Everyday life, week 52

Duemilaequindici: i ciottoli che rimbalzano sull’acqua, il grido dei gabbiani e il profumo del sale, la malinconia della nebbia, il vento che sa di bucato, i passi che affondano nella neve, il vino rosso e i chiodi di garofano, le antiche fotografie di famiglia, le diverse declinazioni del pranzo domenicale, la salita di pietre, l’oscurità di nuovi spazi dell’anima, gli ospiti speciali, la dolcezza delle conferme, i piedi nudi, i pipistrelli al tramonto, la musica elettronica e le storie che escono dai libri, il mistero dei cortili, la fretta delle settimane, il conforto del cioccolato, il cielo nelle pozzanghere, la delicatezza delle carezze sugli occhi, la curiosità entomologica, il rumore di una coperta strappata con i denti, la bottiglia di bolle di sapone, l’allegria delle strisce colorate, il pic nic sull’erba appena umida, l’affetto speciale delle bestioline di casa, l’acchiappasogni del ragno, le passeggiate rifugio, lo svago meraviglioso e destabilizzante, le crepe e i fiori, i fantasmi insonni, la liquida sensazione del respiro, la libertà di ballare fra la folla, il miraggio delle ciminiere, la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, i magici scherzi dell’entropia, le pedalate di chi non trova pace, i giorni in apnea, la mente come una finestra spalancata, il viaggio dello spirito, gli equilibri millenari, i castelli di sabbia, la polvere rossastra sulla fronte, la durezza di immagini prevedibili, le nuove consapevolezze, i pochi buoni propositi e il lavoro faticoso, il palato goduto, il silenzio assonnato di alcune vie, l’esplosione chiassosa del mercato, la semplicità taumaturgica di una crosta di pane, l’abisso glicemico delle undici e mezza, le vigne fiorite di foglie rosse, l’impazienza dell’attesa, l’infinito autunno della speranza, i prati fioriti sott’acqua, il calore dell’unica finestra illuminata, il fedele abbraccio di un sacchetto di noccioli bollenti, il dolore di un tatuaggio invisibile, la strenua ricerca di un equilibrio tra centratura e fuga.

 

Everyday life, week 51

La luce lieve e lattiginosa nell’ennesima mattina di nebbia. Il cielo nero così presto. Le ombre lunghe del primo pomeriggio. È il solstizio d’inverno. Ma vi siete accorti che ora le giornate si stanno allungando?
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Everyday life, week 50

Se ci fosse la neve, almeno sulle montagne, riconosceremmo l’inverno. L’aria densa di nebbia e di polvere immobile ci costringe sospesi in una non stagione di giornate di sole e temperature miti. Apparentemente piacevole. Eppure sono convinta che una ventata di ghiaccio sia necessaria per rianimare i tizzoni sotto la cenere e dare a questo piccolo fuoco nuovo vigore.

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Everyday life, week 49

Torino al buio ci ricorda che non sempre le giornate più corte sono meno ricche delle lunghe ore di luce dell’estate; anzi, è al buio che ci accorgiamo di quanto la luce sia brillante.

La sinagoga, che in tanti scambiano per moschea, da una prospettiva insolita: nuovi luoghi hanno questa vista speciale. Le costellazioni d’artista che punteggiano via Roma, anche quando la nebbia e lo smog impediscono di vedere il cielo. Le immagini blu di Boris Mikhailov, affilate e fredde, in un nuovo benvenuto centro dedicato alla fotografia. L’apertura straordinaria di Palazzo Reale, che non avevo mai visto (e per questo sono stata molto sgridata): una declinazione impossibile di sabaudità e barocco, mai due termini sono stati più antitetici. La Mole Antonelliana nascosta dall’umidità, che da fredda e fastidiosa, si fa magica e incantevole.

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Everyday life, week 48

Una tenda d’edera, come piacerebbe a me. Il sorriso del Ruché sulla tovaglia. La doppia prospettiva notturna di piazza Vittorio. Un’altra passeggiata sull’assolata spianata dei Murazzi e poi fin su al Monte dei Cappuccini, a guardare la mongolfiera del Balon che sorge come una luna piena davanti alle montagne.

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Everyday life, week 47

I prati fioriti nascosti sott’acqua, scoperti mentre provavo l’obiettivo nuovo ai Murazzi del Po. La luna sospesa sul Conservatorio, e il cielo che attraversa le finestre. Una luce solitaria sul sagrato, che scalda più di una facciata illuminata per intero. Un lampione riflesso nella pozzanghera, proprio lì dove il mio telefono è caduto frantumandosi. Una ruota panoramica estemporanea ai giardini Cavour, con tanto di lucine colorate, e le foglie ancora gialle del ginko.

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