Per realizzare un sogno e mettere in ordine


E niente. Parto per un viaggio in Perù. Un viaggio di famiglia: io e mia sorella portiamo nostro papà a vedere Macchu Picchu, il grande sogno della sua vita. Abbiamo quasi dovuto costringerlo: senza di noi, probabilmente, non si sarebbe mai deciso. Il programma prevede l’Amazzonia – in un posto che è tutto un programma: Puerto Maldonado –, Cusco con la Valle Sacra e Macchu Picchu, naturalmente, il lago Titicaca, il Canyon del Colca e Arequipa. Un giro un po’ diverso rispetto a quello classico che tanti propongono, ma ho preferito la giungla vera e propria, a quella urbana di Lima. Per la prima volta mi sono affidata a un’agenzia turistica. Ho sempre viaggiato in totale autonomia, ma questa volta ho cercato un supporto per organizzare tutti gli spostamenti: poco tempo e tante cose da vedere, avevo bisogno di una mano. Tra tutte ho scelto un’agenzia che si occupasse di turismo responsabile e solidale, per avere qualche sicurezza in più sulla destinazione dei miei soldini, non solo del mio viaggio.

L’aereo decolla domattina presto e tutto è pronto. La valigia è essenziale e schizofrenica, per adattarsi a tutti i possibili microclimi di cui il Perù è capace: canottiere e maglie di lana, giacca a vento e costume da bagno, jeans e – soprattutto – i famigerati pantaloni da foresta, leggeri e lunghi per evitare di essere divorati dalle zanzare amazzoniche. C’è anche il diario di bordo, per annotare tutto il possibile, e l’inseparabile macchina fotografica, revisionata per l’occasione. Ho fatto tutti i vaccini del caso: anti febbre gialla, epatite A, tifo – quello me l’hanno dato vivo! – e un richiamino di anti tetano e difterite che mancava dall’ottantanove. Insomma, per qualche giorno sono stata piena di tante piccole malattie. Già che c’ero, ho anche smontato casa perché vengono a dipingerla: via questo giallino malefico. Sono curiosa di vedere come sarà.

Soprattutto, non vedo l’ora di essere in Perù, un luogo lontano anni luce da me e dalla mia realtà quotidiana. Ho bisogno di tanta aria pulita e di mettere in ordine un po’ di pensieri: l’ultimo anno è stato parecchio complicato e ho dovuto dare più energia di quanta ne avessi per trovare un nuovo equilibrio, che ancora latita. Ma questa è un’altra storia, e, tanto per cominciare, io adesso parto. Adios.

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