Neve di luglio [diari di gite estive #4]


Champorcher è un paesello della Val d’Aosta a millecinquecento metri d’altezza, incastonato in una stupenda vallata verde verdissima nella quale si snodano sentieri di ogni tipo. Uno di questi arriva al lago Miserin, nel parco naturale del Mont Avic.

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Fino a qualche anno fa, se qualcuno mi avesse detto che a luglio mi sarei ritrovata a camminare nella neve, non gli avrei mai creduto. L’amore per la montagna – un po’ troppo: l’affetto?, l’amicizia?, insomma, senza esagerare, diciamo il piacere – è nato di recente. Ho cominciato ad apprezzare una giornata su prati alpini freschi e nascosti, dopo essersi guadagnati il pic nic con una bella scarpinata, più che una giornata al mare con il casino della gente e la sabbia che si appiccica. Ma quando mi sono affacciata alla finestra di casa mia, alle sei e mezza del mattino ancora in città, e ho visto nitidamente le montagne stagliarsi contro il cielo quasi blu, sbagliavo di grosso a immaginarmi passeggiare fotografando fiori e marmotte per poi prendere il sole sulle rive del laghetto vicino al rifugio.

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Dopo aver attraversato prati interamente fioriti di botton d’oro, abbiamo preso il sentiero che si arrampica oltre la linea degli alberi, dove non ci sono altro che pietre e una verde peluria leggermente punteggiata di fiori rossi. E la neve, inaspettata: grandi superfici ricoperte di neve intatta e luccicante. Per attraversarle si sprofondava fino alle ginocchia e a volte di più, con un piacevole brivido sulle gambe nude. Divertente, all’inizio, nonostante le scarpe bagnate, ma sulla neve più compatta scivolare era un attimo e un paio di volte mi sono vista ruzzolare a valle. Ci sono stati dei momenti in cui la concentrazione era tale per cui l’unica consapevolezza che avevo era quella dell’azione in sé: rimanere in piedi e arrivare al successivo spazio solido e asciutto.

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Dopo un’ora di camminata, abbiamo desistito e ci siamo seduti sulle rocce a riposare. I calzini zuppi asciugavano al sole, che picchiava nonostante l’aria fosse diventata così fredda da costringerci a mettere la giacca a vento, mentre addentavamo voracemente i panini con la toma di montagna, che non mi è mai sembrata così buona. E purtroppo, al lago Miserin abbiamo rinunciato, d’altra parte, ci aspettava un’altra ora nella neve per tornare indietro… Be’, nonostante il rischio e la fatica, non avrei mai pensato che mi sarebbe piaciuto tanto.

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