Perù #4 | Cusco y el Valle Sagrado


12 agosto // Al mattino presto fa freddo, a Cusco, e appena arrivati in albergo ci viene offerta una tazzona di mate de coca, per riscaldarci e aiutarci ad affrontate l’altitudine e il sorojchi, il mal d’altura. Il cielo è limpido e il sole picchia: a metà mattina sono già in maglietta. La città è molto affascinante; bisogna darsi però il tempo di esplorarla e di cercare le vie più lontane dai circuiti turistici, perché la gente del posto ti fa sentire come un bancomat ambulante. Camminare lungo le stradine, poi, richiede il suo impegno: il traffico è intenso e i marciapiedi sono alti e stretti anche per una persona soltanto, ed è necessaria una certa dose di equilibrio. Le auto, i taxi, i furgoncini sono tutti decorati da scritte tipo: «guidami, Signore», «proteggi i miei figli», cose così. Le vie si dipartono dalla Plaza de Armas e si inerpicano con scale e scalette su per la conca, e a più di tremila metri il fiatone arriva prima del solito.

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Cusco è una città che vive di turismo, ma è densa di storie e di forme insolite. Edifici coloniali, balconi colorati,  Le mura inca hanno quella tessitura buffa che sembra disegnata da un fumettista: pietre con tanti lati e un po’ bombate, sembrano morbide, eppure sono così solide e antiche. E calde, per tutto il sole della giornata. Quando scende il buio, la città si illumina a poco a poco, con piccole luci gialle che punteggiano la conca: più che un presepe, sembra un cielo stellato.

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13 agosto // La periferia di Cusco, per quanto sgarruppata, ha un’aria più autentica: i bambini vanno a scuola con le loro uniformi ben sistemate – il vestito buono! -, mentre anche qui i cani randagi dormono a lato della strada o rovistano nell’immondizia. Uscendo dalla città, compaiono gli eucalipti, con il loro lungo tronco nudo e le foglie argentate che si illuminano con il vento. La Valle Sacra è un immenso altopiano asciutto, dove l’erba è corta e fitta. Ogni tanto una cascina, o un piccolo gruppo di case, o una fabbrica di mattoni di terra.

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La prima tappa è Chinchero, un villaggetto sorto accanto a terrazzamenti inca affacciati su uno strapiombo: le pietrone con cui sono costruiti mi sorprenderanno sempre. Arrampicandosi sulle scalette di mattoni rossi, si arriva alla piazza della chiesa, un grande prato in realtà, dove si tiene un mercatino dell’artigianato. In un cortile lì vicino, un gruppo di donne mostra le tecniche di tintura naturale e tessitura della lana di alpaca secondo le tradizioni locali.

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Maras è un altro villaggio della sierra, polveroso e apparentemente poco abitato; lo si attraversa per arrivare a Moray, un sito archeologico inca spettacolare: è costituito da tre profonde depressioni di forma circolare completamente terrazzate; la più grande ha sette cerchi concentrici ed è impressionante la sua perfezione geometrica. Pare che fosse un centro di sperimentazione agricola.

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Si passa di nuovo da Maras per raggiungere Salinas: centinaia di vasche bianche incrostate di sale che si inseguono lungo la valle in cui sono incastonate. Le saline, vecchie di quattrocento anni, funzionano ancora normalmente, nonostante i turisti che camminano in equilibrio precario sui bordi delle vasche.

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Il paese in fondo alla Valle Sacra è Ollantaytambo. Il suo impianto, ci dicono, è ancora quello inca, caratterizzato da un sistema complesso di piccoli canali che portano l’acqua davanti a ogni porta. Mura di pietre buffe e porte trapezoidali, cortili pieni di roba, cani a guardia del bucato steso, luoghi di ritrovo bui e fumosi; per le strade si sente l’odore affumicato delle stufe a legna. Sulla parete rocciosa oltre il torrente, si staglia una maestosa fortezza tutta a terrazze, luogo di una delle poche vittorie degli inca contro i conquistadores.

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È qui che aspettiamo il treno per Macchu Picchu. Presso la stazione, una serie di bancarelle tappate di mercanzia offre cioccolata calda e pannocchie bollite, preparate sul posto in pentoloni ben poco invitanti, mentre i mototaxi impazziti fanno la spola su e giù dal paese, decorati con le immagini più strambe: dalle invocazioni religiose, alle effigi di Che Guevara e Batman.

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