il Deccan #1 / Tirukalikundram, Kanchipuram e Mahabalipuram


“Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. È sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno. In India si è diversi che altrove. Si provano altre emozioni. In India si pensano altri pensieri. In India ci si adatta, si accetta, e presto si entra in quella logica per cui niente è davvero drammatico, niente è terribilmente importante.” Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra

Nel primo impatto con l’India si è frastornati da tutto: persone, colori, oggetti, figure, musiche, suoni, rumori, odori, profumi. Tutto è così diverso che è difficile orientarsi, trovare un punto di riferimento cui appigliarsi per provare a capire e spiegare. Si intuisce in fretta che non è possibile razionalizzare l’India e che, oltre alle mille mila curiosità, non ha alcun senso farsi domande; ne rimarrà solo una che presto comincerà a risuonare nella testa: perché no?

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Questo viaggio nel Deccan, il sud dell’India, comincia sulle strade del Tamil Nadu, sotto a un cielo bianco di calore. Dal finestrino, osservo le case che si alternano velocemente: dalla palazzina candida con le colonne e i capitelli, alla baracca coperta di foglie di banano e teli di plastica. I ragazzini vanno a scuola impeccabili nelle loro uniformi, camminando per chissà quanto tra l’immondizia, le mucche e i motorini impazziti. A Tirukalikundram le abitazioni sono colorati cubi di cemento armato e baracche di legno, c’è una grande vasca sacra, e, in punta alla collina, un tempio dedicato a Shiva, dipinto con  le tipiche righe bianche e rosse. Donne in sari o in salwar kamiz, uomini in lungi, i sadhu vestiti d’arancione con le collane di rudraksha: un po’ per volta si mette insieme anche il vocabolario. Motorini che trasportano indifferentemente una, due, tre, quattro persone. E gli animali caratteristici delle strade del Deccan: mucche magre, cani sonnacchiosi tutti uguali, scimmie dall’aria cattiva. Nel Vedagiriswarar mandir, dopo una lunga scalinata di ascesa e purificazione, assisto a una puja, una cerimonia induista: nel cuore buio e umido del tempio, in cambio di un’offerta a Shiva, il sacerdote con le sue preghiere prepara un piattino di polvere rossa e cenere sacra e, con il pollice, mi traccia la benedizione di Shiva sulla fronte, la prima di una lunga serie.

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Più a ovest, Kanchipuram è considerata una delle sette città sacre indù: si dice che il tempio centrale, l’Ekambareshvara mandir, sia una delle cinque dimore di Shiva. I grandi templi del Deccan ospitano una moltitudine di persone: c’è chi prega, chi medita, chi officia le cerimonie, chi suona, chi intreccia collane di fiori, chi riempie le candele con il ghee, il burro chiarificato, chi prepara del cibo, chi mangia, chi dorme, chi pulisce, chi vende oggetti, chi si offre come guida ai turisti, chi custodisce le scarpe. Una delle prime cose da imparare in India è camminare scalzi: nei luoghi sacri non si può entrare con le scarpe, ma solitamente la pietra del pavimento viene spazzata con tutta la cura che non viene applicata altrove.

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Per pranzo, mi consigliano di provare il dosa, tipicamente south indian, una specie di grande crêpe un po’ secca, ripiena di patate, cavolo e piselli. Non sono previste posate: si usa il dosa per pinzare il ripieno e intingerlo nel sambar, il brodo, e poi nei vari chutney di cocco, coriandolo e peperoncino. Mi godo il pasto con curiosità e soddisfazione, nonostante il gelo polare dell’aria condizionata.

Kanchipuram è famosa anche per la produzione di stoffe. Sono molte le tessiture che si possono visitare ed è molto divertente fermarsi nei negozi, guardare tutte le coloratissime stoffe e farsi avvolgere negli svariati metri di un sari da un gruppo di signore festanti.

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La sera, sulla spiaggia di Mamallapuram, rimango ad osservare i pescatori che preparano le barche di legno colorato in secca, mentre gruppo di cani gioca sulla riva. Le onde del golfo del Bengala si sollevano piccole e avvolgenti, e una lieve foschia appanna la vista delle rovine di un tempio.

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5 pensieri su “il Deccan #1 / Tirukalikundram, Kanchipuram e Mahabalipuram

  1. Emma, l’inizio del tuo viaggio in India è quantomai promettente. Molto bello. Ogni fotografia è un invito…se dovessi dar retta alla mia curiosità dovrei farti cento domande. Ma forse è meglio che mi faccia anch’io un viaggetto da quelle parti! Vedendo sulla cartina la spezzata del tuo percorso posso immaginare che ci regalerai molte di queste affascinanti tappe di viaggio.
    Grazie/1

  2. Antonello, se puoi, dovresti proprio andare da quelle parti! L’India è un posto davvero magico e spero di poter rendere un minimo l’idea con i miei racconti.

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