Christmas is a state of mind, part 4

I giorni prima di Natale sono quelli più frenetici, quelli in cui lo spirito natalizio si perde e lascia il posto all’ansia: controllare di avere tutti i regali, fare i pacchetti, scrivere i biglietti, telefonare, andare a trovare qualche parente; parallelamente, cercare di studiare, andare in studio, e tenere a bada i nervosismi suscitati da tutto questo.
Poi, il 24 mi alzo, sapendo che dovrò passare tutta la giornata in cucina con la mamma ed Elisa per preparare il pranzo del giorno dopo. Mettiamo su un disco, un vecchissimo LP di Natale che crei atmosfera, e finalmente la tensione si allenta. Tutto procede liscio: lo spirito natalizio fa di nuovo capolino. Ultime visite di amici e parenti, e viene il momento di andare alla Messa di Mezzanotte, che non è tanto una faccenda religiosa, quanto una scusa per riunirsi con il resto del paese e consumare panettone e vin brulé offerti dagli alpini. Abbracci, baci e primi scambi di regali.
Il mattino di Natale ci alziamo presto, emozionate come quando eravamo piccole, per spacchettare i regali con mamma e papà. Quanta gioia nel sapere che apprezzano i nostri doni! Lasciamo tutto sotto l’albero in una nuvola di carta e nastri e andiamo a preparare le ultime cosine, in attesa che arrivino i nonni e gli altri (età media degli invitati 80 anni: dai 95 di uno zio, ai 60 di una cugina…). E il giorno di Natale passa rapido com’è tipico di tutte le feste: si sta insieme, si mangia, si chiacchiera.
Così in un batter d’occhio ci si trova a Santo Stefano, tranquilli, rilassati e sotto una montagna di neve. E a me la neve mette allegria.

Christmas is a state of mind, part 3

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Per Aran – il mio gatto – il Natale non è uno stato mentale, ma un dato di fatto che coincide con l’apertura stagionale del più grande parco giochi che abbia mai visto: l’Albero.
Questa foto è dell’anno scorso, quando l’abbiamo sorpreso riposarsi al sole sui rami del pino, dopo una mattina passata a tirar giù le palline e a farle correre per tutta la casa.

Un elogio per il nostro pino – rigorosamente finto –  in piedi da più di dieci anni, che continua a resistere agli attacchi delle belve domestiche.