Mexico #7 | Tepoztlán

Tepoztlán ha il titolo di pueblo magico, come San Miguel de Allende, ma con un’aria decisamente più scalcagnata e autentica. Poco a sud ovest di Città del Messico, il villaggio si trova incastonato tra le pareti di rocce rotte del Tepozteco, ed è considerato un luogo mistico colmo di energia creativa. Il monastero domenicano si erge sopra alle tende colorate del mercato, con le sue mura di fortezza. Rispetto all’altopiano, la vegetazione è abbondante e rigogliosa e la temperatura decisamente più elevata, tanto da provare fastidio per i jeans addosso, come in quelle giornate in cui improvvisamente scoppia la primavera e ogni indumento diventa soffocante. Per fortuna, qui si serve la Tepoznieve, una granita molto asciutta, davvero simile alla neve; fra i mille gusti proposti, io l’ho provata tamarindo y jicama con chile: granita piccante, dovevo assaggiarla. Sempre in tema gastronomico, non ho potuto non sperimentare le tostadas con chapulines, tartine di grilli piccoli piccoli croccanti e salati: nonostante la diffidenza iniziale, nel vederli inermi con tutte le loro zampette, li ho gustati con soddisfazione.

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Messico #6 | Le piramidi di Teotihuacan e gli Atlanti di Tula (per non parlare delle larve)

È solo uscendo dal centro che si percepisce l’enormità di Città del Messico quando, dalle autostrade multipiano, si iniziano a scorgere i sobborghi di fittissimi cubetti di cemento che si stendono a perdita d’occhio sulle colline circostanti.

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A mezz’ora di distanza, Teotihuacan è una pianura assolata e ardente, anche di primo mattino. Camminiamo a lungo sulla Calzada de los Muertos, mentre una guida ingaggiata sul posto ci racconta quanto è noto delle vicissitudini di questa antica città. Poco alla volta ci rendiamo conto di quanto le piramidi siano immense. Arrampicarsi su quella più grande, la Piramide del Sole, toglie il fiato: un po’ per l’emozione della vista sull’intero complesso, un po’ per gli scherzi dell’altitudine. Qui è facile dimenticarsi di essere a duemilacinquecento metri, fino a che non si fa un minimo sforzo. Liberamente, poi, decidiamo di perderci tra le sterpaglie per fare il giro attorno alla Piramide della Luna e guardarla da un altro punto di vista.

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La pausa pranzo vede la degustazione di un’altra specialità del luogo: escamoles o insetti caviale. Questo piatto, che risale alla tradizione azteca, consiste in una spadellata di larve di formica saltate con burro, cipolla e spezie, da aggiungere ai tacos. L’aspetto è quello dei pinoli, il gusto è un po’ tostato, ma la consistenza è morbida. Erano buone, devo ammettere, ma senza troppo entusiasmo.

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Più a nord, seguendo strade non del tutto rassicuranti, si trova il sito archeologico di Tula. Qui, in cima a una piccola piramide, si trovano quattro statue di quasi cinque metri di altezza, raffiguranti i guerrieri toltechi, con tanto di armi e scudi.
Fuori dai percorsi più turistici, mi ero imbattuta in questi personaggi in modo del tutto casuale su internet, prima di partire, e ho insistito con i miei compagni di viaggio per andare a vederli. Solo quando ho inviato una foto a mia madre, ho scoperto che gli Atlanti di Tula erano già legati alla storia della mia famiglia da una statuetta, portata in dono ai miei genitori quando aspettavano che io arrivassi. Nessuno sapeva che cosa fossero, né dove stessero precisamente, ma doveva succedere che io li incontrassi prima o poi.

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Messico #5 | Chapultepec

L’immenso parco nel cuore di Città del Messico, più che un parco, osservandolo dalla cima della collina dove sorge il castello, sembra una foresta: non a caso è chiamato Bosque de Chapultepec (letteralmente, il bosco della montagna dei grilli). Di domenica, una moltitudine di persone in cerca di svago si riversa sui viali: tengono al guinzaglio cani e bambini, prendono gelati e zucchero filato dai brillanti colori chimici o scrocchiano patatine e ignoto cibo da strada cosparsi di pepe e succo di lime, si infilano il giubbotto salvagente per navigare in pedalò sulle perigliose acque del laghetto, si rilassano sull’erba o sui comodi divanetti dei padiglioni che ospitano ricche librerie, fanno evoluzioni sui rollerblade al cospetto delle colonne dei Niños Héroes, assistono alla danza dei Voladores che al suono di un flauto volteggiano sospesi lanciandosi da un palo alto trenta metri. Ripensando a quel giorno, provo fitte di nostalgia per i tacos del Fogoncito, un posticino rustico nelle vie di Polanco, subito a nord del parco, e per quel margarita tamarindo e peperoncino sorseggiato riposando i piedi sulla voce vellutata di una cantante folk.

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Messico #4 | I musei di Mexico DF

Per tutto il mondo è Città del Messico, per gli autoctoni è Mexico DF o anche solo DF. Ed è straordinaria, pur con le sue contraddizioni; partirei immediatamente per tornarci. Tra tutte le cose che mi hanno colpito, voglio soffermarmi su tre musei spettacolari: immersi nell’immenso parco urbano di Chapultepec, il Museo Nacional de Antropología, il Museo Rufino Tamayo e il Museo de Arte Moderno sono gioielli a cui ho dedicato una giornata di entusiasmo.

Il Museo Nacional de Antropología, con la collezione di arte precolombiana più vasta al mondo, racconta la storia delle tante popolazioni che abitavano il Messico: Aztechi e Maya sono i più famosi. Ci sono meraviglie in pietra, ossidiana, osso, conchiglie e pietre dure, realizzate con fervida immaginazione e raffinatissima capacità. La Piedra del Sol, con la sua mole di 3 metri di diametro, è collocata al posto d’onore a metà del percorso.

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Il Museo Rufino Tamayo è un basso edificio moderno tutto spigoli, in calcestruzzo grossolano e fitto parquet bianco. Ospita esposizioni di arte contemporanea. In quel periodo c’era Yayoi Kusama in mostra; purtroppo, una coda chilometrica mi ha impedito di vedere le sue opere con tutti quei pallini.

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Il Museo de Arte Moderno è forse quello che mi ha stupito di più. Questo piccolo edificio acquattato nel Bosque di Chapultepec espone i maggiori artisti messicani della prima metà del Novecento: sotto le cupole translucide, sui muri squillanti dipinti dei tradizionali rosso, verde e giallo, risaltano ancora di più le opere di Frida Kahlo, Diego Rivera e dei loro contemporanei.

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Messico #3 | San Miguel de Allende

San Miguel de Allende è una di quelle cittadine chiamate Pueblos Mágicos, che conservano le caratteristiche tipiche di quella idea romantica che abbiamo del Messico. Architettura coloniale, strade lastricate di pietra, casette rosse e gialle, cactus di ogni dimensione, negozi di antiquariato religioso, stampe di calaveras colorate, vasi a forma di ananas, ragazze con lunghi capelli lucidi e coroncine di fiori, piñatas colorate appese ai balconi, il papel picado che sventola nelle vie. Nel mantenere vive la cultura e le tradizioni tipicamente messicane, in modo forse un po’ artificioso a volte, San Miguel de Allende attira un tipo di turismo piuttosto ricco, che si aggira tra le gallerie d’arte e i negozi di artigianato dell’argento, che si attarda a pranzare all’ombra nei patii, o la sera, sulle terrazze, alla luce delle lanterne di carta, a bere michelada, birra mescolata con il succo di lime, sale, qualche salsa speziata e l’immancabile peperoncino.

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Messico #2 | Guanajuato

Siamo arrivati a Guanajuato con il buio la sera del 25 dicembre. Cercando l’albergo, abbiamo preso una strada che si inerpicava sulla collina fra le case fitte fitte, portandoci sempre più lontano dal centro città. Sapevamo benissimo di aver sbagliato, ma non avevamo altra possibilità che proseguire, fino a che la strada non fosse stata abbastanza larga da permetterci di invertire la rotta. Un po’ per volta, ho sentito il nostro ospite, alla guida della sua auto, innervosirsi per il rischio di finire in quartieri pericolosi. Ci ha raccontato di come avvengono le rapine: una persona apparentemente innocua fa da vedetta e informa gli uomini armati che aspettano più avanti e accerchiano le macchine. Non avevo reale percezione di pericolo, ma il suo timore era palpabile. Arrivati al bivio con la Calle del Infierno, che scendeva buia attraverso la vegetazione, abbiamo preferito tornare indietro dalla via appena percorsa. La cena in hotel ci ha rilassato e ritemprato dalla stanchezza del viaggio: sopa de tortillas e ottime quesadillas con fiori di zucca e funghi tipici, chiamati huitlacoches.

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Vista dall’alto, dal monumento dedicato a El Pípila (l’equivalente del Pietro Micca locale), Guanajuato appare come una distesa di casette colorate sorte fra le pendici di una stretta valle. Le auto viaggiano per lo più nell’affascinante sistema di tunnel intricatissimi scavati anticamente da fiumi sotterranei. Ricchi palazzi coloniali, chiese dalle cupole rosse, il maestoso edificio dell’università, la fortezza scontrosa dell’Alhóndigas, i teatri, le gellerie d’arte, la casa museo di Diego Rivera, rendono piacevole camminare per le vie acciottolate.

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La pausa pranzo al sole, nel dehors del ristorante Escarola Ecofin, mi ha permesso di continuare la sperimentazione della vera cucina messicana: taco con fagioli e napales, le foglie dei cactus, proprio quel cactus della bandiera.

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Messico #1 | Natale

Una delle fortune più grandi che mi è capitata ultimamente, è stata quella di essere invitata a passare la settimana fra Natale e Capodanno a Città del Messico, ospite di un amico di un’amica.

La prima cosa che ricorderò di questa esperienza sarà la sera della Vigilia ospiti della famiglia messicana: reduce dal viaggio totalmente insonne, ho aperto le danze al Pictionary tradizionale cercando di far indovinare l’Odissea alla mia squadra di sconosciuti. Poi, con la testa pesante e gli occhi che cercavano di rotolare fuori dalle orbite, davanti ad un’ottima insalata con mirtilli secchi e pinoli e a un filetto di baccalà al forno cucinato in maniera inedita, ho intrattenuto una conversazione sull’urbanistica di Torino con il nonno, in una lingua che non mi appartiene granché.

Il mattino di Natale mi sono svegliata al suono di uccelli mai sentiti. Aveva piovuto tutto il giorno prima e tutta la notte e il cielo era di un azzurro rarissimo. Le strade gigantesche erano deserte, i negozi chiusi e pochi ristoranti aperti. Dalla terrazza di un ristorante osservo la piazza principale, mentre mi confronto con il primo assaggio di cucina messicana tradizionale: il chilaquile, un piatto di totopos (le classiche tortillas triangolari e croccanti) ricoperti di mole verde piccante, purea di fagioli, panna acida e formaggio morbido grattugiato, per un pranzo natalizio di un certo livello calorico.
Il centro città si è popolato poco per volta: il mattino di Natale è consacrato al Recalentado, per riprendersi dai festeggiamenti della Vigilia, ma a mezzogiorno, l’enorme pista di pattinaggio sul ghiaccio di fronte alla Cattedrale era gremita di persone.

Camminando per le vie di El Zocalo, il cuore della città, si percepisce un vago senso di mal di mare: gli edifici sono quasi tutti storti. La leggenda vuole che il dio Sole avesse ordinato alla popolazione azteca di fondare una nuova città nel luogo in cui avessero incontrato un’aquila con un serpente tra gli artigli posarsi su un cactus nopal; e questo avvenne su un isolotto. In pratica, Città del Messico è sorta sul letto di un lago e affonda di 10 cm ogni anno. Il peso delle costruzioni e l’intensa attività sismica danno origine a questo straniante risultato.

il cinema Bianchini_Messico_1 (4)El Ángel de la Independencia

il cinema Bianchini_Messico_1 (3) il cinema Bianchini_Messico_1 (26) il cinema Bianchini_Messico_1 (6)Palacio de Bellas Artes

il cinema Bianchini_Messico_1 (25)il cinema Bianchini_Messico_1 (10)Torre Latino Americana

il cinema Bianchini_Messico_1 (11) il cinema Bianchini_Messico_1 (9) il cinema Bianchini_Messico_1 (7)Casa de los Azulejos

il cinema Bianchini_Messico_1 (17) il cinema Bianchini_Messico_1 (15) il cinema Bianchini_Messico_1 (19) il cinema Bianchini_Messico_1 (18)Calle Moneda e Templo de Santa Inés

il cinema Bianchini_Messico_1 (13)il cinema Bianchini_Messico_1 (8) il cinema Bianchini_Messico_1 (16) il cinema Bianchini_Messico_1 (20) il cinema Bianchini_Messico_1 (14)il cinema Bianchini_Messico_1 (21) il cinema Bianchini_Messico_1 (22)El Zocalo, la Catedral Metropolitana de la Asunción de la Santísima Virgen María e il Sagrario.