Febbraio, diario 2/12


Tanto per cominciare, febbraio ha alternato splendide giornate di sole a orribili giornate di pioggia; ma è stato democratico nello sparpagliarle a caso tra weekend e giorni lavorativi. Se solo avesse fatto un poco più freddo, ci sarebbe stata tanta tanta tanta neve! Intanto, le giornate hanno cominciato ad allungarsi e la sera è più luminosa.

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Ma smettiamola di parlar del tempo. E non dirò neanche che febbraio è stato un mese buono anche dal punto di vista dei progetti lavorativi, perché sono cose noiose che interessano soltanto me. Sul versante sociale, culturale, ludico, etc, invece, ci sono delle cose interessanti da raccontare; a partire dal fatto che ho visto degli amici, che non vedevo da molto tempo, che hanno viaggiato per altri continenti e sono tornati con tante storie. E ho passato anche più tempo con mia nonna, che, nonostante sembri sempre più piccola alla soglia dei suoi novant’anni, anche lei ha sempre delle storie per me, sempre che si abbia il tempo di aspettare che prima si sia lamentata di tutti i suoi malanni.

Poi la solita decina di film al cinema, tra i quali A proposito di Davis – che è finito proprio nel momento in cui mi sembrava ingranasse – e Moonrise Kingdom – che mi ero malauguratamente persa l’anno scorso. Ma nel frattempo, sono caduta nel gorgo di Homeland, la serie tv, quella sul terrorismo, fino a guardarne due, tre puntate a sera, maledicendomi la mattina successiva. Ora è finita, e io sono guarita. Come se non bastasse, un amico ha allestito una fantastica sala cinema in casa sua, e ha organizzato un cena+cine al quale partecipa un sacco di gente simpatica: quest’abitudine è appena cominciata.

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A proposito di cena, una sera ho provato a fare una zuppa con il verde di un mazzo di carote fresche. Sembrava così bello che ho pensato: perché buttarlo? Allora l’ho lessato insieme a una carota e a una patata, e alla fine ho frullato tutto insieme. Sapeva di erba, con un vago retrogusto di carota. L’ho migliorato con della feta e dei crostini, ma direi che l’esperimento può ritenersi concluso. Peccato, mi ero sentita molto furba! E poi, ho comprato la composta di azuki, i fagioli giapponesi, per provare a fare un dolce, ma è ancora lì, in bella vista sul piano della cucina.

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Un esperimento che mi è piaciuto davvero tanto è stato la mostra di Alfredo Jaar, Abbiamo amato tanto la rivoluzione, alla Fondazione Merz. Immaginate uno spazio grande, non immenso, ma grande, e alto, diciamo dieci metri. Il pavimento è tutto ricoperto di vetri e specchi rotti, così tanti da formare uno spesso strato sul quale camminare, illuminato solo dai neon bianchi e rossi. I passi sono sonori e più lenti, mentre il fischio scomposto di un clarinetto suonato male dà un effetto totalmente straniante.

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E poi i panorami di febbraio, che hanno spaziato dalle montagne, in una giornata di sole limpido e aria gelida, alle colline morbide ricoperte di vigne, alle risaie in attesa di essere seminate di nuovo. Infine, il giardino di casa, che ho frequentato un poco più spesso, con gran gioia della mia famiglia, bestiole incluse.

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