimo a inventarsi scenografie e giochi. Risultato, uno spettacolo strabiliante.

C’era la palla di fuoco che è esplosa in mezzo al prato e anche delle ciminiere sputafiamme in cima al palco. Sei per l’esattezza. Che andavano a tempo di musica e ogni volta producevano un calore immediato che si avvertiva in ogni angolo dello stadio. Con questo potrei aver detto tutto. E invece no. Perché, tanto per cominciare, il palco era enorme e sembrava un unico schermo gigante: ci correvano le riprese e le grafiche di accompagnamento, a volte incredibilmente realistiche. La passerella poi era lunghissima e ha portato Bellamy e compari a metà del prato: da lì sono emersi pianoforti, batterie alternative, pompe della benzina – sì, va be’. Due attori hanno supportato la performance musicale, prima solo a video e poi veramente in scena: una, tailleur e cellulare, si è lavata totalmente con la suddetta pompa della benzina – ecco – e l’altro, in giacca e cravatta, si è dimenato come un pazzo prima di stramazzare al suolo, mentre una pioggia di banconote ricopriva il pubblico (alla fine, li hanno ripresi entrambi in due bare sotto la passerella). Poi il bassista aveva un basso luminoso, con i led sul manico, mentre Bellamy, a un certo punto, ha indossato degli occhiali con schermi al posto delle lenti, sui quali scorrevano immagini e parole. Per non farsi mancare niente, è comparso anche un gigantesco robot dagli occhi rossi, uno di quelli che si potrebbero trovare sull’enciclopedia alla voce “robot”. Infine, una lampadina grande come una mongolfiera è comparsa da dietro e, volando, ha fatto tutto il giro del palco; una volta arrivata a metà, il suo fondo si è aperto e da lì è uscita un’acrobata che girava in un cerchio e lanciava coriandolini.

L’ho detto: dei pazzi. Ma portentosi.
Come dite, non ho scritto nulla di come hanno suonato?
Ma che c’è da dire: i Muse sono i Muse.
E mia sorella è rimasta così, a bocca aperta per tutto il tempo.

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