il Deccan #4 / Tiruvannamalai


Dopo Kanchipuram e Chidambaram, il viaggio per le città sacre dell’induismo prosegue con l’arrivo a Tiruvannamalai, dopo aver attraversato la pianura rurale, fra i villaggi di capanne di foglie e le coltivazioni di anacardi.
Al mattino, provo la colazione indiana, a base di idli con sambar e chutney di cocco, ovvero palline di lenticchie fermentate e farina di riso cotte al vapore: se non sono gonfiate abbastanza durante la cottura, è sicuro che gonfieranno ancora un po’ nello stomaco…
Tiruvannamalai sorge ai piedi di un monte sacro, l’Arunachala, e ospita diversi ashram. Gli ashram sono città nelle città, luoghi di pace e ordine straordinari, in confronto all’inferno che c’è fuori. Vi si può entrare liberamente, l’importante è comportarsi rispettosamente e togliersi le scarpe all’ingresso. Le persone vanno e vengono intente nei loro lavori, oppure meditano nella grande sala centrale. Due signore indiane mi chiedono di fotografarle, solo per il gusto di guardarsi un momento nel display della macchina fotografica. Sono molti gli occidentali che passano dei periodi negli ashram e, come tutti gli altri, partecipano alle attività, compresa quella di servire il pranzo al resto della comunità e ai poveri. Appena fuori dall’ashram, infatti, si riunisce una piccola folla di mendicanti e di sadu, i santoni con le vesti arancioni, la barba lunga, il viso segnato e gli occhi acquosi.

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Il pomeriggio passa tra le viuzze del mercato, intorno all’Annamalaiyar Temple, l’enorme tempio centrale. L’aria è molto calda e il sole brucia. La folla e i clacson non danno tregua. Ci si mettono pure le scimmie, che girano per la città in cerca di cibo: le ho viste strappare dalle mani sacchetti e borse e fuggire velocissime.

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Con una buona dose di fiducia, affido le mie scarpe ad una bambina fuori dal tempio e, nonostante la pietra sia ustionante, guadagno un rifugio attraversando il gopuram principale, cinto da un ponteggio di legnetti tanto grande quanto improbabile.
Fra i colonnati anneriti, l’odore del ghee è molto forte: da quello che riesco a capire, è in corso una cerimonia speciale e le candele accese sono tantissime.

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Intorno all’Arunachala, un percorso sacro di 14 chilometri si snoda tra templi e tempietti, dove sono conservati e venerati sette lingam, rappresentazioni astratte di Shiva. Durante i pleniluni, questa via sacra, chiamata Girivalam, è invasa da centinaia di migliaia di pellegrini che la percorrono a piedi. Nei mesi di novembre e dicembre, il numero dei pellegrini sale oltre il milione, quando in cima alla montagna viene accesa una grande lampada di ghee, visibile a chilometri di distanza.

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3 pensieri su “il Deccan #4 / Tiruvannamalai

  1. Scorro le tue fotografie e ascolto la prima impressione che mi suscitano:
    – Il guru con turbante arancio è così accorto da lasciare i suoi sandali di sotto nonostante il posto non sembri tra i più puliti;
    – Le due scimmie ai rubinetti della vasca…sembrano i padroni dell’acqua. Forse per permettere agli umani di bere chiedono un pagamento…
    – La vacca sacra ha fatto una bella scorta di cibo nei sacchi impilati davanti all’ingresso;
    – La donna con i mattoni sulla testa è sicuramente un’equilibrista del circo di Bombay, non gliene cade uno;
    – Il cane sulla scala deve essere acciaccato: ha poggiato la stampella sul corrimano e si concede un sonnellino;
    – La scimmia sul tetto porta il suo piccolo a passeggio e non ha bisogno di indossare il marsupio;
    – I tre “splendenti” ventilatori senza ventola esposti all’ingresso del negozio sono la dimostrazione che nell’era digitale si può vendere qualunque cosa purché sia immateriale;
    – Il venditore di banane morirà di fame…per la sua merce, prima di essere commestibile, dovranno passare almeno tre mesi;
    – Una moltitudine di persone aspetta tranquilla a ridosso di una piccola centrale elettrica piena di fili elettrici da tutte le parti;
    – E infine gli scooter e i taxi che spuntano dappertutto: nelle strade, nelle piazze, tra le bancarelle, dentro le case, nei campi, nei templi, sui tetti…per fortuna sembrano tutti della Piaggio!
    Bene. Anch’io ho fatto il mio piccolo viaggio!
    Grazie Emma.

  2. Mi piacciono sempre le interpretazioni che dai alle mie fotografie, in particolare, questa volta, quella sui ventilatori senza ventola😉
    Felice di averti fatto viaggiare!

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