Perù #7 | Intorno a Cusco


15 agosto // Il giro dei siti inca nei dintorni di Cusco è facile da organizzare da soli: basta prendere un taxi in Plaza de Armas e farsi portare a Tambo Machay, lontano una decina di chilometri, e poi si scende a piedi, con una passeggiata in discesa facile facile. Facile facile se il giorno prima non ti sei distrutto i polpacci sulle scalette che scendono da Macchu Picchu, ma, insomma, ci siamo capiti.

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A Tambo Machay sgorga una sorgente sotterranea che è stata incanalata per creare fontane, di cui non si conosce l’esatta funzione, ma che sono molto suggestive nella loro apparente semplicità. Da lì, in cinque minuti, si arriva a Puka Pukara, una fortezza in blocchi di pietra rossa che domina tutta la valle. La strada scende poi verso Quenqo attraversando piccoli gruppi di case di terra. Per non stare sull’asfalto, ci si può inoltrare nei prati e raggiungere il tempio della luna.

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È qui che veniamo adottati da una cagnetta che ci segue a lungo e si assicura che stiamo sempre tutti vicini, come se fossimo il suo piccolo gregge. La roccia di Salapunco è un luogo che non sempre viene segnalato dalle guide – sulla Lonely Planet non c’è, sulla Rough Guide sì – ma che più di altri vale la pena (e anche una puntura d’ape, nel mio caso). Fuori dai percorsi più turistici, il tempio della luna scavato all’interno della roccia è ancora utilizzato per i riti sciamanici. Si può entrare, ma solo scalzi, scendendo qualche gradino di pietra fredda. All’ingresso le decorazioni scolpite raffigurano i tre animali sacri: condor, puma e serpente, rispettivamente il cielo, la terra e l’aldilà. Dentro, un altare a forma di mezza luna, illuminato dalla luce naturale di un foro in alto; in certe speciali notti dell’anno, i raggi lunari entrano nel tempio, da quel foro, ed è in quei momenti che vengono praticati i riti.

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Scendendo ancora verso Cusco, si incontra il sito di Quenqo, una roccia cerimoniale scavata da un labirinto che conduce a una sala per i sacrifici propiziatori. Dopo un altro bel pezzo a piedi fra gli eucalipti, arriviamo alla fortezza di Sacsaywaman, le cui mura ciclopiche sono davvero incredibili: costruite con pietre mastodontiche che si dispiegano a zigzag su tre terrazzamenti paralleli.

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Una stradina lastricata, poi, scende giù ripida verso Plazoleta de las Nazarenas. Qui visitiamo il Museo de Arte Precolombino, che ospita una fantastica raccolta di reperti archeologici di epoca preincaica – vasi, per lo più – dalle forme più bizzarre.

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La giornata si conclude con una cena tipica a base di cuy – la cavia peruviana altrimenti detta porcellino d’India, l’altro essere più fluffy del pianeta dopo l’alpaca – di cui per ora vi risparmio la foto. Cucinato al forno, viene servito tutto intero, su un letto di verdura, un cappellino di pomodoro e un peperoncino in bocca. L’aspetto è quello di un topo, un topo che poi sa di coniglio, ma il coniglio è più buono…

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